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Il vino naturale, una questione di metodo

Logo HuffPost HuffPost 24/02/2021
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Nonostante non esistano normative giuridiche che definiscano e classifichino il vino cosiddetto “naturale” diverse sono le definizioni su questa bevanda.

Qualcuno, in maniera ardita, si spinge a definirne i contorni anche in termini di vinificazione, spingendosi anche a illustrare i motivi e il perché sia più buono rispetto ad altri.

Ma cosa è il vino naturale? E soprattutto, esistono allora vini innaturali, dal momento che appunto esistono quelli naturali?

Non si conoscono, almeno che si sappia, uve che si trasformino da sole in vino in maniera naturale, o viti che si potino in autonomia. Ma si sa, invece, attraverso la voce di autorevoli studiosi il rapporto fra l’uomo e la vite. Fra questi vi è senza dubbio il Professore di viticoltura Attilio Scienza.

Nel suo libro “La stirpe del vino”, l’illustre docente universitario insieme a Serena Imazio, sostiene che “Il processo di domesticazione può essere visto come un rapporto simbiotico fra uomo e pianta: il primo impara a cogliere, apprezzare e coltivare i frutti, mentre la pianta cresce e prospera sotto le cure dell’uomo, adattandosi alle sue esigenze. Decade in questo modo la distinzione fra prodotto di natura (una buona trovata del marketing a supporto dei prodotti biologici!) e prodotto ottenuto tramite la manipolazione umana (…). La presenza di migliaia di vitigni nella viticoltura europea testimonia il contributo essenziale ricoperto dai popoli che le hanno domesticate”.

Da qui si evince chiaramente, con buona pace delle più sofisticate strategie commerciali, che manipolazione umana non vuol dire creare qualcosa di nocivo o di cattiva qualità, ma in questo caso significa intervento sinergico e proficuo uomo natura. Inoltre a proposito di marketing, occorre menzionare l’astuzia di linguaggio da parte dei cugini d’oltralpe.

In Francia hanno regolamentato il vino naturale attraverso un disciplinare di produzione interponendo al nome vino e all’aggettivo naturale il sostantivo metodo.

Geniale. “Vin méthode nature” è la tappa d’arrivo del Sindacato dei vignaioli che si proclamano naturali. Dunque i francesi ne hanno fatto una questione di metodo, non di merito. Il metodo si avvale di un preciso protocollo, come più o meno tutti i disciplinari. In questo caso si prevede che le uve vengano raccolte a mano, che si impieghino lieviti indigeni, e che naturalmente le viti siano certificate in bio, pochissimo utilizzo di solforosa, e via dicendo.

Questo aneddoto fa riflettere non solo sulla querelle di cosa sia buono e naturale, ma sull’importanza delle parole e della loro semantica. Anche nel mondo del vino e del suo linguaggio settoriale.

In Francia avranno pure aggirato l’ostacolo giuridico, è vero, ma se davvero dovesse esistere un vino naturale, di contro, cadrebbe un principio tanto caro quanto importante ai francesi stessi e a tutti i professionisti, esperti, e appassionati del settore. Il principio è il terroir, ciò che non distingue un vino naturale da uno innaturale, e che si lega aderentemente a quanto sopradescritto dal Professore Scienza.

Il terroir, intraducibile in qualsiasi lingua, è la simbiosi che genera qualcosa di unico, la sintesi dell’armonia fra sfumature di un particolare territorio, della sua geologia, del clima, e soprattutto della tradizione, della cultura e del lavoro dell’uomo.

Perché, in fondo, il vino è un prodotto meravigliosamente antropologico. Il vino naturale, invece, solo una questione di metodo.

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