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Piano 35, un esperienza gastronomica a 150 metri nel cielo di Torino

Logo Oggi Oggi 10/11/2017 Redazione web

Torino è una città in trasformazione. Si trasformano le architetture, lo skyline, la forma della città ma anche i contenuti, ciò che la abita e dunque anche l’offerta verso chi ci vive.

Dietro Porta Susa (la seconda stazione ferroviaria della città) si sta plasmando una zona che non è certo periferica, dove il grattacielo Intesa Sanpaolo, progettato da Renzo Piano, ne è l’emblema. Finito di costruire poco più di due anni fa, contiene un ristorante, Piano 35, e un lounge bar gestito da Affida, società del Gruppo CIR food, specializzata nell’alta ristorazione.

UN QUARTIERE CHE CRESCE – Diciamo che la zona Cit Turin, dove sorge il terzo edificio più alto della città dopo il Grattacielo della Regione Piemonte e la Mole Antonelliana, sta prendendo nuova forma. Da poco proprio a fianco sono state inaugurate le OGR, Officine Grandi riparazioni, la più grande fabbrica che riparava treni tramutata da archeologia industriale ad ambiente per mostre d’arte e site specific ma anche ambienti gastronomici come bar, bistrot, ristoranti e tavolone comune, con altre parti della vecchia officina utilizzate da aziende private come General Motors e strutture pubbliche come il Politecnico.

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VISTA MOZZAFIATO - Insomma, zona in fermento ma torniamo al Grattacielo: alto oltre 150 metri, inaugurato ad aprile 2015, ad alta sostenibilità ambientale, con ampio utilizzo di energia rinnovabile e alternativa, promette e mantiene una vista notevole, sulla città e le Alpi che la incorniciano.

DRINK D’ALTA QUOTA – Salendo sull’ascensore e arrivando al 37 piano (in 30 secondi) possiamo (anzi, dobbiamo) iniziare la visita gastronomica al bar di Mirko Turconi, bartender di qualità, apprezzato da molti suoi colleghi e premiato con il Diageo Reserve World Class 2017 (e premiati anche i suoi cocktail). Non più giovanissimo (rispetto alla sua brigata e quella del ristorante due piani sotto) è assai disponibile e cortese. Dopo essere stato circa due anni dietro il bancone del Mag di Milano (uno dei cinque locali top e di tendenza della mixology italiana) torna per motivi personali a Torino e proprio appena tornato riceve l’offerta di venire a gestire e lavorare dietro il bancone del lounge del Piano 35 (che è aperto da maggio 2016) per far conoscere anche ai torinesi l’arte della mixology d’eccellenza. Con i suoi entusiasti ragazzi, racconta a tutti i clienti in maniera sintetica ma utile e curiosa gli elementi cardine del drink scelto. Tra i suoi signature molto rum, Messico (tequila e mezcal) e Torino con i suoi vermuth. Tra tra quelli provati un voto in più va al Smoked aged flower, “un Manhattan invecchiato in un campo di fiori”: ricetta a base di Talisker Storm, Jhonnie Walker black label,Vermouth dopo teatro Cocchi, Sherry Pedro Ximenez, liquore ai fiori di sambuco e rosa, Angostura bitter, ciliegia affumicata al tabacco da pipa.

I blend alcolici e le chiacchiere con Mirko mettono di buon umore e preparano a quella che sarà l’esperienza da Piano 35, due piani sotto e con una vista incredibile sulla città. Prima di entrare consigliamo di fare un giro all’esterno del ristorante odorando e toccando le piante della serra bioclimatica, fiore all’occhiello green dell’intera costruzione. Da qui e dalla terrazza panoramica allo stesso piano gli scorci migliori per rimanere incantati dalla vista a 150 metri dal suolo. Anche la versione by night ha il suo fascino.

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CHEF GIOVANE E UNA MACCHINA BEN OLIATA – Seduti a tavola scegliamo il menù degustazione a 85 euro: 5 portate non bloccate, cioè con la possibilità di personalizzarla, sostituendone una o più portate con quelle a la carte o di altri menù.

Prima di parlare dei piatti due parole su maitre e sommellier, Mirko Feroce, preparato, con una conoscenza dei vini utili soprattutto per stabilire i giusti abbinamenti con i piatti, con etichette anche piccole e non banali che si conoscono per aver girato parecchio e non solo per essersi appoggiati a qualche distributore nazionale. Anche i giovani della sala, attenti, premurosi, mai sussiegosi o formali, con la giusta battuta al momento giusto. Lo chef 31enne Fabio Macrì è entrato in corsa in cucina da circa 6 mesi visto che ha preso il posto di Ivan Milani di cui era sous chef. Fatta la scuola di Pollenzo ed esperienze in Catalogna e dal tristellato inglese The Fat Duck, ha subito messo in pratica le sue idee cambiando il menù. Cucina non troppo concettuale e di ricerca. Buoni abbinamenti con 3, 4 ingredienti, buone presentazioni che non predominano sul gusto e le consistenze (anche quantitative) dei piatti.

Quelli che si ricordano più volentieri sono i plin d’anatra nel brodo di castagne, le tagliatelle scorfano e roquefort, lingua & whisky e lo sformato di patate dal quale fuoriesce il tuorlo d’uovo.

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Unico difetto è la location, un po’ straniante e di non facile accesso. Entrati in ufficio (perché il grattacielo, dal lunedì al venerdì contiene oltre duemila impiegati e business man), la prima persona che si incontra è un poliziotto, si deve prendere un ascensore e le strutture a base di acciaio bianco e cristallo non rende “caloroso” il contesto. Ma ad altri può piacere proprio per questo motivo…

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