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Addio al grande regista Miloš Forman

Logo Coming Soon Coming Soon 14/04/2018 Daniela Catelli

A volte fare il nostro mestiere è davvero brutto. E' bello scrivere dei film che ci piacciono, degli attori e registi che amiamo, fare interviste e dedicare il nostro tempo a parlare di cinema, ma diventa meno piacevole quando sei costretto a dare notizie come queste: cosa si può dire, se non esprimere un grande dispiacere, quando se ne va un gigante come Miloš Forman, su cui oggi i giornali e i siti di tutto il mondo, per un po' dimentichi della situazione terribile in cui ci troviamo, ha sparso e spargerà fiumi d'inchiostro?

Forman è morto ieri, 13 aprile, dopo una breve malattia, in America, dove viveva con la terza moglie Martina, che ha diffuso la notizia attraverso l'agenzia di stampa ceca CTK.

Addio al grande regista Miloš Forman: Morto ieri dopo una breve malattia l'autore 2 volte premio Oscar di capolavori come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus e Man on The Moon. © ComingSoon.it Morto ieri dopo una breve malattia l'autore 2 volte premio Oscar di capolavori come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus e Man on The Moon.

Nato in quella che era allora la Cecoslovacchia, l'8 febbraio 1932, Milos Forman resta orfano quando i nazisti uccidono i suoi genitori, accusati di aver partecipato alla resistenza, nei lager di Buchenwald e Auschwitz e dopo un periodo in un collegio per orfani di guerra, si iscrive all'inizio degli anni Cinquanta nella neonata Scuola di Cinema dell'università di Praga, che diventa ben presto fucina di grandi talenti. Inizia la sua carriera registica con audaci e acute commedie "provinciali", come L'asso di picche (1964) e Gli amori di una bionda (1965), che lo impongono all'attenzione della critica e del pubblico anche al di fuori dei confini del paese. Dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, Forman decide di restare in America, dove si è recato per le trattative di un film, anche a causa dell'accoglienza riservata al suo film Al fuoco pompieri!, bandito dalle sale cinematografiche dal nuovo governo per la sua critica della burocrazia.

Da sempre avverso ai regimi autoritari che gli hanno segnato la vita, Forman inizia la sua carriera americana con Taking Off (1971) che nonostante l'insuccesso commerciale diventa un classico della controcultura e resta un film seminale dell'epoca. Nel 1975, Kirk Douglas e Michael Douglas, che amano il suo lavoro e avevano già provato a contattarlo senza successo negli anni Sessanta (la loro lettera era stata probabilmente sequestrata), gli offrono la regia del film tratto dal libro di Ken Kesey, di cui detengono i diritti. Nasce uno dei film più belli, commoventi, liberatori e coinvolgenti della storia del cinema: Qualcuno volò sul nido del cuculo nel 1976 vince 5 Oscar, e lui porta a casa la sua prima statuetta come miglior regista.

Nel 1979 porta al cinema con successo un altro classico della cultura libertaria degli anni Sessanta, il musical Hair, grandissimo successo commerciale. Nel 1981 è la volta dell'affresco storico sul primo Novecento americano Ragtime, che non è totalmente riuscito ma ha momenti di grande cinema e può vantare l'ultima performance del grande attore James Cagney. Assistendo poi a teatro alla piece di Peter Shaeffer, Forman si innamora della storia di Amadeus, sul drammatico rapporto tra Mozart e Antonio Salieri, e nel 1984 porta al cinema il film che gli darà un altro Oscar alla regia e ne vincerà in totale 8. All'epoca già cittadino americano, il regista torna in Cecoslovacchia dove il film viene interamente girato.

Seguono Valmont, tratto da "Le relazioni pericolose", e un dittico che dimostra la straordinaria capacità di Forman di immergersi totalmente nella storia e nella cultura americana: Larry Flynt - Oltre lo scandalo, per cui ottiene la sua ultima nomination alla regia, e lo splendido Man On the Moon, dedicato al comico Andy Kaufman interpretato da Jim Carrey. In omaggio a loro il regista battezza i suoi figli gemelli coi nomi di Andy e James.

L'ultimo film di Forman è del 2006, ed è il biopic sul pittore Francisco Goya L'ultimo inquisitore, di produzione spagnola, forse non considerato come meritebbe.

Guardando alla filmografia di questo regista ci si rende conto, con un po' di rammarico, di quanto pochi siano in effetti i film che ha diretto, ma ci consola sapere che con la sua grande cultura e sensibilità ha sempre scelto la qualità sulla quantità, riuscendo a darci, con una manciata di titoli, più emozioni di registi che ne hanno sfornati a decine.

Scegli tu!
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