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Alex Polidori: «Io, la voce di Elio Perlman di Chiamami col tuo nome»

Logo Lettera D Lettera D 12/03/2018 Corinna Mori

L’ultimo è Chiamami col tuo nome. Prima ci sono stati Alla ricerca di Nemo e Boyhood. Film che hanno vinto un Oscar e i cui protagonisti ci hanno fatto emozionare. Merito anche della voce di Alex Polidori, la voce italiana di Nemo, Mason ed Elio Perlman. In continuo movimento, 22 anni e già una lunga carriera alle spalle, Alex per LetteraDonna si è ritagliato il tempo di una telefonata in macchina – fermarsi mai! –in cui racconta un mondo, quello dei doppiatori, che resta molto spesso nell’ombra. «Un po’ fa parte del gioco, il mistero della voce nascosta», dice allegro, «ma un po’ di onore al merito in più ci vorrebbe!». Mentre la linea viene e va e la ricerca del parcheggio non è impresa facile, l’accento dall’altra parte del telefono è inconfondibilmente romano: «Non si direbbe che sono un doppiatore ma quando lavoro mi trasformo: in sala la dizione dev’essere ottima», sottolinea con orgoglio: «Noi siamo fra i pochi a starci ancora attenti».

Alex Polidori Chiamami Col Tuo Nome © News 3.0 Alex Polidori Chiamami Col Tuo Nome

DOMANDA: È stato difficile imparare accenti e pronunce corretti?

RISPOSTA

: Per me no, perché sono entrato in sala di doppiaggio a cinque anni seguendo mio fratello (Gabriele Patriarca, il bambino che nel 1993 ha vinto lo Zecchino d’oro con Il coccodrillo come fa e anche lui doppiatore, ndr). Ho memorizzato la dizione ascoltando direttamente gli altri: è come le lingue straniere, più sei piccolo, più impari in fretta.

D: Si aspettava il successo di Chiamami col tuo nome?

R: Immaginavo avesse un bell’impatto ma non così tanto! A volte non ci rendiamo bene conto del film a cui stiamo lavorando perché arriviamo in sala doppiaggio senza sapere nulla. Troviamo le battute sul leggio, il direttore ci spiega un po’ i personaggi, le proviamo due o tre volte e poi si parte subito con la registrazione.

D: Come viene scelto un doppiatore? Partecipate a dei casting?

R:

Esiste l’albo dei doppiatori e quando il direttore del doppiaggio viene contattato per un film, è lui a chiamare le persone che ritiene adatte. A quel punto il regista fa un casting molto ristretto. Quando ho fatto il provino per Chiamami col tuo nome, ad esempio, eravamo in tre e io avevo già doppiato Timothée Chalamet (l’attore che interpreta Elio Perlman, ndr) in altri lavori. Forse è anche per quello che mi hanno scelto.

D: Quanto tempo ci è voluto per doppiare la pellicola di Guadagnino?

R: Circa due settimane, perché era un film complicato. I cartoni animati e le commedie brillanti, ad esempio, sono più semplici, basta una settimana. In generale comunque abbiamo dei tempi di consegna strettissimi e lavoriamo tre/quattro turni di tre ore al giorno.

D: Ci sono state delle battute più difficili?

R: Più che altro tutta la prima parte del film, quando Elio è ancora molto timido e introverso e parla quasi a monosillabi. Noi diciamo che bisogna «dare colore» alle battute e riuscirci con un semplice «No» è molto più faticoso che farlo con un monologo!

D: Il doppiatore deve entrare nella parte senza set, senza costumi, senza trucco e senza colleghi intorno che lo aiutino. Come ci riuscite?

R: (Ride, ndr) Non lo so! Uno si abitua a lavorare in questo modo ma non è facile. Siamo attori prima di tutto ma a noi viene dato molto meno tempo per calarci nel personaggio e può capitare di doppiare tre/quattro ruoli diversi nella stessa giornata. La mattina magari sono un gatto e alle 16.30 divento un criminale!

D: Secondo alcuni gli italiani non sanno bene l’inglese perché i film vengono doppiati. Cosa ne pensa?

R: È una polemica inutile, l’inglese lo puoi studiare in tanti altri momenti. Il doppiaggio è un’eccellenza italiana e in tanti casi valorizza il film stesso: una battuta può avere un impatto maggiore perché viene capita meglio ed emoziona di più. Se non hai abbastanza familiarità con la lingua straniera, invece, te la perdi. L’importante è dare la scelta di poterlo vedere anche in originale.

D: Ha mai desiderato metterci il volto oltre la voce?

R: Quando ero più piccolo ho recitato in alcune fiction e ho continuato fino ai 15 anni. Poi c’è quel periodo in cui non sei né grande né piccolo e i ruoli adatti sono pochi e lì mi sono buttato sulla musica. Ora per fare l’attore dovrei prepararmi molto di più: preferisco continuare come doppiatore e investire il resto del tempo nelle mie canzoni.

D: Doppiaggio e musica (Alex scrive i testi e suona il piano e l’ukulele, ndr): quali sono i prossimi progetti?

R: Mi piacerebbe continuare a lavorare per attori come Timothée Chalamet e Tom Holland (l’attore protagonista di Spiderman). Si vede che hanno davanti una carriera brillante. Per la musica è ancora tutto da dimostrare: ora sto incidendo un disco, poi con l’estate sono sempre in giro per concerti.

D: Anche suo fratello Gabriele è doppiatore. Fra di voi usate le voci dei vostri personaggi?

R: Capita a volte di farci il verso uno all’altro o di imitare gli altri colleghi, ma per lo più cerchiamo di lasciare il lavoro in sala o si rischia davvero di non capire più chi siamo!

Elio Perlman Chiamami Col Tuo Nome © News 3.0 Elio Perlman Chiamami Col Tuo Nome
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