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Cosa non ci ha convinto di 'Chiara Ferragni Unposted'

Logo Lettera D Lettera D 20/09/2019 Giulia Mengolini
Chiara Ferragni ha portato il suo documentario Chiara Ferragni Unposted a Venezia 76. © News 3.0 Chiara Ferragni ha portato il suo documentario Chiara Ferragni Unposted a Venezia 76.

Ho passato un giovedì sera in compagnia di liceali che mangiavano rumorosamente pop corn e parlavano a voce altissima di Selena Gomez. In sala a vedere Chiara Ferragni Unposted mi sono sentita vecchia come non avevo considerato. Mi sono seduta sulla poltrona decisamente scettica, ma anche curiosa di capire cosa ci fosse dietro a questo colosso di incassi presentato a Venezia 76 e osannato dalle ragazzine che, come ha mostrato Chiara nelle sue stories Instagram, le hanno scritto in massa per dirle in lacrime quanto questo documentario le abbia ispirate. Cose come: «Se prima per me eri un modello, adesso sei qualcosa che non si può spiegare», o «questa notte non ho dormito e ho continuato a pensare al film». Un film, in sala solo tre giorni, a dir poco autocelebrativo, che ha mostrato senza sorprese la già notissima ascesa di Chiara, una donna che per avere 32 anni di strada ne ha fatta: imprenditrice digitale con 80 dipendenti, prima influencer al mondo secondo le classifiche di Forbes, un 'caso' studiato alla business University di Harvard e 17 milioni di follower, il suo pane quotidiano. Una storia certamente eccezionale, che avrebbe potuto essere raccontata sotto tante luci diverse. Quello scelto da Ferragni insieme alla regista Elisa Amoruso mi è sembrato banale, a tratti noioso. Avrei voluto conoscere le sfaccettature di questa donna, boss, madre e moglie: invece no. Di Chiara si è vestita una sola versione: la solita.

UNPOSTED? NO, TUTTO GIÀ POSTATO

Il mio primo commento fuori dalla sala è stato: «Unposted, ma dove?». Non sono una fan di Ferragni, ma bastava essere una sua semplice follower per sapere già tutto quello che il documentario mostra. L’esordio della sua carriera con The Blonde Salad, le prime sfilate, la pagina Instagram, l’azienda creata, i viaggi, la storia con Fedez, la nascita del figlio Leone, la proposta di matrimonio di Fedez all’arena di Verona, le nozze a Noto con tanto di luna park, la casa a Los Angeles. E poi sua madre Marina, suo padre Marco, le sue sorelle Valentina e Francesca: conoscevamo già anche tutti loro. Le uniche cose che non sapevo: che la sua prima foto postata su Instagram fosse insieme al suo cane né che la madre fosse appassionata di foto e in vacanza filmasse continuamente le figlie. E non sono certo dettagli che meritano un biglietto da dieci euro.

UNA CHIARA PERFETTA, SENZA CONFLITTI, POCO UMANA

In Unposted è mancato completamente qualsiasi lato di Chiara inedito: si è mostrata come la conoscevamo già su Instagram. Determinata, sicura di sé, controllata, gentile, perfettamente vestita, truccata e pettinata. Niente conflitti. Come si può rendere umana e vicina alle persone una storia che ne è priva? C’è stato qualche accenno agli hater che nei giorni in cui si sente più vulnerabile le fanno un po’ male, quello al problema relativo alla placenta che ha avuto in gravidanza, il racconto del 'tradimento' di Riccardo Pozzoli, l’ex fidanzato che ha tentato di vendere le sue quote mentre era vicinissima al parto, e la separazione dei genitori. Ma tutto resta in superficie, è abbozzato. Una grande storia conterrà per forza anche dei conflitti, dei ricordi dolorosi. Provare empatia invece era a tratti difficile: dov’era la sofferenza che ha vissuto, se l’ha vissuta? Dove le insicurezze e le paure che ha dovuto superare per essere la mamma e manager super cool che è oggi e che tutte noi avremmo? Nessuna traccia.

IL CONCETTO DI FAVOLA, ESASPERATO

È positivo che Ferragni sia una fonte d’ispirazione per le altre ragazze: è una donna che ce l’ha fatta e che decide ogni giorno chi vuole essere, gestendo una quantità di attacchi e critiche smisurate andando dritta per la sua strada. Mi ha quasi turbato però il ribadire questo concetto allo sfinimento. Quello del: «Se vuoi, puoi» era ridondante, eccessivo, e anche vuoto (ma come dicono i critici, Ferragni è il mezzo, non il contenuto). Cito qualche pillola dal documentario: «Se vuoi qualcosa ci riesci», «la determinazione serve a rendere concreto il sogno», «un modello per milioni di ragazze», «nessuno ha creato me se non me stessa», «Chiara Ferragni è un concetto», «sono la versione migliore di me stessa». Bello dire alle più piccole che bisogna essere determinate e non arrendersi, ma diciamo anche che servono tanti soldi, aiuti, molta fatica, sudore, fortuna, tempo a disposizione? Diciamo pure che anche se si hanno soldi, aiuti, molta fatica, sudore, tempo a disposizione e fortuna a volte possono comunque non bastare e si può fallire? Perché se il tanto agognato sogno invece per noi non si dovesse realizzare non vorremmo ritrovarci in un incubo senza fine. Ma farci trovare preparate.

Scegli tu!
Scegli tu!

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