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D'Amore, Ciro L'Immortale potente come Jago

Logo Ansa Ansa 02/12/2019 ANSA
D'Amore, Ciro L'Immortale potente come Jago © ANSA D'Amore, Ciro L'Immortale potente come Jago

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 02 DIC - Marco D'Amore è davvero 'L'Immortale', come dimostra puntualmente il film che ha diretto e interpretato, ispirato al personaggio di Ciro Di Marzio di Gomorra.

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Dopo il colpo di pistola che gli ha sparato Genny Savastano, il feroce boss, nonostante sia stato buttato in mare e sia sprofondato nelle oscure acque del Golfo di Napoli, non è affatto morto, come racconta questo film in sala dal 5 dicembre con Vision Distribution. Un'opera che pesca anche nell'infanzia del futuro boss e nel segno della cross-medialità, segnando un ponte di collegamento tra quarta e quinta stagione della serie (prevista, tra l'altro, solo per il 2021).

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"Questa è una storia piena di conflitti e mistero - dice a Roma Marco D'Amore - e soprattutto di paura. È un errore infatti pensare che i protagonisti di Gomorra, i camorristi, non abbiano paura, ne hanno sempre, infatti. Paura di sopravvivere, paura di non farcela, paura di essere uccisi". Il film parte dal 1980, quando la terra trema e si sente appunto il pianto di un neonato ancora vivo, ovvero Ciro di Marzio, salvato solo all'ultimo minuto, da qui il suo soprannome: l'Immortale. Poi si passa alla gelida Riga odierna: il boss è esiliato in Lettonia, nel Baltico, dove sta cercando di mettere in piedi un traffico di cocaina con nuovi compagni di viaggio. Ma il Ciro 'risorto' dovrà vedersela, oltre che con le ombre del passato, con una banda locale che vuole avere l'esclusiva sul traffico di droga e con la più feroce e potente mafia russa.

D'Amore, Ciro L'Immortale potente come Jago © ANSA D'Amore, Ciro L'Immortale potente come Jago

"Ciro di Marzio, L'Immortale, è il male assoluto, il gesto efferato, la violenza ingiustificabile. Ma è anche la tenerezza improvvisa di una carezza, la compassione per il dolore, il gesto eroico del sacrificio. Ciro è una vetta insormontabile o un abisso senza fondo, a seconda da quale punto di vista lo si osservi. È un essere umano totale, conflittuale, tridimensionale. Ha, a mio avviso - conclude D'Amore - , la potenza dei grandi protagonisti della letteratura teatrale come l'Amleto o lo Jago di Shakespeare, il Caligola di Camus". (ANSA).

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