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'Happy Winter', l'estate a Mondello nel film di Totaro: "È la rivincita della classe media"

Logo La Repubblica La Repubblica 14/05/2018 GIULIA ECHITES

Chi è siciliano o chi è stato qualche volta a Mondello ci si ritroverà. Ma anche chi è solito frequentare, d’estate, la riviera romagnola o in generale la costa adriatica. Anche quella tirrenica, in realtà, dalle parti di Ostia e Sabaudia. Il punto è che Happy Winter, opera prima del palermitano Giovanni Totaro, in sala il 14, 15 e 16 maggio, distribuito da I Wonder Pictures, parla di noi: se non di tutta, di una buona parte d’Italia, quella per cui le vacanze al mare non si toccano, neppure negli anni più difficili, della crisi economica e del lavoro che non c’è. Quella che d’estate entra in una bolla e vive l’illusione vacanziera, rimandando pensieri e decisioni a settembre.

Video: Venezia 74, la crisi vista dalla spiaggia palermitana di Mondello

Totaro sceglie di regalarci uno scorcio della sua Mondello ma potremmo essere in un qualunque posto (e a dirla tutta in un qualsiasi anno, dai Cinquanta ad oggi) in cui vige il sacro culto della “stagione al mare”. Perché gli elementi e i personaggi ci sono tutti: il venditore ambulante di bibite, i giocatori di carte seduti al tavolo con il borsello a tracolla che non tolgono nemmeno se sanno che resteranno seduti a sbattere carte da lì alle prossime tre ore, le cabine (che lì si chiamano “capanne”), la tv per le partite dell’Italia, le donne non più giovani con bikini da ventenni, il candidato alle prossime elezioni che vaga per la spiaggia già in campagna elettorale. Il risultato è che Happy Winter - che è poi l’augurio che si fa nel momento che vorremmo non arrivi mai, quello della fine dell’estate - è come un abbraccio rassicurante, lo guardiamo, ci riconosciamo e stiamo bene. Fino al momento in cui, però, una mareggiata e il forte vento si prendono gli ombrelloni e lasciano un senso di amarezza: è il 15 settembre, bisogna tornare alla realtà, cercare un lavoro, scegliere se partire o rimanere in Italia, ma innanzitutto pagare i conti aperti a inizio stagione. 

Video: 'Happy Winter', l'estate palermitana nel film di Giovanni Totaro

“Tutte quelle cabine sono la rivincita della classe media che non è riuscita a comprare la villa a Mondello” racconta il regista, Giovanni Totaro. Poi certo, sono anche espressione di una tradizione, “è il modo in cui al sud viviamo il mare. Per noi è bello avere un posto dove invitare gli amici: 'Vieni da me in capanna' è una frase che si dice spesso”. Infatti quelle casette minuscole, tutte in fila, tutte azzurre, diventano per tre mesi dei veri appartamenti: le si arreda poi c’è chi ci cucina dentro e addirittura chi ci dorme, steso su due sedie. “Si instaura una relazione d’amore tra i bagnanti e le loro capanne. È una tradizione che si tramanda di padre in figlio e va avanti anche per trent’anni. Per questo alla fine la cabina è casa tua, non conta il fatto che la monti il 15 giugno e la smonti il 15 settembre, per te è sempre là. Addirittura, chi torna in spiaggia una volta smontata la capanna, piazza il telo nello stesso identico punto”.

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Tutto questo, però, finirà e il film è nato anche per questo motivo. “Il 2014, quando ho iniziato a lavorarci, doveva essere l’anno in cui le cabine sarebbero state rimosse per sempre. Conoscevo il significato della tradizione della cabina al mare, ho sentito di dover raccontare qualcosa che sarebbe sparito”. Poi l’anno della fine è stato spostato al 2020: prenderanno il posto delle capanne le spiagge attrezzate, i lettini e gli ombrelloni, “il moderno che poi moderno non è, semplicemente ciò che ci spacciano per nuovo” e a mo’ di monumento delle vacanze che furono resteranno quattro o cinque cabine. E per un film che parte come una commedia, piena di stereotipi, personaggi caricaturali che fanno sorridere, ma che vuole arrivare ad affrontare il tema della crisi economica, l’eliminazione fisica delle casette diventa qualcosa di estremamente funzionale: “La classe media sparirà come sparirà questo tipo di vacanze".

Ma fino a quel momento, i giorni dell’estate palermitana scorrono scanditi dalla cantilena “acqua-coca-birra-tè” del venditore ambulante di bibite che fa su e giù per la spiaggia appesantito dal mini-frigo che porta su una spalla e dagli accenni ai brani di Mina o Caterina Caselli  fatti da tre signore molto abbronzate che si preparano per la loro esibizione, la notte di ferragosto. In realtà molto di quello che avviene prima sulla spiaggia è preparatorio alla notte che loro considerano un altro capodanno e in effetti se non fosse per il fatto che in tanti la passano in costume, con i fuochi, la musica e la cena tutti insieme, potrebbe sembrare proprio l’ultima sera dell’anno. “Da quel momento però il tono del film cambia”, qualcuno inizia a sussurrare le domande che saranno urlate e alle quali non ci si potrà più sottrarre in inverno: andiamo via dall’Italia? Vendiamo casa e ci trasferiamo all’estero? “Sono frasi che ormai sentiamo ripetere mille volte e spesso restano solo parole, ma sono servite per andare oltre il luogo comune e entrare nelle storie dei singoli” spiega Totaro. E la conclusione è che, nonostante tutto, non abbiamo alcuna intenzione di ridimensionarci. “Dopo vent’anni di capanna a Mondello non la affitto più perché ho i debiti? Assolutamente no”. Per pagare i conti arriverà un altro settembre.

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