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Le mie donne forti: Dominique Farrugia ci racconta la sua commedia Separati ma non troppo

Logo Coming Soon Coming Soon 14/09/2018 Mauro Donzelli

Problemi di coppia se ne trovano a tutte le latitudini. Il cinema comico, poi, va a nozze con crisi coniugali, tradimenti e via equivocando. Non si smentisce anche il cinema francese, che è protagonista nelle nostre sale con Separati ma non troppo, con lo sfaldamento di una storia d’amore, complicato dalla crisi e dalla difficoltà per lui, interpretato da Gilles Lellouche, di trovare una sistemazione degna, tanto da dover bussare provvisoriamente proprio a casa di lei (Louise Bourgoin), che l’ha lasciato.

Il regista è un produttore francese storico di comici televisivi e cinema, si chiama Dominique Farrugia. L’abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua casa di Parigi.

Da dove viene lo spunto per il racconto di questa coppia in periodo di crisi?

L’idea mi è venuta leggendo sul giornale come oggi, a Parigi, quasi tutte le coppie divorziate sono costrette poi a condividere l’appartamento, visti i costi proibitivi delle abitazioni. La precarietà fa sì che spesso non è possibile avere due appartamenti disponibili appena si divorzia.

La crisi ha cambiato anche il modo di fare commedia, oltre che la società?

Ha provocato uno spostamento della commedia verso la realtà: è più dura e ancorata al quotidiano della gente. Almeno è quello che ho cercato di fare io, ridere del quotidiano. Purtroppo molti francesi, soprattutto parigini, vogliono continuare a vivere in una città in cui il prezzo degli appartamenti è così caro che solo gli stranieri ricchi possono permettersi di comprare casa. Vie esclusive come Avenue Foche appartengono a emiri, ai russi ricchi.

Si continua a raccontare al cinema una Parigi che non esiste più?

Esiste ancora, ma viverci può essere formidabile come molto difficile, una situazione che accomuna molte grandi città europee di oggi, Londra come Roma o Berlino. Tutti cercano di vivere nel cuore della città, mentre molti sono costretti verso le periferie. Quando si raccontano delle storie gradevoli, romantiche e divertenti su Parigi, allora difficilmente si racconta la verità, ma una città che non esiste, come diceva lei. Per questo ho cercato di avvicinarmi alla realtà, con una coppia che grazie all’eredità di un padre si può permettere di comprare una casa e vivere degnamente, ma quando uno dei due se ne va non può più permettersi di vivere la città come prima.

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Perché ha scelto Gilles Lellouche e Louise Bourgoin, quali sono le loro qualità che l’hanno spinta a sceglierli?

Volevo lavorare con loro perché in Francia non fanno molte commedie e ho voluto scegliere volti meno automaticamente legati a questo genere, com’è il caso di Kad Merad o altri.

A suo avviso fino a che punto può spingersi la commedia? È un dibattito sempre d’attualità.

Si può ridere di tutto, ma non con tutti, come diceva Pierre Desproges. Ci si può spingere molto in avanti al cinema o in televisione. Ora bisogna che la gente capisca che può ridere, che ha il diritto di farlo, cosa che nel nostro paese ha portato a sparare e uccidere delle persone di Charlie Hedbo che non facevano altro che provocare una risata. A volte è difficile, ma proviamo a ridere e facciamolo di gusto. Nell’Italia degli anni ’60 e ’70 lo avete fatto, anche nei confronti di argomenti molto delicati, facendo molto ridere. Ne I nuovi mostri mi ricordo di uno sketch su dei terroristi che nascondevano delle bombe su un aereo. All’epoca ridevamo anche di questo.

Ha lavorato molto in televisione, che differenza c’è fra la commedia al cinema e quella sul piccolo schermo?

La televisione è pronta perché va in onda a una certa ora, il cinema è pronto quando si finisce di girare, si passano almeno due anni su un film, il tempo necessario alla scrittura, alle riprese, al montaggio e poi al mix. Il cinema è piacevole, perché torni per diciassette, diciotto volte sulla sceneggiatura prima di arrivare alla fine. In tv si fa in fretta e tutti i giorni, io amo entrambi e spero di continuare a fare le due cose.

Separati ma non troppo è un film piuttosto femminista. È d’accordo?

Sono femminista da quando sono padre di due figlie piccole e spero abbiano le stesse possibilità dei ragazzi. Nel mio film il ruolo forte spetta alle donne, quello debole agli uomini. Non sono un militante, ma le donne hanno il diritto di poter fare molte cose e avere molte più responsabilità. Nella vita ho prodotto molti film di donne e ne sono fiero, continuerò a farlo.

Separati ma non troppo: Il Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD

Le mie donne forti: Dominique Farrugia ci racconta la sua commedia Separati ma non troppo: In sala una crisi di coppia all’epoca della crisi. © ComingSoon.it In sala una crisi di coppia all’epoca della crisi.
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