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'Maria by Callas', i sogni della Divina: un doc racconta l'altra faccia dell'icona

Logo La Repubblica La Repubblica 13/04/2018 ALESSANDRA VITALI

Non è vero che visse d'arte e d'amore. L'arte la rese divina ma le dannò la vita. L'amore lo conobbe tardi o credette di conoscerlo, era in realtà la scoperta delle cose belle della vita che poi le presentò un conto salato. Callas visse di gloria, Maria di sacrificio. Callas girò il mondo, Maria cercò se stessa. Callas raccolse i consensi e l'affetto di cui Maria aveva disperatamente bisogno. Destiny is destiny, and you can't get out dice in un'intervista in bianco e nero, convinta che la sua strada fosse segnata da subito, Maria Kalogeropoulos doveva diventare "la Callas". È un'indagine sul rapporto fra le due donne il bel documentario Maria by Callas realizzato in tre anni di lavoro certosino da Tom Volf, autore di 31 anni che a 25, di ritorno da una Maria Stuarda al Met, trascorse una notte su YouTube soggiogato dalla grandezza di una figura per lui semisconosciuta. Da lì l'idea di un lavoro con cui restituire un'immagine inedita di Maria Callas attraverso materiale d'archivio recuperato in ogni angolo del mondo. Filmini privati Super8, foto inedite, registrazioni pirata realizzate dagli ammiratori durante le performance, lettere intime, interviste andate in onda una sola volta, interviste a giovanissimi fan accampati davanti al teatro, come in attesa di una rockstar.

Maria by Callas sarà al cinema con Lucky Red dal 16 al 18 aprile. L'occasione per conoscere la donna che la diva nascondeva. A fare da filo conduttore, un'intervista per una tv americana e alcune missive private, in molti casi confessioni dolenti di un disagio, lette dalla voce fuori campo di Anna Bonaiuto (Fanny Ardant nella versione originale). Maria fragile e sola, la Callas con Visconti, Grace Kelly e il principe Ranieri, Zeffirelli, Liz Taylor. Maria giovanissima raccontata dalla sua insegnante di canto Elvira De Hidalgo, "le spiegavo qualcosa una sola volta, il giorno dopo era perfetta", la Callas nella Norma del '65 o sul Christina, assediata dai paparazzi. Maria insieme al padre in un rarissimo documento della Bbc, le foto dell'infanzia in Grecia, il debutto sullo schermo a quindici anni, la Callas nelle registrazioni delle sue performance straordinarie.

www_internet-Esterne WWW (note) © IMPORTATE www_internet-Esterne WWW (note) Una carriera che ha visto anche momenti difficili. Come il 2 gennaio del 1958 quando l'artista si presentò alla serata inaugurale della stagione del Teatro dell'Opera di Roma per interpretare Norma di Bellini ma a causa di una brutta raucedine (attraverso la voce di Anna Bonaiuto il racconto di quel camerino pieno di spifferi e di un teatro freddissimo, chiuso da tempo) si ritirò in camerino alla fine del primo atto, fischiatissima, rifiutandosi di rientrare in scena. Non è un caso che proprio il Teatro dell'Opera abbia accolto, trasformandosi quattro giorni fa in cinema d'eccellenza, la prémiere di Maria by Callas, una sorta di meritata riconciliazione, come ha detto il sovrintendente Carlo Fuortes presente alla serata.

Nel film è la stessa artista ad aprirsi in un documento del 1970, considerato perduto da anni, in cui si rivela infragilita dalla rottura con Onassis, un contrasto forte rispetto alle immagini che la mostrano con Ari felice, scarmigliata, struccata, in abiti da mare colorati, tutt'altra donna rispetto a quella plasmata da Giovanni Battista Meneghini, il marito affarista dell'ascesa verso il successo che ne fece un'icona rigida e sofisticata, elegante e distaccata, lo sguardo nero e penetrante oscurato dalle falde dei cappelli haute couture. Ari fu la vita e la morte, l'amore disperato che preme fra le righe di una lettera che Maria gli scrisse poco prima della loro separazione.

Fra l'inizio e la fine c'è un successo mai eguagliato, ci sono le serate pazzesche, il jet set internazionale, un pubblico fatto di regine e potenti della terra. C'è pure il sogno confessato di una vita diversa, forse semplicemente una vita, i figli la famiglia. Le cose normali, semplici. Invece fu fama planetaria, il nutrimento di cui non potè privarsi. Non voleva lasciare, non poteva, forzò se stessa e le proprie capacità sperando di risalire sulla giostra anche dopo esserne scesa, la voce a pezzi. Prende una strada ancora diversa quando, alla fine degli anni Sessanta, gira Medea diretta da Pasolini, quel cinema che Onassis avrebbe tanto voluto che facesse ma al quale lei non aveva mai ceduto per non disperdere energie. Le immagini di Maria by Callas mostrano come con il regista e scrittore scopra un'altra possibilità di essere, un modo nuovo e migliore. Senza scarpe, senza chignon, senza paura di mostrare i sentimenti. S'illude ancora una volta: lei lo ama, ma lui la adora.

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Destiny is destiny and you can't get out. È il 1977, settembre, il destino ha preso casa al numero 36 di Avenue Georges-Mandel. Volf ha scelto le immagini che mostrano la via immersa nella luce seppiata dell'autunno parigino, gli alberi, il palazzo signorile, la finestra del terzo piano. Maria muore. Ma Callas è viva: il documentario si chiude con le immagini in bianco e nero di un'intervista a una grande artista sorridente, quasi smorfiosa, in abiti eleganti e capelli raccolti. L'icona che Callas ha voluto consegnare al mondo perché nessuno scoprisse chi era, davvero, Maria.

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