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Michelle Pfeiffer, eroina Marvel a 60 anni: "L'età non conta, donne siamo fiere e capaci"

Logo La Repubblica La Repubblica 29/04/2018 SILVIA BIZIO

L'energia inesauribile, il sorriso generoso, la quieta passione che l'ha sempre contraddistinta per il cinema e per la sua famiglia. Michelle Pfeiffer compie 60 anni oggi, il 29 aprile e, mentre pochi giorni fa al Tribeca di De Niro festeggiava i 35 anni di Scarface di De Palma, oggi è già pronta a sostenere la sua nuova avventura: il film d'azione Ant-Man and the Wasp (nelle sale italiane a agosto) e si parla della sua presenza in Maleficent 2, accanto a Angelina Jolie. Qui l'attrice interpreta Janet Van Dyne, madre dell'eroina vespa Hope (Evangeline Lilly), un personaggio di cui si parlava nei fumetti ma che nel primo Ant Man era solo accennato. "Vedevamo solo gli occhi della madre di Hope - dice il regista Peyton Reed- E dovevano essere straordinari, come quelli di Michelle, gli occhi più magnetici del cinema americano dai tempi di Bette Davis. Me la ricordo in Scarface, quando entrò in scena scendendo dalle scale e squadrando Al Pacino con quello sguardo tra l'ipnotico e l'enigmatico: un'epifania! Michelle può fare tutto dai drammi alle commedie: l'ha dimostrato nel corso dei decenni, 30 anni fa era Catwoman in Batman, ma con questo film si è veramente divertita".

"Ho fatto pochissimi film negli ultimi anni - dice l'attrice, sposata dal 1999 col celebre creatore e produttore di serie tv David Kelley e con la quale ha due figli ormai ventenni - Non è stata una scelta meditata, quella di tirare per un po' i remi in barca. Sono arrivati i figli e stranamente, al contrario di quanto avrei potuto immaginare, più crescevano più richiedevano attenzione. Ora che se sono andati all'università, via di casa, da bravi americani, mi sono sentita all'improvviso sola e spaesata. Mi sono ributtata sul lavoro. Le offerte ancora mi arrivano alla mia veneranda età," dice sorridendo. "Mi piace ad esempio che in questa nuova fase della mia vita io possa recitare un'eroina con super poteri in Ant Man. Mi piace il messaggio che questo manda alle donne di ogni età: l'anagrafe non importa, siamo forti e indipendenti, siamo fiere e capaci. Siamo una parte vitale della società. Tenersi in buona forma fisica poi ovviamente non guasta."

EPA06680745 MICHELLE PFEIFFER POSES FOR PHOTOGRAPHS AT THE RED CARPET IN THE BEACON THEATRE 'SCARFACE REUNION' EVENT DURING THE TRIBECA FILM FESTIVAL IN NEW YORK, NEW YORK, USA, 19 APRIL 2018. EPA/ALBA VIGARAY © Fornito da La Repubblica EPA06680745 MICHELLE PFEIFFER POSES FOR PHOTOGRAPHS AT THE RED CARPET IN THE BEACON THEATRE 'SCARFACE REUNION' EVENT DURING THE TRIBECA FILM FESTIVAL IN NEW YORK, NEW YORK, USA, 19 APRIL 2018. EPA/ALBA VIGARAY

Proveniente da una famiglia di origini tedesche e svedesi, Michelle Pfeiffer ha un fratello più grande e due sorelle minori. Dopo il liceo pensava di diventare stenografa di tribunale e lavorava come cassiera in un supermercato di Los Angeles: fu qui che venne notata da un agente, che le consigliò di provare a studiare recitazione.  La timida Pfeiffer iniziò a studiare con vari maestri, ed ottenne suo il primo ruolo: niente meno che protagonista nello show Alice del paese della meraviglie a Disneyland durante la classica Main Street Electrical Parade, intorno alla metà degli anni '70 a cui seguirono piccoli ruoli per cinema e tv.  Sposata brevemente con il regista e attore Peter Horton, dopo divorzio Pfeiffer ha adottato una bambina, Claudia Rose, nel marzo del 1993. Quello stesso anno ha sposato il produttore e sceneggiatore  David Kelley, creatore di serie di successo come L.A. Law, Chicago Hope e The Practice, con il quale ha avuto il figlio John Henry, nel 1994.Per un paio d'anni Michelle Pfeiffer ha avuto una sua compagnia di produzione, la Via Rosa Productions, che ha sviluppato una serie di progetti su donne importanti, da Marianne Faithfull all'artista Georgia O'Keeffe, progetti che però non sono arrivati a realizzazione. "Mi piaceva la parte creativa di questo lavoro -  dice oggi riflettendo su quel periodo - Mi piaceva sviluppare copioni e lavorare con gli sceneggiatori, ma non mi piaceva la parte finanziaria. E penso che il lato artistico di una persona non debba venir distratto da tutto il resto. Nel momento in cui ho chiuso la compagnia tutta quell'entusiamo è ritornato indietro straripante e inaspettato. Non mi ero nemmeno resa conto che stavo perdendo la gioia del lavoro fino a quando non mi è tornata indietro. E sono stata così felice!".

Riconosce che la recitazione significa anche essere sotto gli occhi del pubblico, al centro dell'attenzione dei media, un aspetto della professione che Pfeiffer ha tentato sempre di schivare: "È l'aspetto più duro del mestiere. Essere un attore, vivere in un costante mondo di fantasia, non è una cosa del tutto naturale per la psiche umana. Quindi avere gente che scrive di te, che ti scrutina e decostruisce, che ti cita fuori contesto, gente che ti segue, che segue i tuoi figli, non è normale, e può fare brutti scherzi alla tua mente". Aveva già sperimentato pregiudizi 24 anni fa, quando era rimasta scioccata dalle reazioni e pregiudizi sula sua decisione di adottare una bambina di razza mista: "Siamo tutti un miscuglio di cose, alcune delle persone più belle che ho visto al mondo sono di razza mista. E come madre sia di una bambina adottata che di un figlio naturale, vedo che non c'è assolutamente nessuna differenza nell'enorme amore che sento per loro".L'età che avanza è l'ultima cosa che la preoccupa: "Ho pensato che compiere 40 anni fosse una liberazione, ed era niente paragonato ai 50, figuriamoci ora che ne compio 60! -  dice ridendo e senza ombra di affettazione - Certo, lavori di meno, ma guarda donne come Judi Dench o Ellen Burstyn, il loro lavoro è più profondo che mai, voglio essere come loro due quando sarò più vecchia. E pensa a Susan Sarandon e Meryl Streep, hanno aperto la strada a tante attrici. Ho cominciato a lavorare quando avevo 14 anni e non ho mai smesso, e dal primo momento in cui ho cominciato ho sempre amato farlo, non posso immaginarmi di lasciare per sempre la recitazione".

Di recente, come la maggior parte delle donne nell'industria, Michelle Pfeiffer ha detto la sua sui movimenti #MeToo e #Time’s up in seguito alle rivelazioni di molestie e abusi sessuali a Hollywood. "Mi sono ritrovata a parlarne con donne che conosco da 30, 40 anni -  ci ha detto l’attrice - Non avevamo mai condiviso le nostre storie per una serie di motivi, storie che erano diventate quasi la norma. Certo, è successo anche a me come a tutte, per fortuna con nessuno dei "mostri" additati oggi: nessuno mi ha violentata, grazie a Dio, ma ho dovuto patire anch'io atteggiamenti molto sgarbati, insolenti, prepotenti. Ora finalmente possiamo guardare indietro e dire, 'Non è normale e non va bene'. Le donne sono state costrette al silenzio troppo a lungo. Sono  fiera che la nostra industria si sia fatta avanti con tanta forza e velocità. Non mi viene in mente nessuna altra comunità artistica o professionale che sia stata così coraggiosa in questo senso. In genere tutti aspettano di vedere che fanno gli altri prima di agire. Ecco, noi a Hollywood stiamo agendo, dalle ventenni alle prime armi alle sessantenni navigate come me."

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