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Miloš Forman: "Il cuculo, Amadeus e ora Goya: i miei eroici antieroi"

Logo La Repubblica La Repubblica 14/04/2018 ARIANNA FINOS

PRAGA. Il cameriere posa sul tavolo una lunghissima scatola dai bordi d'argento. Milos Forman, 75 anni, l'apre con cupidigia, lascia scorrere il dito sulla decina di sigari che contiene. Ne prende uno e l’annusa, ripete l’operazione con un altro, ne gira tra le dita un altro ancora. Infilato il prescelto tra le labbra, tira fuori un accendino e accosta lentamente la fiamma. Solo dopo il primo filo di fumo chiede: "Do fastidio?". Ci affrettiamo a negare. Siamo nell’elegante salottino di un albergo nel cuore di Praga, e il

(FILES) IN THIS FILE PHOTO TAKEN ON JANUARY 31, 2007 (LTOR) SPANISH ACTOR JAVIER BARDEM, US ISRAEL BORN ACTRESS NATALIE PORTMAN AND CZECH-BORN US FILM DIRECTOR MILOS FORMAN POSE PRIOR THE PRESS CONFERENCE OF FORMAN'S MOVIE "GOYA'S GHOSTS" IN PRAGUE.OSCAR-WINNING CZECH-BORN FILM DIRECTOR MILOS FORMAN, KNOWN FOR "ONE FLEW OVER THE CUCKOO'S NEST" AND "AMADEUS," HAS DIED AGED 86, CZECH MEDIA SAID ON APRIL 14, 2018. / AFP PHOTO / MICHAL CIZEK: (FILES) IN THIS FILE PHOTO TAKEN ON JANUARY 31, 2007 (LTOR) SPANISH ACTOR JAVIER BARDEM, US ISRAEL BORN ACTRESS NATALIE PORTMAN AND CZECH-BORN US FILM DIRECTOR MILOS FORMAN POSE PRIOR THE PRESS CONFERENCE OF FORMAN'S MOVIE "GOYA'S GHOSTS" IN PRAGUE. OSCAR-WINNING CZECH-BORN FILM DIRECTOR MILOS FORMAN, KNOWN FOR "ONE FLEW OVER THE CUCKOO'S NEST" AND "AMADEUS," HAS DIED AGED 86, CZECH MEDIA SAID ON APRIL 14, 2018. / AFP PHOTO / MICHAL CIZEK © Fornito da La Repubblica (FILES) IN THIS FILE PHOTO TAKEN ON JANUARY 31, 2007 (LTOR) SPANISH ACTOR JAVIER BARDEM, US ISRAEL BORN ACTRESS NATALIE PORTMAN AND CZECH-BORN US FILM DIRECTOR MILOS FORMAN POSE PRIOR THE PRESS CONFERENCE OF FORMAN'S MOVIE "GOYA'S GHOSTS" IN PRAGUE. OSCAR-WINNING CZECH-BORN FILM DIRECTOR MILOS FORMAN, KNOWN FOR "ONE FLEW OVER THE CUCKOO'S NEST" AND "AMADEUS," HAS DIED AGED 86, CZECH MEDIA SAID ON APRIL 14, 2018. / AFP PHOTO / MICHAL CIZEK

regista di Amadeus e Qualcuno volò sul nido del cuculo è particolamente felice che l’anteprima europea della suo nuovo film, L’ultimo inquisitore (in sala dal 13 aprile), si tenga nel suo Paese. Anche se l’ambientazione del film, il cui titolo originale è Goya’s Ghosts, è tutta spagnola. Affronta la vita del grande pittore Francisco José Goya (Stellan Skarsgärd) trasformandolo nel testimone di una pagina tormentata della storia spagnola, alla fine del Settecento. Il Paese è sconvolto dall’invasione dei francesi, che destituiscono re Carlo IV abolendo l’Inquisizione, e poi dall’arrivo dell’esercito britannico, che restaura la monarchia e riporta il clero al potere.

Accanto alla figura realmente esistita di Goya, il primo artista moderno che nella sua «pittura nera» illustrò le vittime dell’Inquisizione, i poveri, gli emarginati, rappresentandoli con grande compassione umana, ci sono due personaggi fittizi: frate Lorenzo e Ines. Interpretato da Javier Bardem, Lorenzo è un uomo d’azione che prima abbraccia ciecamente i principi dell’Inquisizione poi li sostituisce con quelli della rivoluzione francese, praticandoli con uguale violenza. Natalie Portman è invece Ines, la bellissima musa del pittore. Sospettata di essere ebrea, viene ingiustamente imprigionata, torturata, violentata e spinta alla pazzia.

È vero che pensava a questo film da cinquant'anni?

"Sì. Da quando ero uno studente di cinema e al potere in Cecoslovacchia c’era il comunismo. Ogni giorno sui giornali si scrivevano articoli su processi a persone accusate di crimini terribili, uomini e donne che si dichiaravano colpevoli anche quando erano palesemente innocenti. Nel frattempo leggevo un libro sull’Inquisizione spagnola e  pensavo che le condizioni erano le stesse, anche se i metodi di tortura nel tempo si erano fatti più sottili. Mi sono detto: mio Dio a questo mondo tutto si ripete allo stesso modo. Che sia nazismo o comunismo, tutto resta uguale".

I suoi genitori sono morti in campo di concentramento: suo padre a Buchenwald, sua madre a Auschwitz...

"I miei non erano ebrei, ma protestanti. Quindi per loro non fu questione razziale, ma hanno pagato con la vita la follia della società di quegli anni. Mio padre andò a giudizio senza avere una possibilità di difesa, conobbe l’avvocato direttamente in aula. Fu deportato, non ne ho avuto mai più notizie. E non ho mai saputo neppure perché, due anni dopo, mia madre fu arrestata. Non credo abbia mai avuto un processo. E, a

dieci anni, mi sono ritrovato orfano".

Ventitré anni dopo Amadeus, dedicato a Mozart, lei torna ad affrontare il tema della libertà dell’artista.

"Di questa libertà Goya è un rappresentante perfetto: è stato il codardo più coraggioso di sempre. Politicamente non si è mai schierato, non ha mai provocato né irritato nessuno, ha sempre accontentato tutti, ritratto reali, napoleonici, inquisitori. Ma, nella sua “pittura nera” si è, invece, dedicato agli umili, agli oppressi, ai disperati. Era straordinariamente coraggioso quando si trattava di dipingere. Per fare un esempio, alcuni suoi quadri sulla ferocia della guerra furono censurati e resi pubblici solo molti anni dopo la sua morte. Lo rispetto immensamente perché si è sempre sentito responsabile, non davanti al governo o al potere politico, ma di fronte alla sua arte".

Nel cinema lei si è sempre sentito libero?

"Ho avuto spesso la fortuna di avere accanto produttori che hanno creduto in me. Certo, nel periodo in cui lavoravo a Praga ho vissuto momenti difficili. Nel 1967 ho perfino rischiato la galera: Carlo Ponti aveva investito 85 mila dollari in Al fuoco, pompieri! Forse pensava che sarebbe stato un film diverso: quando lo vide non gli piacque. Chiese di essere rimborsato. E, secondo il contratto che avevo firmato, avrei dovuto pagare io la sua quota al governo cecoslovacco. Fui accusato di sabotaggio all’economia di regime, il che all’epoca significava dieci anni di carcere. Tentai di convincere Ponti che, se avesse insistito, sarei finito in prigione, ma non servì a nulla. Fui fortunato perché intervennero François Truffaut e Claude Berri: lo liquidarono e impedirono la denuncia. Il film fu bandito in patria per vent’anni, ma venne candidato all’Oscar come film straniero

negli Stati Uniti".

Lei ha avuto un rapporto fruttuoso con la famiglia Douglas: sia Kirk sia Michael sono stati partner nella produzione di 'Qualcuno volò sul nido del cuculo'. Come mai?

"Kirk Douglas era a Praga nel 1965 per una missione umanitaria. A una festa nella quale venivano proiettati film cecoslovacchi vide il mio Gli

amori di una bionda. Chiese agli organizzatori di farmi avere un romanzo di Ken Kesey: voleva che lo leggessi in vista di un film da girare negli Usa. Gli feci sapere che ero molto interessato, ma il libro non mi arrivò mai".

E com’è subentrato il figlio Michael?

"È arrivato dieci anni dopo. Quando vivevo già da tempo negli Stati Uniti, Michael, senza sapere nulla di ciò che aveva fatto il padre, mi diede quello stesso libro. Quando ho incontrato Kirk Douglas, lui mi ha detto: “Brutto figlio di puttana, quando ti ho spedito quel romanzo non hai avuto neanche la cortesia di rispondere”. Io ho ribattuto: “Ho aspettato per mesi quel libro e non è mai arrivato, ho pensato che tu mi avessi preso in giro”. Scoprimmo che il volume non aveva superato le censure alla dogana, e nessuno dei due era stato informato. Che suo figlio Michael si sia

ripresentato dieci anni dopo è stato senz’altro un segno del destino".

Il film vinse cinque Oscar, tra cui quello al protagonista Jack Nicholson. Quanto conta nei suoi film la scelta degli attori?

"È fondamentale. Se metti insieme un buon cast, sei già a metà lavoro. Purtroppo molto raramente capisco subito qual è l’attore giusto, com’è stato il caso di Jack Nicholson. Più spesso mi sfinisco in centinaia di provini, colloqui e letture del copione. Per i ruoli minori di Qualcuno volò sul nido del cuculo ho esaminato migliaia di candidati. Per Amadeus ho chiamato oltre cento attori sia per il ruolo di Mozart sia per quello di Salieri. Per il personaggio di Andy Kaufman in Man on the moon, invece non ho fatto letture del copione: tutti gli attori americani interessati alla parte hanno dovuto mandarmi un filmato con la loro personale idea di Kaufman. Me ne sono arrivati a decine, anche da attori molto famosi. Jim Carrey spiccava su tutti: il risultato lo avete visto".

Ma gli attori non arrivano sul set stressati da tanta competizione?

"Al contrario. A questo punto tutti ci godiamo i frutti della fatica fatta in precedenza. I miei set sono pieni di armonia. In questo film, poi ho avuto

interpreti eccezionali: Skarsgärd, Bardem, Portman. Ma le assicuro che ho avuto risultati sorprendenti anche in casi in cui nessuno avrebbe scommesso una lira. Come quando ho scritturato Courtney Love in Larry Flint. Oltre lo scandalo. I produttori non la volevano per via dei problemi di alcol e droga. Ho dovuto pagare l’assicurazione di tasca mia. Courtney sul set è stata perfetta, ed ha anche vinto vari premi. È stata una delle mie più grandi soddisfazioni e anche uno dei miei investimenti migliori".

Scegli tu!
Scegli tu!

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