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Oscar, 6 statuette a «La La Land», ma il film migliore è «Moonligt»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 27/02/2017 Giuseppe Sarcina
© Fornito da Corriere della Sera

La La Land vince sei Oscar, ma non il premio più importante. Il miglior film è Moonlight, in un finale movimentato, dopo oltre tre ore di show con pochi lampi. Warren Beatty apre la busta. Suspence. Guarda il nome del vincitore, ma non lo legge ad alta voce. Passa il cartoncino a Fay Dunaway: «Vince La La Land». Il cast del musical diretto da Damien Chazelle esplode. Abbracci, lacrime, eccetera. Ma dopo qualche minuto, arriva la clamorosa, imbarazzata, correzione. Qualcuno aveva consegnato a Beatty la busta sbagliata, o meglio quella già usata poco prima per proclamare Emma Stone, migliore attrice protagonista. Vince, dunque, Moonlight, scritto e diretto da Barry Jenkins: il racconto intenso della educazione sessuale e sentimentale di un ragazzino afroamericano che vive nei sobborghi di Miami e che, crescendo, si scopre gay. Niente da fare, invece, per Fuocoammare, il documentario di Gianfranco Rosi su Lampedusa, battuto da O.J.:Made in America.

Mahershala Ali è il primo musulmano a vincere un Oscar

Lo scorso anno i movimenti per i diritti degli afroamericani avevano polemizzato con gli organizzatori, perché nessun artista nero aveva vinto un premio. L’89esima edizione degli Oscar, trasmessa in diretta dal Teatro Dolby di Los Angeles e seguita da oltre cento milioni di spettatori, è stata certamente più equilibrata: statuetta per migliore attrice non protagonista a Viola Davis, per Fences e a Mahershala Ali, il primo musulmano a vincere un Oscar, ancora per Moonlight. Grandi consensi anche per il riconoscimento a Casey Affleck, migliore attore protagonista in Manchester By the Sea, pellicola che ha portato a casa anche il premio per la migliore sceneggiatura. C’era molta attesa per la competizione tra i due-tre film che si presentavano con il maggior numero di nomination: La La Land, con addirittura 14, record storico condiviso con Titanic e Eva contro Eva. La giuria gli ha accordato 6 trofei. Oltre a Emma Stone ha scelto Chazelle, 32 anni, il più giovane regista a raggiungere il massimo traguardo. Le altre statuette sono per la fotografia, la sceneggiatura, la colonna sonora, la canzone originale.

Contro le previsioni, pochi gli attacchi a Trump

Alla vigilia erano state montate, anche un po’ ad arte, le aspettative per una serata, anzi «la» serata anti-Trump. La tribuna degli Oscar, come già quella dei Golden Globe e, in parte, dei Grammy, per marcare la distanza dal presidente. In realtà si è visto poco, molto poco. Il conduttore, il brillante Jimmy Kimmel, ha indovinato qualche battuta. La gag più riuscita con il telefonino, quando ha mandato due tweet a Trump: «Sei sveglio?» e poi: «Meryl (Streep) ti saluta». La critica più dura è arrivata dal regista iraniano Asghar Farhadi, al suo secondo Oscar, per la categoria delle pellicole in lingua straniera, Il Cliente. Farhadi non ha neanche provato a venire negli Stati Uniti. Ha spedito un messaggio: «La mia assenza è un atto di rispetto verso i miei concittadini e quelli di altri sei Paesi, colpiti da una legge disumana che vieta l’ingresso degli immigrati negli Usa. Dividere il mondo in due categorie, noi e i nostri nemici, suscita paura e una giustificazione ingannevole per l’aggressione e la guerra». Per il resto qui e là qualche altra dichiarazione dei premiati, come l’attore Gael García Bernal che con Hailee Steinfeld ha annunciato il film vincitore della categoria per l’animazione, Zootropolis: «Come messicano, come immigrato, come essere umano, sono contro ogni forma di muro che ci separa». E anche Alessandro Bertolazzi, premiato con Giorgio Gregorini (categoria Miglior trucco per Suicide Squad), ha dedicato il suo Oscar «a tutti gli immigrati». Ma è mancata l’uscita della grande star. Meryl Streep, in corsa per la migliore interpretazione, è salita sul palco solo per consegnare il trofeo agli altri. E le stelle della nuova generazione, in particolare Emma Stone e Casey Affleck, si sono limitati a discorsi pieni di emozioni e belle parole per tutti. Si è moderato persino Mahershala Ali, che pure in altre occasioni aveva contestato aspramente la linea Trump sugli immigrati musulmani.

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