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'Rosemary's Baby' ha 50 anni, i retroscena del film "maledetto per eccellenza"

Logo La Repubblica La Repubblica 10/06/2018 FILIPPO BRUNAMONTI
www_internet-Esterne WWW rosemary's baby © Fornito da La Repubblica www_internet-Esterne WWW rosemary's baby

NEW YORK - Lunedì, primo novembre 1965. In una scena di Rosemary's Baby Mia Farrow scrive sul calendario "prelievo del sangue". Capelli biondi, corpo minuto, il regista Roman Polanski la segue con la macchina da presa dall'androne del Dakota Building fino alla cucina. Il film debuttava in sala cinquant'anni fa, il 12 giugno 1968, sotto una nuvola di isterismi, taglio pixie alla testa per imitare Rosemary (contrariamente a ciò che si crede, Vidal Sassoon non ha creato il look di Mia Farrow) e sottofiloni di magia nera. L'assassinio, un anno dopo, di Sharon Tate, moglie di Polanski, per mano della family di Charles Manson, fa di Rosemary's Baby "il film maledetto per eccellenza".

Video: 'Rosemary's Baby' di Roman Polanski: il trailer

A Hollywood, produttori, sceneggiatori e registi ci avevano girato tutti intorno, ma vedevano nel libro di Ira Levin qualcosa di proibito nella sua traduzione per il cinema, capace di liberare una forza malvagia; incluso uno dei primi candidati, il maestro della suspense Alfred Hitchcock. Già a ventun anni, Levin vendeva copioni televisivi a Nbc, vincendo un Edgar Award per il romanzo d'esordio, A kiss before dying, in cui un uomo fa fuori l'amante incinta. Lo scrittore ha immaginato Rosemary's Baby come il racconto ordinario di una coppia - Guy, aspirante star del cinema, e Rosemary Woodhouse - appena trasferita al Bramford a New York. Da qui l'intuizione di miscelare l'attesa del bebè con la controcultura cristiana: siamo in pieno giugno '66, sarebbe a dire 666, "il numero della bestia", come predetto dal Nuovo testamento, Apocalisse di Giovanni.

La Chiesa di Satana ha trovato adepti a San Francisco e nell'aprile dello stesso anno Time Magazine mette questa domanda in copertina: "Is God Dead?" ("Dio è morto?"). Levin, ateo di origine ebraica, sposta la barra dell'immaginazione un po' più in là: e se Dio fosse sul serio morto e l'Anticristo stesse per rinascere? Convinto di andare incontro alle polemiche e di finire sulla lista nera di tutti gli editori, Levin avrà il suo riscatto a pubblicazione avvenuta (quattro milioni di copie).

Video: RepTv News, Pappalardo: Rosemary's baby, un libro, un appartamento e molti misteri

Truman Capote lo paragonò a Henry James. "Sapevo che questo sarebbe stato uno di quei film destinati a restare nel tempo" ci ha detto a New York Mia Farrow. Negli anni Sessanta si era fatta notare per lo show televisivo Peyton Place. "Polanski lo ha girato con una tale precisione e un senso dell'estetica che non puoi non riconoscere. Uno dei momenti che ricordo è la scena in cui devo camminare in mezzo al traffico newyorchese. Roman mi disse: tu vai, vai, vai. Non ti fermare. Noi ti seguiamo con la macchina da presa. Non è pericoloso: nessuno vorrà investire una donna incinta".

Ora Polanski è dalla parte intellettuale opposta a Mia: secondo il regista franco-polacco, il movimento #MeToo sarebbe una "isteria collettiva" e "una totale ipocrisia", ha detto a Newsweek Polanski pochi giorni prima che l'Academy lo cancellasse dai suoi iscritti per il fascicolo sulla modella tredicenne drogata e violentata nel '77. Mia Farrow, invece, è la madre di Ronan Farrow, 30 anni, firma del New Yorker, premio Pulitzer per aver pubblicato le denunce contro il produttore Harvey Weinstein, contribuendo ad alimentare il movimento delle donne in tutto il mondo.

Dissidi a parte, dopo aver diretto Per favore, non mordermi sul collo!, Polanski si aspettava un film sullo sci, Downhill Racer. Quando i suoi produttori, Robert Evans e il coraggioso William Castle, che aveva acquistato i diritti del libro prima dell'effettiva pubblicazione, hanno insistito perché leggesse Rosemary's Baby, lui ha sbuffato: "Che cosa sarebbe questo? Un melodramma da cucina?". Più sfogliava le pagine, "più mi sembrava di scavare a fondo nell'anima" facendo le 4 del mattino senza nemmeno rendersene conto. "Sono corso alla Paramount e ho detto: giriamo subito".

Un mese di lavoro sulla sceneggiatura, la scelta del cast (la coppia John Cassavetes e Mia Farrow, i vicini di casa Sidney Blackmer e Ruth Gordon, nominata all'Oscar per quel ruolo), un cameo tagliato in montaggio (Joan Crawford), musiche composte da Krzysztof Komeda (quattro mesi di coma per essere scivolato da una scarpata: la stessa sorte, coma profondo, riservata dal covo di streghe a un amico di Rosemary nel libro di Levin). Il risultato? Un successo al box office nell'estate del '68: 33 milioni di dollari - da un budget di partenza di soli 3 - e un calcio d'inizio per la realizzazione dei successivi L'esorcista e Omen. © GEDI Digital Srl Polanski all'epoca aveva 34 anni, Rosemary's Baby era il suo lasciapassare europeo negli Usa. Durante la lavorazione ascoltò solo i consigli di Otto Preminger. Robert Redford, Warren Beatty e Jack Nicholson furono presi in considerazione per la parte di Guy Woodhouse, ma il primo candidato, il più forte, era in causa con lo studio. "Cassavetes non è stata la mia migliore esperienza con un attore, se devo essere onesto" dirà Polanski, auto-direttosi in L'inquilino del terzo piano e Chinatown. "Il suo film, Faces, è uscito nello stesso anno di Rosemary's Baby. A lui piaceva improvvisare, a me no. Non si sentiva a suo agio nel ruolo. Quando un attore non ha problemi con la parte, è felice e si dimostra gentile con la troupe, il regista, chiunque gli sia intorno. Cassavetes è stato un supplizio. Non voleva nemmeno che le sarte lo vestissero: preferiva restare con le sneakers ai piedi. Gli toglievi le sneakers e cominciavano i problemi di recitazione".

Video: 'Rosemary's baby', la ninna nanna cantata da Mia Farrow

Tutti i giorni, sul set, Mia Farrow compilò un tabellone scrivendo a penna nomi e cognomi di chi era stato buono o cattivo con lei: Polanski è finito nella lista dei cattivi dopo averle fatto mangiare, per diversi ciak, un fegato crudo (Mia era vegetariana). La ninna nanna in apertura e chiusura del film, sui titoli color nastro rosa, è proprio Farrow a canticchiarla. Più per tranquillizzare se stessa che l'Anticristo che portava in grembo. 

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