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Emis Killa, il “Supereroe” rap che sconfigge i programmatori radiofonici che non capiscono l’hip-hop – VIDEOINTERVISTA

Logo Rockol.it Rockol.it 11/10/2018 Rockol.it
emis killa © Provided by Rockol.it emis killa

Un supereroe rap che dà forza ai suoi fan, che snobba i ragazzini della trap, che in un cortometraggio si batte con il fratello malvagio, che in un fumetto difende il valore della verità a tutti i costi. Un supereroe che lotta contro i programmatori radiofonici settantenni che non capiscono il suo linguaggio e che lo trattano come “un immigrato della musica”. Il quarto album di Emis Killa s’intitola “Supereroe”, 13 pezzi tra cui “Rollecoaster” e il nuovo singolo “Fuoco e benzina”, canzone scartata da Sanremo 2018 “perché considerata troppo hard, ma comunque io non ci volevo andare”. Il disco verrà suonato dal vivo nei listening party di domani a Milano e sabato a Roma. Il 9 dicembre partirà sempre da Milano il vero tour. “Sul palco non ci sarà tutta la band, solo io e il deejay. Voglio valorizzare la mia figura di performer”.

L’idea di intitolare l’album “Supereroe” è venuta dopo la partecipazione del rapper di Vimercate al programma di Niccolò Agliardi “Dimmidite”. In quella puntata si raccontava la storia di Andrea, alpino che ha guadagnato la Medaglia d’Oro al valore militare. “La moglie diceva: per i miei figli Andrea è un eroe. Da quel momento ho cominciato a pensare agli eroi che incontriamo quotidianamente, i genitori che si spaccano la schiena per i figli, oppure i medici o i pompieri, ma anche gli artisti. La gente mi scrive quelle che chiamo lettere per Dio finite sul cellulare. Chiedono consigli, mi confidano cose importanti. Perché proprio a me? Mi hanno forse preso per un supereroe? Questa cosa mi ha fatto riflettere molto. Mi ci sono rivisto perché quando avevo 14 anni ed ero un ragazzo infelice, i miei eroi erano i rapper italiani che mi facevano capire che non ero l’unico a sentirsi così”.

L’idea del supereroe si declina non solo nella canzone che dà il titolo al disco, ma anche nel fumetto di Alessandro Vitti (Marvel, DC Comics) riprodotto nel libretto del CD e in un cortometraggio con Emis Killa nei panni di un supereroe, una specie di Claudio Santamaria/Jeeg Robot che lotta contro il fratello interpretato da Giacomo Ferrara (”Suburra”, film e serie). “È una specie di puntata pilota e magari avrà un seguito. Lo metteremo su YouTube e Instagram TV e vedremo la reazione del pubblico”. Qualcuno, alla presentazione del disco, dice che gli unici a mostrarsi come supereroi oggigiorno sono certi politici. “Mi spaventano perché non hanno superpoteri, ma un potere reale. Ma non voglio parlare di politica. Cerco di non influenzare nessuno attraverso le canzoni, non sono un genitore e nemmeno un insegnante. Preferisco tenermi le idee per me. Dico però che questi leader sono violenti e aggressivi. Un politico non può parlare come farei io al bar”.

Prodotto per lo più da Don Joe e Big Fish, “Supereroe” mette assieme le varie anime di Emis Killa: il rap, la trap, il pop melodico. “‘Terza stagione’ erano un disco cupo perché vivevo un periodo cupo. Un po’ ci siamo spaventati e allora ci siamo messi al lavoro per andare in un’altra direzione. Ho dato retta a chi mi diceva di chiamare autori esterni, ma non ha funzionato, i pezzi risultavano annacquati e di conseguenza abbiamo cominciato a lavorare in modo più spontaneo. È venuto fuori comunque un disco più positivo”. Emis Killa prende le distanze dalla trap. Parla di una “ondata di superficialità lirica in cui nessuno dà il giusto peso alle parole”, ma scommette che passerà “perché la gente non è stupida. I trapper hanno tolto spazio ai rapper e si sono presi tutto. Rendo loro merito, alcuni sono bravi, ma io gioco in un altro campionato, non mi voglio mettere in competizione con i ragazzini. Penso di essere una persona profonda. Ho lottato per avere un pubblico maturo e consapevole, ho lottato per non essere considerato uno da ragazzine”.

A proposito di ragazzine, in agosto Emis Killa è diventato padre, ma ha tenuto a lungo nascosta la sua relazione con la madre della bambina, Tiffany Fortini, anche per non rovinare le fantasie delle adolescenti. “L’ho fatto per tutelare la nostra vita privata. Non mi piace il gossip, non sopporto i paparazzi. E su Internet possono pure rompere le scatole a me, che mi sono fatto la corazza, ma non alla mia fidanzata. Non voglio coinvolgerla. E poi quando ho fatto ‘Mercurio’ avevo un publico di ragazzine molto giovani e sapete come sono, no? Amano sognare, proprio come io da ragazzo sognavo Angelina Jolie. Il fatto di dichiarare di avere una fidanzata sarebbe stato controproducente per la mia carriera”.

Nel presentare la tracklist del disco su Instagram, Emis Killa ha commentato che “più che rap, sembra mitologia greca”. Si riferiva ai tanti featuring: Carl Brave, Capo Plaza (in una canzone intitolata “Cocaina”, un titolo che “per il marketing è forte, attira l’attenzione, anche se il pezzo non ha alcun messaggio particolare, è autocelebrativo”), Vegas Jones, Gemitaiz, Gue Pequeno, Pasha PG e 6ix9ine. “Che non mi è costato un euro, sono orgoglioso di dirlo. La richiesta è arrivata da loro. Il pezzo che mi hanno mandato perché facessi io un featuring non mi convinceva. Ho rifatto base e le strofe e ho messo nel disco la mia versione”.

Una delle canzoni chiave dell’album è “Donald Trump”, ma non ha nulla a che fare con il presidente americano. È un pezzo incazzoso contro i meccanismo dell’industria musicale italiana, i programmatori radiofonici, i giornalisti che “un tempo hanno provato a fare i musicisti” e… Ligabue. “Le canzoni mi fanno lo stesso effetto dell’alcol, enfatizzano i lati belli e quelli brutti. Questa esprime la mia frustrazione per essere emarginato dai canali radiofonici. Donald Trump è una metafora, perché noi rapper siamo trattati come se fossimo gli immigrati della musica. È vero che il rap fa i numeri, ma per cinquanta canzoni valide in radio ne passano due o tre”.

E il pezzo in cui dice che un tempo bastava azzeccare due canzoni poi potevi fare anche lo stesso testo per due vite e mezzo come Ligabue? “Io Ligabue lo invidio, avrei voluto farle io quelle due canzoni azzeccate. Un tempo quando facevi un bel pezzo ti veniva riconosciuto. Le hit sono merito del popolo che le fa diventare tali, un po’ del talento e un po’ del culo. In quanto alle radio, dico che fanno ancora la differenza. Quando passano un mio pezzo i numeri si vedono, ma oggi il gusto del popolo non coincide con quello della radio. Fortunatamente le piattaforme come Spotify hanno reso l’ascolto più democratico. Credo, però, che anche i programmatori stiano capendo che il nostro è un genere che rispecchia il gusto della gente, Finalmente cominceranno a trattarci da artisti e non da outsider”.

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