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Enrico Nigiotti e la sua 'Cenerentola': "Ci sono tutti i miei lividi, è il mio diario e il diario di tutti"

Logo Rockol.it Rockol.it 14/09/2018 Rockol.it
Enrico Nigiotti © Provided by Rockol.it Enrico Nigiotti

È con un deciso accento livornese che Enrico Nigiotti parla dell’amore e del dolore che hanno segnato la sua - come, del resto, quella di tutti – strada, artistica e personale. Entrambi sono confluiti prepotentemente in “Cenerentola”, il terzo album, uscito oggi, 14 settembre, dell’artista e il primo dopo l’esperienza di X Factor 2017, dove Nigiotti si è aggiudicato il terzo posto e il favore del pubblico, grazie soprattutto al suo inedito “L’amore è”. Non fatevi ingannare, però, perché nonostante il chitarrista sia passato dai talent – prima del programma targato Sky, Nigiotti ha fatto tappa, nel 2009, da Amici di Maria De Filippi – a sentirlo parlare del suo (o della sua?) “Cenerentola” non si direbbe. “Cenerentola sono io, è il simbolo della mia storia, è il riscatto, la rinascita”, ci spiega. Già, perché tra alti e bassi il cantautore toscano, classe 1987, non era mai arrivato al punto in cui si trova ora, con la possibilità di raccogliere tutto quanto scritto negli ultimi tre anni - "Il pezzo più recente è ‘Campari soda'" - e metterlo insieme in un album che narra le strade polverose battute nel tentativo di rendere la musica il suo mestiere, come la copertina del disco, un sporco Nigiotti in tuta la lavoro, racconta: “Sono sporco per far capire la fatica, i lividi, l’esperienza”. Ciononostante, l’album, spiega l’artista, “è molto positivo”: “Tutto quello che ho vissuto, discese e salite, sono presenti in maniera positiva”. Uno spirito, sottolinea, che ha caratterizzato anche le sessioni con i musicisti che hanno lavorato al disco, alle quali Nigiotti ha voluto essere sempre presente: “Sono sempre stato in studio a vedere i musicisti, per essere cosciente e vedere la loro rivisitazione. Anche loro erano più contenti. C’era molta sintonia. Ci hanno lavorato con piacere e forse è anche per questo che l’album è così positivo”. 

Condotta dalle indicazioni del suo autore, la squadra che ha suonato e arrangiato i brani di “Cenerentola” ha dato vita a un disco musicalmente molto diverso, che il cantautore livornese presenta come fosse composto dalle varie regioni d’Italia, tutte di gran lunga differenti tra loro ma accomunate da un’unica lingua. E se Nigiotti ora si sente più vicino alla realizzazione del suo desiderio di vivere di musica, c’è un altro grande sogno che l’artista è riuscito a rendere realtà, un sogno che ha preso la forma della traccia d’apertura del disco, “Complici”, in featuring con Gianna Nannini. “Io sono cresciuto con Gianna e Vasco. Il duetto con la Nannini è stato bello proprio perché io con lei ci sono cresciuto”. Che il secondo sogno nel cassetto sia allora quello di una collaborazione con il Blasco? Nigiotti ride: non ci si avvicina nemmeno con il pensiero, come fosse puntare alla luna. E se gli domandi per chi vorrebbe scrivere, il cantautore – che ha appena consegnato un brano, “Le due finestre”, a Laura Pausini – è più che democratico: “Per tutti, io faccio musica”. Ma poi aggiunge: “Per artiste femmine”. Torna titubante, ripensando con nostalgia a quel “per tutti”, e rettifica: “Ma anche maschi”. 

È difficile prescindere dalle esperienze televisive di Nigiotti, che sul piccolo schermo è apparso anche come concorrente, tra le Nuove Proposte, di Sanremo 2015, con il brano “Qualcosa da decidere”, quando si guarda alla sua storia. “Da queste esperienze, televisive e professionali, soprattutto nel caso dei talent” – spiega il cantautore ripercorrendo con la mente Amici, Sanremo e X Factor – “ho capito che la musica non è solo una passione, ma è un lavoro, con diritti e doveri”. Quanto al successo istantaneo che troppo spesso si rivela una fumosa chimera, Nigiotti, che l’ha sperimentato sulla sua pelle, ha le idee chiare: “La tv è il mezzo più veloce per arrivare alle persone, ma non per rimanere. Ti rende in un secondo da sconosciuto a conosciuto”. Bello com’è, poi, il cantautore non ha avuto troppe difficoltà a bucare lo schermo negli anni, ma non è mai stato troppo interessato al successo per il successo, cercando sempre di mettere davanti la sua musica. Anche all’ultima edizione di X Factor è andata così: “Il disco di cover di X Factor non l’ho pubblicizzato per niente. Non m’interessava, non era roba mia”. La “roba” di Enrico è il “grande campo semantico nel quale puoi inserire qualsiasi cosa”, costituito “dalle emozioni che proviamo più spesso”: “stiamo parlando di gioia e tristezza”, spiega, parafrasando quanto detto in precedenza a proposito di amore e dolore. Lo illustra così Nigiotti: “Nel disco si parla di varie forme dell’amore, come l’amore per una donna, per un amico, per il lavoro. Lo stesso vale per il dolore. Sono le emozioni più importanti. L’amore può essere nel dolore e nel dolore ci può essere l’amore, vivono insieme. E l’album è come se fosse il mio diario e il diario un po’ di tutti”. 

Tre date nei teatri – Milano, Livorno e Roma – anticiperanno, a partire dal prossimo 3 dicembre, con il live meneghino, il tour invernale del cantautore a supporto del disco. Niente allori, però: “Intanto mi rimetto al lavoro, cerco di lavorare tanto”, asserisce Nigiotti, che ancora fatica a farsi prendere sul serio da chi, sbagliando, gli attribuisce una leggerezza che basta ascoltare con attenzione “Cenerentola” per mettere da parte. “Non che io sia Brad Pitt, ma forse se fossi nato più brutto sarei ascoltato in maniera diversa dalle persone. O forse vengo preso con leggerezza perché sono toscano”, scherza. Per poi concludere, con un sorriso: “Ma meglio così, preferisco stupire”.

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