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I Rolling Stones eliminano 'Brown Sugar' dal tour Usa a causa del contenuto considerato "sessista"

Logo La Repubblica La Repubblica 13/10/2021
© Fornito da La Repubblica

I Rolling Stones hanno eliminato uno dei loro più grandi successi, Brown Sugar, dalla scaletta dei concerti che stanno tenendo in questi giorni negli Stati Uniti. La decisione segue le critiche alla canzone per i riferimenti alla schiavitù e al sesso con donne nere. E questo nonostante Mick Jagger, che scrisse il testo della canzone nel 1969 negli studi di Muscles Shoals di Sheffield, in Alabama, rivolga aperte critiche nei confronti degli schiavisti.

A confermare la notizia è stato Keith Richards, il chitarrista della band in un’intervista al Los Angeles Times, che si è detto comunque molto sorpreso dalle persone che volevano “seppellire” Brown Sugar, un brano che gli Stones suonano dal vivo dal 1970 e che hanno pubblicato nell’album Sticky Fingers nel 1971: “Non hanno capito che questa era una canzone sugli orrori della schiavitù?”, ha detto il musicista inglese, 77 anni. Il quale ha poi concluso di sperare che “saremo in grado di resuscitare la bambina nella sua gloria da qualche parte lungo il cammino”.


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Mick Jagger ha detto al giornale che la ragione per cui non suoneranno il brano in questo tour stava nella difficoltà di compilare una scaletta per gli spettacoli negli stadi. “Abbiamo suonato Brown Sugar ogni sera dal 1970, quindi abbiamo pensato che per ora lo mettiamo fuori e vedremo come va”, ha detto. Ma, ha aggiunto, “potremmo inserirlo di nuovo”. Nel corso degli anni Brown Sugar è stata la seconda canzone più suonata dal vivo della band dopo Jumpin' Jack Flash.

Discutendo la canzone in un’intervista del 1995 con la rivista Rolling Stone, Jagger ammise di provare un certo imbarazzo nel rileggere il testo: “Non scriverei mai quella canzone oggi. Probabilmente mi censurerei. Penserei, 'Oh Dio, non posso. Devo fermarmi'. Dio sa di cosa sto parlando in quella canzone. È un tale miscuglio. Tutti gli argomenti sgradevoli in un colpo solo”. L’anno scorso il produttore Ian Brennan ha criticato la decisione della band di continuare a “suonare e trarre profitto” dalla canzone, che secondo lui glorifica la schiavitù, lo stupro, la tortura e la pedofilia.

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