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Marc Ribot e le sue "Songs of Resistance": "Con Tom Waits ho tradotto in inglese 'Bella ciao' perché volevo la capissero tutti" - video

Logo Rockol.it Rockol.it 12/09/2018 Rockol.it
Marc Ribot © Provided by Rockol.it Marc Ribot

 “Bella ciao” è tornata di attualità. La storica canzone della resistenza è stata reinterpretata centinaia di volte ma avuto una nuova vita, è tornata in classifica grazie ad improbabili versioni remixate derivate dalla sua inclusione ne "La Casa di Carta", serie spagnola portata al successo da Netflix. Ma in questi giorni esce un'altra versione, molto diversa e molto affascinante. E' stata incisa ben prima de "La casa di carta": la contemporaneità è un caso. E' cantata da Tom Waits, che alterna l’inglese e l’italiano. Ma il responsabile non è lui, ma Marc Ribot, suo storico collaboratore. E' inclusa in “Songs of Resistance 1942 – 2018 - Goodbye Beautiful”, in uscita venerdì 14.

Marc Ribot è probabilmente uno dei più grandi chitarristi in circolazione - anche se non è un nome noto come quello di Tom Waits. Ha collaborato con Costello, Springsteen, Caetano Veloso, Elton John, Robert Plant. Ma la sua vocazione sono il jazz e l’avanguardia, quella del giro newyorchese di John Zorn. E’ uno dei pochi davvero capaci di passare dalla sperimentazione alle canzoni - e qua si è dedicato a questa forma. Nell'album, oltre che con Waits collabora con Steve Earle, Meshell Ndegeocello, Justin Vivian Bond, Fay Victor, Ohene Cornelius e Sam Amidon. "Bella Ciao" corona un lavoro dedicato alla resistenza, ma in chiave attuale.

“Poche cose mi piacciono come far cantare e ballare le persone”, ci ha raccontato quando l’abbiamo intervistato, raggiunto al telefono nella sua casa di Brooklyn. E qua si canta e si balla, e si riflette. “Nel 2016 ero pronto a incidere un disco con la mia band, i Ceramic Dog, ma poi è arrivata l’elezione di Donald Trump e ho pensato che non c’era bisogno di un altro album su di me e sulle mie liti con la mia fidanzata. Ho pensato alla parola resistenza, ma ho voluto fare un disco sul presente, non di archivio, per raccontare quello che sta succedendo. Era già pronto un anno fa, ma poi la casa discografica che per mesi mi aveva promesso di pubblicarlo ha cambiato idea. Così, grazie a Tom, sono arrivato alla -Anti”.

Solo sulla versione di “Bella ciao” ci sarebbe da scrivere un trattato: dall’arrangiamento quasi klezmer (Ribot è ebreo e ha spesso collaborato alla riscoperta di questa musica con John Zorn), volutamente distante dalla versione dei Modena City Ramblers (che Ribot dice di conoscere bene).  “E' in inglese perché volevo la capissero tutti. Tom ha contribuito in maniera decisa, l’ha scelta personalmente, suona come un vecchio “partigiano””. La traduzione è letterale e l’effetto è da brividi.

Ma il disco non si ferma qua: il messaggio non è solo quello della resistenza, ma quello della diversità musicale. Steve Earle in “Srinivas” racconta la storia di un indiano ucciso perché scambiato per mussulmano con un crescendo rock. “Rata de dos Patas” è un brano latino danzereccio che riporta ai tempi dei Cubanos Postizos, il suo stupendo lavoro di riscoperta della musica cubana. “The Militant Ecologist” riprende in maniera eterea un altro classico della resistenza italiana, “Fischia II Vento”, con la voce di Meshell Ndegeocello. Big Fool riporta alle speerimentazioni elettriche dei Ceramic Dog. “Ain’t Gonna Let Them Turn Us Round” è un country rock. “John Brown” è tra il jazz e il philly sound (anche qua recentemente rivisitato da Ribot in concerto con una formazione di fiati).

Insomma: potrete arrivare a questo disco attirati da Tom Waits, ma anche rimandando sul piano strettamente musicale, “Songs of resistance” è un gran lavoro. Complesso, ricco di sfumature, ricco di diversità. Un disco che insegna che la realtà non è bianca o nera, e che riconoscere, accettare e sostenere la diversità è la più grande forma di resistenza umana che si può avere contro chi la rifiuta e costruisce muri.

Scegli tu!
Scegli tu!

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