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Il regista de Il Signore degli Anelli fa "rivivere" i Beatles

Logo Il Giornale Il Giornale 25/11/2021 Carlo Lanna
© Fornito da Il Giornale

È stata la band inglese che, tra gli anni ’60 e gli anni ’70, ha rivoluzionato il mondo della musica. I Beatles non avrebbero bisogno di presentazioni. Un nome e una garanzia. Sono entrati nell’immaginario di tutti e oggi sono una parte integrante della cultura pop moderna. A celebrare il mito dei Beatles ci ha pensato Peter Jackson con un documentario dal titolo Beatles: Get Back, in streaming su Disney+ dal 25 novembre. Un progetto di grande spessore quello che è stato realizzato dal regista de Il Signore degli Anelli e vincitore di tre Premi Oscar, e che abbiamo potuto sbirciare in anteprima. Non il semplice documentario ma un qualcosa di ben più ambizioso che racconta i Beatles nel loro momento di massimo splendore. Il gruppo è stato fondato a Liverpool nel 1960 ed è rimasto attivo per un decennio con la sua formazione originaria. Composta da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Star (chiamato a sostituire Pete Best), i Beatles hanno rappresentato un vero e proprio fenomeno di massa, cambiando non solo la musica ma anche il costume, la società e influenzando la pop art.

Un studio di 150 ore di filmati inediti, di cosa parla "Beatles: Get Back"

Nei tre episodi che compongono il documentario, il regista neozelandese ha voluto ricordare il gruppo musicale in un periodo molto particolare della loro carriera, aprendo una finestra su quel gennaio del 1969. La docuserie racconta il processo creativo dei Beatles mentre erano al lavoro su 14 nuove tracce per il loro primo concerto dal vivo, dopo due anni di silenzio. Un concerto che rappresenterà poi il canto del cigno per la celebre band britannica. E Peter Jackson scopre i retroscena di quei giorni così febbrili, riscoprendo alcuni filmati girati da Michael Lindsay-Hogg e rimasti dimenticati per un lungo periodo di tempo e che all’epoca sono stati girati nei 21 giorni che hanno preceduto il fatidico concerto.

Peter Jackson ha avuto l’accesso a 150 ore di registrazioni audio e 60 ore di filmati. L’unico che in 50 anni è riuscito a mettere mano a questo tesoro. Una volta assemblato il materiale, Peter Jackson ha rimasterizzato i filmati portando alla luce un ritratto vero e sincero dei Beatles. Infatti, dai primi minuti del documentario si nota una fotografia intima della band, che umanizza tutti i componenti, facendo emergere luci e ombre di John Lennon & co. Da quel concerto sul tetto del Savile Row a Londra sono state lasciate ai posteri hit come "Abbey Road" e "Let it be".


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Un lavoro che è durato ben 4 anni

Un progetto ambizioso e fiore all’occhiello per il regista che, intervenuto in un incontro stampa virtuale, ha affermato che ha lavorato 4 anni per realizzare il documentario. Serio, compito e con un parlantina spigliata, ha rivelato le emozioni provate nel rimasterizzare quei filmati così inestimabili. "Ora so che sono umani. Finalmente sono riuscito a guardarli non come musicisti ma come persone, riuscendo a capire cosa c’è oltre l’arista – rivela -. In quei momenti i Beatles sapevano di essere filmati ma non sempre gradivano. Per questo, oltre ai video ci sono le registrazioni audio. Il regista spegnava la telecamera ma lasciava acceso il microfono – aggiunge -. Sono un loro grande fan e mi ha emozionato tantissimo realizzare il documentario. Ho impiegato così tanto tempo anche a causa della pandemia. Il primo disco? Ho comprato il loro album con i miei risparmi. È stato il primo in assoluto. Tutto nasce perché ho voluto lasciare un ricordo giocoso di quel periodo così magico".

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