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La Via Francigena a puntate: da Siena a Viterbo

Logo DoveViaggi DoveViaggi 21/03/2017 Stefano Mazzotti

Si torna a camminare lungo il tratto toscano della Via Francigena, partendo da uno dei suoi luoghi-icona, Siena, punto di partenza della tappa (25,7 km., circa 6 ore 30 minuti) che conduce a Ponte d’Arbia. Il percorso, dopo aver lasciato la città attraverso Porta Romana, una delle antiche della cinta muraria che fiancheggia l’antica Via Cassia, si sviluppa prima su aeree creste che dominano la terra rossa e poi in ampie vallate.

All’ora di pranzo si giunge alla Grancia di Cuna, una fattoria fortificata sviluppatasi sul luogo dove, in età medievale, doveva trovarsi un ospizio o un ospedale per l’accoglienza dei pellegrini della Via Francigena. Nel pomeriggio, invece, si prosegue lungo il sentiero costeggia la ferrovia a binario unico fino a Grosseto: l’atmosfera è da far west nostrano. Si arriva quindi a Ponte d’Arbia, minuscolo paese alla congiunzione tra il torrente Arbia e la via Cassia. Qui si può cenare al ristorante Il Pontee trovare accoglienza presso il Centro Cresti o all’affittacamere Martelli che si affaccia sul fiume.

Il giorno appresso, ci si prepara per la seconda tappa: da Ponte d’Arbia a San Quirico d’Orcia, 26 km, circa. 6 ore. Si sale lungo le dolci colline puntellate di cipressi e si cammina in cresta; la rugiada del primo mattino disegna arabeschi sulle tele di ragno e in lontananza si scorge Buonconvento, affascinante borgo medievale e anticamera della Val d’Orcia. Qui comincia la strada del Brunello, un lungo e tortuoso sentiero che si sviluppa tra interminabili filari di viti, interrotti da spaccature nel terreno argilloso che fanno emergere una terra dura e rossiccia, le Crete senesi. L’azienda agricola Caparzo è un buon punto dove fermarsi, a metà tappa, per gustare un buon bicchiere di vino, godere del Pilgrim’s break sull’assolata terrazza e acquistare una bottiglia di Brunello di Montalcino da infilare nello zaino per le prossime tappe.

Dopo aver passato Torrenieri, si riprende l’asfalto seguendo il percorso della vecchia Cassia, ormai priva di traffico: qui la Via Francigena si interseca con il tracciato dell’Eroica, la corsa non competitiva, riservata alle biciclette d’epoca, in programma ogni prima domenica di ottobre tra le colline del Chianti.

Scendendo lungo gli ampi tornanti, si scorge in lontananza un grande casolare semidiroccato che fa da guardiano alla vallata e sulla collina si erge San Quirico d’Orcia, dove si giunge al termine di una lunga salita nel bosco. L’arrivo in salita è faticoso, ma la vista dell’antica Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta (XII sec.) appaga i sensi del pellegrino. Molti hotel e B&B dove pernottare, altrettanti gli esercizi dove gustare le specialità del luogo, uno su tutti il Ristorante da Ciacco (Via Dante Alighieri 30A, tel. 0577897312).

Il giorno successivo ci attende una delle tappe più lunghe e impegnative di tutta la Via Francigena: si lascia San Quirico alla volta di Radicofani, percorrendo 32 km in circa 8 ore di cammino attraverso la Val d’Orcia. Il primo paese che si incontra è Vignoni Alto, minuscolo e silenzioso borgo di case in pietra, in cui il tempo sembra essersi fermato al Medioevo: sembra l’ambientazione ideale per Non ci resta che piangere con Benigni e Troisi. Una ripida discesa su sterrato conduce a Bagno Vignoni, purtroppo invasa dai pullman di turisti che vengono ad ammirare la vasca termale in cui si bagnarono Santa Caterina da Siena e Lorenzo de’ Medici.

Attraversdato il torrente Orcia su ponte moderno che ha sostituito quello antico, di cui si scorgono ancora i resti, si risale verso Castiglione d’Orcia, dominata dall’imponente Rocca di Tentennano, un bastione di roccia, spazzato dal vento, posto a controllo della Via Francigena. La leggenda racconta che Santa Caterina da Siena, ospite per lunghi mesi nella rocca, qui imparò a leggere e scrivere grazie a un miracolo divino.

Il sentiero continua e il paesaggio si fa più selvaggio e aspro, le fonti d’acqua diminuiscono e inizia la lunga salita verso Radicofani, posta su un colle ad oltre 800 metri di quota. Qui tra il XIII e il XIV secolo pose il suo dominio il bandito Ghino di Tacco, erede di una nobile famiglia senese, che, cacciato dalla sua città, esercitò il brigantaggio ai danni di nobili, mercanti, preti e pellegrini. Nonostante la sua occupazione non proprio nobile si meritò da Boccaccio l’appellativo di “brigante buono”, una sorta di Robin Hood in salsa toscana. La meastosa rocca di Radicofani, risalente all’epoca carolingia, è visibile a molti chilometri di distanza e domina tutta la vallata, ergendosi contrapposta al Monte Amiata. Nonostante la stanchezza del lungo percorso vale la pena salire gli ultimi metri per visitarla e godersi il tramonto e la vista panoramica.

I pellegrini troveranno accoglienza presso il Rifugio Comunale Gestri (tel. 331.52.91.556) ma non mancano i piccoli B&B e gli affittacamere. Numerosi i ristoranti dove gustare i pici all’aglione e altre specialità locali.

Pellegrini sulla strada per Proceno © Fornito da DoveViaggi Pellegrini sulla strada per Proceno

Pellegrini sulla strada per Proceno

La tappa successiva Radicofani-Acquapendente (24 km; 6 ore circa) lascia la Toscana per addentrarsi nel Lazio. Si comincia con la lunga e spettacolare discesa da Radicofani fino alla Valle del Paglia, dove si riprende la Cassia; qui vi sono due opzioni, la più breve porta i pellegrini a costeggiare la statale, assai trafficata e pericolosa, fino ad Acquapendente; in alternativa, allungando l’itinerario di qualche chilometro (32 km in tutto), si segue una strada poco trafficata che ben presto lascia spazio a un sentiero, battuto da pastori con greggi che risalgono le creste delle colline, dando vita a uno scenario bucolico. Si passa a Proceno, delizioso borgo dove si può decidere di pernottare se si è troppo stanchi, magari nell’Albergo diffuso Il Castello.

In alternativa si continua fino ad Acquapendente: qui i più stoici potranno alloggiare nella Casa del Pellegrino (tel. 339 8499965), struttura spartana senza riscaldamento, o in uno dei B&B del paese. Da non mancare la visita della suggestiva cripta del Santo Sepolcro, consacrata dal Vescovo d’Orvieto Aldobrandino nel 1149, che racchiude al suo interno l’edicola del Santo Sepolcro, la copia più antica rimasta in Europa dell’originale gerosolimitano.

La tappa seguente, da Acquapendente a Bolsena (22 km, circa 5 ore e 30 minuti), si sviluppa inizialmente su un ampio pianoro tra i campi fino a San Lorenzo Nuovo dove ci si affaccia su un ampio balcone naturale che dà sul lago di Bolsena, il lago di origine vulcanica più grande d’Europa. La seconda parte della tappa, più varia e paesaggisticamente più godibile della precedente, scende all’interno del grande cratere vulcanico e conduce a Bolsena tramite un piacevole percorso su strade sterrate, in un continuo saliscendi tra uliveti, prati e boschi, con i bei panorami del lago sullo sfondo.

Nell’antica città etrusca, Volsinii, distrutta dai Romani nel 264 a.C., vi sono numerose possibilità di alloggio, sia religioso (Casa di preghiera Santa Cristina, tel. 346 6044158) che laico (Agriturismo Le Vigne). Da visitare la cappella del Corpus Domini, sede del miracolo eucaristico avvenuto nel 1263, e la rocca Monaldeschi, con il quartiere medievale arroccato, costituito da stretti vicoli che digradano verso il centro storico.

Il giorno successivo si lascia Bolsena in direzione di Montefiascone (18 km, circa 4 ore e 30 minuti): il sentiero lascia le coste del lago e inizia a salire tra vallette incontaminate e disabitate, tra saliscendi nei boschi intervallati da ampi uliveti. Si arriva a Montefiascone in salita e si incontra il cartello che indica il centesimo chilometro da Roma, la meta è vicina.

La città è posta sulla cinta del cratere Volsino, tra il lago di Bolsena e la statale Cassia, a 640 metri di altezza. Dalla sommità della torre del Pellegrino all’interno del Palazzo dei Papi si ammira il panorama che va dal mar Tirreno alla Maremma: si scorge ancora la puntuta torre di Radicofani, a due giorni di cammino, tutto il lago di Bolsena con le bellissime isole Martana e Bisentina, Viterbo e, in fondo in fondo, la penisola dell’Argentario e l’isola di Giannutri. Vi sono 3 strutture di accoglienza religiosa: Convento dei cappuccini, Domus Peregrini, Monastero di San Pietro e numerose strutture turistico-alberghiere.

A Montefiascone non può mancare un assaggio di Est!Est!Est!, il vino bianco reso famoso nel XII secolo da Johannes Defuk, vescovo al seguito dell’Imperatore Enrico V, e dal suo servitore Martino, grandi estimatori del nettare locale.

L’ultima tappa Montefiascone-Viterbo (18 km, circa 4 ore e 30 minuti) è relativamente facile e spettacolare per la prima metà. Si cammina infatti sull’antico basolato della via Cassia, ancora in ottime condizioni. Si attraversa quindi un tratto collinare, con bei panorami su Montefiascone e Viterbo.

Scesi nella piana si può avere un po’ di ristoro alle terme del Bagnaccio, una serie di pozze di acqua calda, da sempre frequentate dai pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena.

Arrivati a Viterbo, la Città dei Papi (nel XIII secolo fu sede pontificia e per circa 24 anni il Palazzo Papale ospitò alcuni papi), ci si perde nel quartiere medievale di San Pellegrino, uno dei meglio conservati in Italia e probabilmente al mondo. Il 25 marzo di ogni anno a Viterbo si svolge la Fiera dell’Annunziata: dall’alba al tramonto centinaia di bancarelle invadono le piazze e le vie principali del centro cittadino, con i loro colori, l’allegria, i profumi. In esposizione tantissimi prodotti, dall’artigianato all’abbigliamento, dai giocattoli alle piante, a mille curiosità.

A Viterbo è possibile alloggiare al convento dei Cappuccini (tel. 0761 220761), poco fuori dal centro storico, o in uno dei molti B&B nel quartiere medievale. Viterbo è l’ultima città prima di immergersi nei piccoli borghi della Tuscia e giungere a Roma, meta finale del viaggio.

Un cippo della Via Francigena © Fornito da DoveViaggi Un cippo della Via Francigena

Un cippo della Via Francigena

Informazioni utili

Per approfondimenti e descrizione tecnica delle tappe consultare il sito ufficiale della Via Francigena: viefrancigene.org

La guida Stefano Mazzotti

Stefano Mazzotti sarà uno degli animatori di SLow Happy Hour, ciclo di convegni dedicati ai cammini, organizzati da SloWays e e Sogni in Cammino, in collaborazione con Radio Popolare e Radio Francigena. Appuntamento fissato per mercoledì 22 marzo a Milano, presso il Gogol’ Ostello e CafTé Letterario, in via Chieti 1, dove si terrà il primo incontro: media partners dell’evento, patrocinato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene, . La prima serata, dal titolo “La Via Francigena, un’emozione lunga mille chilometri”, vedrà alternarsi sul palco Alberto Conte e Stefano Mazzotti con storie di incontri, aneddoti e fotografie lungo il più bel cammino italiano.

L’autore dell’articolo è infatti Guida Ambientale Escursionistica. Camminatore, ciclista, scialpinista e blogger (sognincammino.com) ha percorso a piedi la Via Francigena, la Via degli Abati, il Sentiero del Viandante, la Via dei Monti Làttari, l’Alta Via dei Monti Liguri, alcuni tratti delle Dolomiti. Nel 2016, per conto di SloWays, ha posizionato la segnaletica della CicloVia Francigena dal Passo del Gran San Bernardo a Roma.

Nella primavera 2017 condurrà due tour guidati in alta Tuscia, da Montefiascone a Sutri. Info: sloways.eu

Si cammina da Siena a Ponte d'Arbia, lungo la Via Francigena. © Alberto Conte e Stefano Mazzotti Si cammina da Siena a Ponte d'Arbia, lungo la Via Francigena.
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