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Calendario Pirelli 2018, Naomi Campbell: "Rivoluzione afro a colpi di foto"

Logo Quotidiano.Net Quotidiano.Net 11/11/2017 EVA DESIDERIO, inviato a New York
© SE Poligrafici(wf)|#ANSA

New York, 11 novembre 2017 - «Non ni sono mai sentita così felice nella mia pelle prima d’ora», confida Naomi Campbell, sempre splendida anche ora che ha 47 anni, mentre sorseggia un bicchiere di acqua molecolare che «ti fa diventare più giovane» e si accarezza i lunghi capelli stavolta ricci. È sempre lei la Venere Nera, la regina di passerelle e campagne, alla sua quarta partecipazione al Calendario Pirelli.

FOTO / Il backstage

Naomi, voleva essere lei Alice? 

«Nooooo! Adoro essere il Boia Reale col mio fratello preferito al mondo, P.Diddy Sean Combs. L’intero concetto di questo calendario è stupefacente. Tim Walker ha inventato una storia davvero tutta nuova e sono felice di questa quarta partecipazione. La prima volta avevo sedici anni nel The Cal del 1987, scattato da Terence Donovan. Anche allora con all black cast, poi a ogni decade della mia vita ai 30 e 40 anni sono stata chiamata, fino a oggi per questo messaggio di uguaglianza».

Pensa che siamo di fronte a un Rinascimento Black?

«Il popolo nero è da molto tempo che si trova in un proprio Rinascimento, solo che questo non viene comunicato. Non c’è visibilità per la nostra arte. Ci sono tante storie che i media non raccontano. Ma ora basta, non si può più ignorare per esempio che il Rock and Roll è stato superato dall’Hip Hop o dal Rhythm and blues. La moda poi sta facendo molto finalmente, penso a Gucci e a Marc Jacobs che usano molti modelle e modelli di colore. Fino a pochi anni fa non era così. Ora col The Cal ancora all black ci troviamo in un momento perfetto, questo è un tempo nuovo, di cambiamento. Ripenso sempre a Gianni Versace che mi ha lanciato, e a Franca Sozzani col numero di Vogue Italia ‘Black Issue’ del luglio 2008: lei ha aperto la strada, oggi sarebbe orgogliosa e felice di questo calendario Pirelli e del mio essere insieme a Marco Tronchetti Provera, Tim Walker, Sean Diddy Combs, Lupita Nyong’o, Edward Enninful per questa Alice nel Paese delle Meraviglie così rivoluzionaria. Ogni giorno io prego per Franca e per Gianni».

Quando si è accorta della discriminazione razziale?

«Solo quando sono arrivata negli Stati Uniti dove ancora si sente molto. A Londra e a Roma, dove ho vissuto da piccola, era più soft. Mia madre Valerie mi ha cresciuta con l’idea che dovunque mi trovassi avrei meritato pari opportunità e continuerò a far sentire la mia voce fino a quando non ci sarà una giusta parità. Per me però finora non c’è mai stata una barriera di colore».

In questi giorni si parla molto di Hollywood Babilionia. Cosa ne pensa? Lei è mai stata molestata?

«No, mai molestata. Sono sempre stata esplicita e diretta, fin dai tempi della scuola. Ho fatto tutto da sola, non mi sarei rispettata se fossi scesa a compromessi. Sulle storie di cui tutti parlano no comment, sono qui per il Pirelli 2018. Posso solo dire che è sempre una cosa buona fare un po’ di pulizia».

Alice in bici a Central Park

Tim Walker stavolta ha sperimentato anche un tipo di bellezza deformata. Per lei cos’è la bellezza?

«È una componente di molte cose. La bellezza è come ti poni con gli altri. Io non penso a essere giovane, penso a essere me stessa, fedele a me stessa. All’inizio non capivo la mia bellezza, correvo da una passerella all’altra e da uno stilista all’altro, secondo la loro estetica. Invece devi essere in grado di cambiare e puoi solo farlo da dentro. Devi sapere da sola di essere bella, a tuo agio. Non te lo deve dire nessuno».

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