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Congiuntivite da inquinamento: lo smog danneggia gli occhi

Logo OK Salute OK Salute 27/01/2020
© non disponibile

Chi pensa che l’inquinamento cittadino sia una minaccia solo per i polmoni e prova a difendersi con una mascherina quando esce in mezzo al traffico dovrebbe considerare un altro problema. Si tratta della

cosiddetta congiuntivite urbana o congiuntivite da inquinamento. È uno stato infiammatorio dai sintomi simili a quelli di un’allergia stagionale:

  • bruciore,
  • arrossamento,
  • sensazione di corpo estraneo,
  • tendenza a sbattere ripetutamente le palpebre.

Congiuntivite da inquinamento: lo studio svolto in Lombardia

A dimostrare la correlazione tra la qualità dell’aria cittadina e la salute

degli occhi è uno studio pubblicato dalla rivista scientifica internazionale Seminars in Ophtalmology. «Tra gennaio e dicembre 2013, nei giorni di maggiore presenza di inquinanti (PM2,5 e PM10) al suolo sono stati monitorati e incrociati i dati delle centraline dell’Agenzia regionale per la

protezione ambientale della Lombardia e il numero di accessi di pazienti pediatrici nei pronto soccorso della regione». A rivelarvo è il primo autore della ricerca, Paolo Nucci, professore ordinario di malattie dell’apparato

visivo all’Università degli Studi e direttore della clinica oculistica dell’ospedale San Giuseppe di Milano.

Congiuntivite urbana colpisce soprattutto i bambini

«Si è osservata una corrispondenza statisticamente significativa tra l’accesso di bambini con disturbi oculari aspecifici, simil allergici, e l’alta concentrazione di inquinanti. Il campione esaminato, però, non

riportava una chiara evidenza di patologia allergica. Si è pertanto arrivati alla conclusione di congiuntiviti da inquinamento. Tale fenomeno era stato già descritto in passato, ma questo studio ha evidenziato una

relazione diretta».

Secchezza da smog

L’indagine ha riguardato i bambini perché, a causa della loro altezza, sono i più esposti alle polveri sottili, che si depositano a terra. Conosciute con le sigle PM, che sta per particulate matter (particolato), queste particelle sono di diverso tipo. Alcune sono grandi o dense abbastanza da poter essere viste come polvere o fumo. Altre sono così piccole che possono essere individuate solo con un microscopio elettronico.

Congiuntivite da inquinamento: le polveri sottili sono le più pericolose

«I famigerati PM2,5, PM5 e PM10 hanno dimensioni e peso molecolare così modesti da riuscire a penetrare facilmente nel nostro organismo. Qui possono intaccare tutte le mucose, non solo quella nasale e boccale, ma anche la mucosa di rivestimento dell’occhio, ovvero la congiuntiva». «In un ambiente sensibilmente inquinato, l’occhio tende a seccarsi. Questo avviene perché le polveri assorbono i liquidi che costituiscono il film lacrimale, un importante elemento di protezione. Se il film lacrimale è particolarmente secco, l’occhio ha meno ossigeno (ipossia). Di conseguenza produce citochine infiammatorie che portano all’infiammazione cronica, responsabile di una serie di fastidi, dalla sensazione di corpo estraneo all’ammiccamento fino all’arrossamento (iperemia)».

Si rischia che diventi cronica. Importante andare subito dallo specialista

Ai primi segnali di fastidio avvertiti dal bambino occorre consultare un oculista. Se trascurata, infatti, la congiuntivite urbana può portare a complicanze. La più nota è la sindrome da occhio secco (o dry eye) pediatrico. «Il dry eye è una patologia tipica degli over 60», spiega Nucci. «Ma se subentra in giovanissima età può accelerare il processo fisiologico di riduzione della qualità delle lacrime proprio dell’anziano rendendo, in alcuni casi, molto difficile lavorare su schermi. È stato osservato che se tale condizione compare precocemente finisce per cronicizzare, rendendo sempre meno efficaci le terapie».

Congiuntivite da inquinamento: quali sono i rimedi?  

La soluzione non è certo quella di chiudere i bambini in casa, dove peraltro non sarebbero al riparo dal rischio di secchezza oculare. Si raccomanda di adottare alcuni semplici accorgimenti, a cominciare da un accurato risciacquo con acqua calda a fine giornata per rimuovere i

residui di polveri sottili e pulire lo sbocco delle ghiandole che producono il film protettivo.

«Un rimedio efficace è instillare regolarmente, più volte al giorno, lacrime artificiali in modo da riuscire a umidificare, pulire e ossigenare gli occhi». Da evitare l’utilizzo indiscriminato del primo collirio che

capita sotto mano. «Le nostre lacrime sono un composto molto importante», continua Nucci, «tanto da essere considerate un vero e proprio organo, il film lacrimale».

Quali sono le componenti principali del film lacrimale?

Tre sono le sue componenti principali:

  1. la parte acquosa, più consistente, con il compito di portare ossigeno alla cornea;
  2. il muco, in grado di lubrificare e aiutare la disposizione omogenea del film;
  3. i lipidi, lo strato più esterno, che servono a stabilizzare e a impedire all’acqua di evaporare.

«È perciò fondamentale affidarsi a un oculista che, tramite un semplice test non invasivo, è in grado di valutare la qualità del film e di prescrivere la tipologia di lacrime artificiali più adatta», conclude lo specialista.

Le regole in casa

Se le polveri sottili delle città assediate dallo smog sono nemiche degli occhi, non sempre l’ambiente domestico, soprattutto nella stagione invernale, rappresenta un luogo privo di rischi. Il riscaldamento, in

particolare, crea le condizioni favorevoli all’insorgenza dell’occhio secco.

Ecco allora i consigli dell’oculista Paolo Nucci tra i muri di casa

  1. Umidificare le stanze quando è acceso il riscaldamento.
  2. Aerare gli ambienti interni ogni giorno.
  3. Evitare l’accumularsi di polvere.
  4. Tenere i bambini ad almeno due metri di distanza dalla tv e 60 centimetri dagli schermi di smartphone, pc e tablet.
  5. Limitare a un’ora al giorno l’esposizione agli schermi di dispositivi elettronici.

Prima visita a tre anni d'età

Quando programmare la prima visita oculistica ai propri bimbi? «Già a pochi giorni di vita, in  collaborazione con il neonatologo, è possibile individuare problematiche importanti, come le alterazioni del riflesso rosso». «A tre anni, avvalendosi di tecniche più o meno sofisticate, l’oculista è in grado di individuare tutti i problemi oculari dell’infanzia, comprese eventuali congiuntiviti. In ogni caso, una tappa fondamentale è certo quella dei tre anni, quando si possono rilevare difetti visivi o anisometropie (differente visione tra i due occhi) che potrebbero essere causa di ambliopia (occhio pigro) o strabismo. È bene poi sottoporre i bambini a controlli a sei anni, con l’inizio della scuola dell’obbligo. Il maggior impegno visivo potrebbe rendere necessario l’uso di lenti correttive o la crescita potrebbe predisporre all’insorgenza di difetti visivi. Il calendario dei controlli successivi può essere stabilito in accordo con l’oculista».

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