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Discussioni in famiglia: 5 vantaggi del fatto di parlare davanti ai figli

Logo D La Repubblica D La Repubblica 28/10/2018 di Stefania Medetti
© Fornito da La Repubblica

Non tutte le discussioni davanti ai figli vengono per nuocere: infatti, possono “produrre” adulti particolarmente creativi. Lo sostiene Adam Grant, professore di management e psicologia alla Wharton School of Business della Pennsylvania University e autore del saggio “Originals: how non-conformist move the world” (ovvero Originali: come i non conformisti muovono il mondo).

A dimostrazione della sua tesi, Grant cita il caso di Wilbur e Orville Wright, i fratelli che hanno dato vita alla storia dell’aviazione. Figli di un pastore evangelista, hanno imparato dal padre l’importanza dello scambio dialettico. Anche il primo iPad e le canzoni dei Beatles, a quanto pare, sono il frutto di un’analoga dinamica di vivace confronto e le ricerche confermano: i gruppi di brainstorming producono il 16% di idee in più quando i partecipanti sono incoraggiati a dissentire. Secondo Grant, lo scambio di idee in famiglia contribuisce allo sviluppo della creatività nei bambini, perché li attrezza con alcune competenze chiave. Attenzione, però, perché il conflitto deve attenersi a livelli intellettuali e non scivolare negli attacchi personali.

La violenza verbale e fisica, infatti, produce solo ferite psicologiche. “Se per gli adulti il confine fra un confronto e una discussione è labile, i nostri figli sono ancora meno capaci di fare un distinguo, perché oltre a essere legati emotivamente ai genitori non hanno ancora sviluppato gli strumenti necessari per valutare”, avverte la psicologa Sabrina Marazzi. Rispettato questo limite, la famiglia è un laboratorio di emozioni: “È luogo d'amore e di conflitto, di sicurezza e di ambivalenze, un ambiente formativo, il primo e più importante in cui i bambini imparano come è difficile mettersi d'accordo anche se ognuno anela alla serenità”, precisa la dottoressa Lucia Portella, psicologa e psicoterapeuta. Ecco, dunque, quali sono gli “effetti collaterali” positivi che possono derivare dalla dialettica domestica. Che tipo di madre sei? I diversi stili educativi e le possibili conseguenze sui figli

1. Non hanno paura del disaccordo

Secondo lo psicologo americano i bambini imparano il valore del disaccordo intelligente, sia dalla prospettiva di chi lo esprime, sia da quella di chi lo incassa e sotto questo punto di vista, l’infanzia presenta un vantaggio irripetibile: un ego meno sviluppato di quello degli adulti. “La capacità di avere una discussione senza farne qualcosa di personale è un abilità critica nella vita. Ma è molto difficile da insegnare: i genitori, infatti, fanno tutto il possibile per assicurare un ambiente familiare sereno e spesso tendono a interrompere i litigi fra fratelli senza lasciare che se la cavino tra loro”, osserva Grant. La dottoressa Portella, inoltre, sottolinea che un bambino che cresce in un ambiente emotivamente filtrato, ovattato, sarà un ragazzino emotivamente deficitario. “Si confronterà poi con il mondo reale, con i coetanei, senza l'attrezzatura necessaria per farsi valere, alla prima aggressività fisica o verbale resterà tramortito”.

 

2. Valutare diventa più facile

Invece di parlare a porte chiuse, avere discussioni, magari con terze persone, davanti ai propri figli può essere un’ipotesi da considerare. Se assistiamo raramente a un confronto, tenderemo a prendere le distanze, ragiona l’autore americano, ma un vivace scambio di idee contribuisce a creare degli anticorpi nei confronti dell’ambiguità: “In alternativa alla conformazione alle opinioni altrui, i bambini iniziano a esercitare e imparano a contare sulla loro capacità di giudizio”, scrive Grant. Lo scambio di idee, inoltre, permette ai bambini di sviluppare più resistenza in queste situazioni: “I bambini imparano a non avere paura del confronto, a gestire la sfida, a non farsi abbattere se perdono una battaglia”. In una famiglia dove le opinioni somigliano a dei proclami univoci il bambino non può far altro che uniformarsi. “Se la coppia genitoriale pone problemi, discute, alle volte si affronta con argomentazioni dissimili o addirittura opposte, il figlio troverà del "giusto" in ognuna delle posizioni, sperimenterà l’empatia, si renderà conto che ogni situazione può essere interpretata diversamente e perciò si sentirà libero di formulare a sua volta un’opinione”, prosegue la dottoressa Portella. Ciò contribuirà allo sviluppo di un proprio pensiero: “Proprio come fanno i genitori quando discutono e si fronteggiano con il coraggio di argomentare e sostenere il proprio punto di vista, il bambino si sentirà autorizzato a far valere il proprio”.

 

3. Non la prendono in modo personale

La capacità di partecipare a una discussione accesa senza arrabbiarsi, ovvero senza farne una questione personale è una competenza critica dell’esistenza. E questo, secondo Grant è più vero che mai in questo periodo storico: “Viviamo in un’epoca in cui le voci possono esser messe a tacere, la politica è diventata un argomento che non si può più sfiorare, peggio della religione o della razza. Ma dobbiamo ricordarci da dove proveniamo: il nostro sistema legale, per esempio, è basato sul concetto che il confronto è necessario per la giustizia. Quindi, per continuare a vivere in una società libera e aperta, è indispensabile che i bambini imparino il valore dello scambio. Il confronto magari acceso, ma rispettoso presenta un altro aspetto che merita attenzione, fa notare la dottoressa Portella: “I genitori devono rendersi conto che ciò che fortifica davvero un bambino è vivere l’esperienza del risolvere una situazione problematica. Un bambino può vivere un problema e soffrire accanto a un adulto di riferimento, l’importante è che non sia cronico e perciò disperante. Un problema che si patisce, ma soprattutto si affronta e si risolve è una delle esperienze più positive che un genitore può offrire ai propri figli”.Madri che vogliono tenere tutto sotto controllo: come capire se hai raggiunto il burnout?

4. Sono più aperti al nuovo

I figli di genitori che si confrontano apertamente maturano una consapevolezza fondamentale: nessuna autorità ha il monopolio sulla verità. Se nessuno discute, il modo di pensare non cambia. “Il disaccordo è l’antidoto al pensiero unico. Siamo più creativi quando siamo fuori sincrono”, osserva l’autore. L’immaginazione, infatti, beneficia di prospettive diverse e non c’è nessun momento migliore per imparare a fare i conti con le opinioni altrui che accettare punti di vista differenti in una discussione e usarli per costruire qualcosa di nuovo. Sul medio termine, questa consapevolezza può servire anche ai genitori per “inquadrare” in modo differente gli inevitabili scambi - magari accesi - con i figli all’arrivo dell’adolescenza. Fare esperienza di punti di vista diversi, inoltre, amplifica la comprensione della soggettività: “Come sosteneva Nietzsche, non esiste la “Verità”,  ma esistono le singole interpretazioni. Ognuno di noi può interpretare secondo i propri criteri e la propria sensibilità, ma la capacità di ascoltare empaticamente il punto di vista altrui, è un atteggiamento mentale molto utile per navigare la complessità”, aggiunge la dottoressa Portella.Michela Andreozzi: “Dire di non volere figli oggi è un po’ come fare coming out”

5. Si confrontano senza prevaricare

Anche in questo caso, vale la regola dell’insegnamento intrinseco che passa attraverso il comportamento dei genitori e non attraverso quello che dicono ai figli di fare. Quindi, il modo in cui gli adulti si scambiano idee dà un segnale forte. “Ascoltare le opinioni degli altri è un gesto che implica la capacità di rispettarle, anche se le si vuole mettere in discussione”, riflette Grant. Il modo in cui gli adulti si confrontano è fondamentale: la creatività, a quanto pare, prospera in famiglie dove la tensione intellettuale è controbilanciata dalla sicurezza. Uno studio su bambini di 5-7 anni pubblicato dal Journal of Child Psychology and Psychiatry evidenzia che sono più emozionalmente sicuri quelli con genitori che si confrontano in modo costruttivo. Nel follow up successivo, inoltre, è emerso che questi bambini dimostravano maggiore empatia per i coetanei, erano più amichevoli e disposti ad aiutare i compagni. “Quindi, invece di evitare il confronto, i genitori dovrebbero essere un modello di ruolo positivo”, conclude Grant.


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