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In che cosa consiste la sindrome di Peter Pan al femminile

Logo Lettera D Lettera D 12/07/2019 Chiara di Paola
© News 3.0

Nell’immaginario collettivo la Sindrome di Peter Pan è sempre declinata al maschile. La paura di crescere, soffrire e restare intrappolati nel groviglio della quotidianità, però, colpisce più spesso di quanto si creda anche le donne. Ma cosa succede se anche Wendy spicca il volo verso la suaIsola che non c’è?

LA MORALE DELLA FIABA

Peter Pan è l’eterno bambino che per evitare di crescere fugge volando nell’Isola che non c’è. Se non altro per affinità di genere col personaggio della fiaba, la Sindrome di Peter Pan (o nanotenia psichica) è identificata con lo stato di immaturità psicoaffettiva tipico degli uomini che vivono una perpetua spensierata adolescenza, lontano dalle responsabilità della vita adulta e da qualsiasi relazione stabile. Questa condizione contrasta con la Sindrome di Wendy, nell’immaginario collettivo attribuita alle donne dedite alla cura degli altri (marito, figli, genitori, conoscenti) e che solo in questo modo si riconoscono un valore e credono di sentirsi amate.

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AAA CERCASI WENDY (?)

Nella fiaba di Barrie, se Wendy rinunciasse al suo ruolo di custode degli affetti familiari, tutti i personaggi resterebbero esiliati nel limbo dell’Isola che non c’è: una dimensione immaginaria di divertimento ma anche di analfabetismo affettivo e «inconsistenza» della personalità (l’immagine dell’ombra che fugge è emblematica). Il dottor Giorgio Quaranta, psicologo e sessuologo di Milano, spiega che «sembra succedere lo stesso nella società contemporanea, con le donne che si sono ribellate allo stereotipo della crocerossina per esprimere in altro modo se stesse e, in certa misura, la paura (oggi sempre attualissima, ma più subdola) dell’abbandono, del rifiuto, della solitudine».

PIÙ PETER... MENO WENDY

Il dottor Quaranta spiega che «in psicologia si parla di Principesse Pan per definire quella categoria sociologica femminile di donne fra i 30 e i 50 anni, che sembrano non voler crescere, forse inconsciamente per non rivivere una situazione traumatica che hanno sperimentato direttamente durante l’infanzia (si pensi alle figlie abbandonate da un genitore) o a cui hanno assistito (per esempio la separazione dei genitori)». Apparentemente queste donne vivono la vita con grande vivacità, ne guardano solo al lato positivo e divertente come eterne ragazzine e sono costantemente impegnate nella costruzione di un’immagine di fresca, giovane e spensierata di se stessem ma, prosegue l’esperto, «in realtà nascondono una grande sofferenza, insicurezza e paura».

TUTTO SOTTO CONTROLLO (O QUASI)

Le donne Peter Pan amano primeggiare, concentrarsi solo su se stesse e realizzarsi negli ambiti in cui possono esercitare il controllo: carriera, relazioni sociali, viaggi, stile di vita, ecc. Anche per quanto riguarda il proprio aspetto pretendono di sottrarsi alla dittatura del tempo, non solo con un abbigliamento da teenager, ma con diete estreme, allenamenti massacranti e chirurgia plastica, per ritocchini ma, sempre più spesso, per veri e propri stravolgimenti della loro fisionomia. «Quando nonostante gli sforzi, queste anti-Wendy incorrono in qualche fallimento o delusione, la frustrazione può portarle emergere violentemente, sottoforma di veri e propri disturbi dell’umore, dall’ansia alla rabbia, fino alla depressione».

SINGLE O MOGLI FANTOCCI

Dal punto di vista dei legami affettivi, le donne Pan si allontanano dai ruoli tradizionali tramandati dal loro contesto sociale. Quaranta spiega che «spesso, temendo il fallimento o l’abbandono, rinunciano del tutto al matrimonio e alla maternità. Altre volte cercano un partner che sappia garantire loro sicurezza (materiale e psicologica) e si rifugiano in relazioni fortemente asimmetriche, in cui delegare all’altro l’assunzione di tutte le decisioni, attribuendosi il ruolo di 'bambine' da accudire e proteggere». Una sorta di campana di vetro che può trasformarsi in una gabbia di asservimento emotivo e sottomissione intellettuale.

UN OSTACOLO ALL'EMANCIPAZIONE

Secondo lo psicologo «per quanto possano pensare a se stesse come paladine dell’«anti-stereotipo», proprio a causa del loro aspetto immaturo e atteggiamento vanesio, le donne Pan non sembrano socialmente in grado di proporre un’alternativa credibile al ruolo femminile tradizionale che rifiutano». Alle poche che riescono ad affermarsi professionalmente, socialmente ed economicamente, suscitando l’ammirazione (ma anche l’invidia) delle loro colleghe e degli stessi uomini, si contrappone una moltitudine di donne «considerate semplicemente incapaci di soddisfare gli stereotipi sociali con i quale si trovano loro malgrado costrette a fare i conti».

COME TORNARE DALL'ISOLA CHE NON C'È?

Le donne-Pan vengono spesso giudicate poco intelligenti, superficiali o di dubbia moralità (e quindi inaffidabili). «Oltre ad aggravare la loro sofferenza psichica, questo contribuisce a togliere loro spazio e opportunità per evolversi, maturare, capire chi sono e cosa vogliono, riconoscere il proprio valore», impedendogli di pretendere rispetto e libertà in tutti gli ambiti della propria esistenza (al lavoro, a casa, nelle frequentazioni). A volte, un percorso psicologico è l’unico mezzo per capire e correggere questi comportamenti, fare i conti con paure e traumi affettivi infantili, e imparare a trovare soddisfazione e autostima nella realtà quotidiana, piuttosto che rincorrere un’impossibile Isola che non c’è.

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