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Lorenzo, il meteorologo di quartiere «Le mie previsioni strada per strada»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 06/12/2016 Agostino Gramigna

Quando un compleanno si avvicina ognuno si prepara a celebrarlo a modo suo. Due anni fa Lorenzo Giovannini ha ricevuto come regalo da sua moglie una stazione meteorologica, acquistata negli Stati Uniti: un termoigrometro, un pluviometro e un anemometro. Non ha fatto una piega. Anzi. Era molto felice. Giovannini è un giovane talentuoso ricercatore di Trento che ha ideato un modello per le previsioni meteo in citta, quartiere per quartiere. Anzi strada per strada. Con una definizione a 100 metri. Per chi è a digiuno in materia, molto al di sotto del chilometro che è la distanza con cui si fanno le previsioni attendibili. Il modello è unico in Italia (la stazione ricevuta in regalo per il compleanno l’ha piazzata in giardino. Così la moglie prima di uscire di casa al mattino dà un’occhiata alla temperatura riportata sul display. E decide come vestirsi).

Forse esagera una studiosa francese, Nicole Phelouzat, quando dice che «tra i cittadini s’è sviluppata una vera e propria ossessione patologica per le previsioni meteo». Tuttavia è indubbio che i mutamenti atmosferici spesso fanno notizia sui media e sono diventati narrazione quotidiana. Che appassiona. In Italia sono più di 300 le «stazioni private» gestite da meteo amatori. Ma quella di Giovannini più che passione è stata una vocazione. «A cinque anni guardavo in tv solo le previsioni del tempo. Ogni giorno».

Quando s’è laureato all’università di Ingegneria di Trento, il professore di Fisica dell’Atmosfera, Dino Zardi, che aveva intuito il suo talento, gli ha chiesto di approfondire il tema del meteo cittadino. Ha vinto una borsa di studio pagata da una banca ed è andato in Colorado ad approfondire il modello delle previsioni «a un chilometro». Poi un giorno durante un convegno a Leeds ha avuto l’intuizione: restringere il campo a 100 metri.

© Fornito da Corriere della Sera

Lui la fa semplice. Seduto davanti ai monitor all’ultimo piano di Ingegneria di Trento dice di aver incrociato dati utilizzando la potenza dei computer. In realtà fa qualcosa di più complicato: «Analizzo lo scambio di energie tra la superficie urbana e l’atmosfera. Poi calcolo le medie e sulla base di equazioni arrivo alle temperature. Può sembrare strano ma si registrano differenze di 4-5 gradi anche a distanza di pochi metri». Secondo alcune stime, nel 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà nei centri urbani. Già l’anno scorso era il 54%. Sarà fondamentale sapere che tempo fa nelle grandi metropoli.

Per capire come è arrivato all’intuizione di Leeds bisogna fare un passo indietro. In Italia i vari centri meteo attingono i dati da due grosse strutture (in Inghilterra e Stati Uniti) che fanno previsioni per tutto il globo. Questa è la ragione per cui non possono scendere nel dettaglio. «Provate ad immaginare che il pianeta sia diviso in quadrettini di dieci chilometri per dieci». Giovannini ha creato il modello che restringe il campo a 100 metri.

Per funzionare ha però bisogno di sapere nel dettaglio come è fatta una città. Per esempio: l’altezza di tutti gli edifici, la tipologia e la grandezza di giardini e parchi pubblici, il materiale delle abitazioni: «Fortunatamente a Trento non è difficile ottenere questi dati». Di recente è stato chiamato da una Fondazione trentina che gestisce un consorzio agricolo. «Le temperature in agricoltura sono molto importanti. Le gelate possono danneggiare il raccolto. Un meleto può essere posizionato in un punto più alto rispetto ad un vigneto anche se confinante». La meteorologia però non è solo scienza dei metodi di registrazione. È praticata anche dagli amatori, da quelli che per hobby e gioco amano scambiarsi dati sul tempo. Secondo gli esperti tra dieci anni ci sarà un miglioramento ulteriore delle previsioni grazie alla tecnologia. Ma anche alla raccolta di dati da parte dei cittadini. Che con una piccola stazione meteo potranno segnalare se piove o grandina nel proprio giardino.

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