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Laureati, la crisi occupazionale non è ancora finita

Logo Italia Oggi Italia Oggi 12/06/2018 di Michele Damiani
Laureati, la crisi occupazionale non è ancora finita © ItaliaOggi Laureati, la crisi occupazionale non è ancora finita

I laureati italiani pagano ancora lo scotto della crisi. Il tasso di disoccupazione a un anno dalla laurea è aumentato del 6% rispetto al 2007 (che siano lauree di primo o di secondo livello). L'occupazione, invece, è calata di 11 punti percentuali per i laureati triennali e di sette per quelli magistrali. Anche se, negli ultimi cinque anni, il trend è tornato ad essere positivo. Sono solo alcuni dei dati raccolti dal consorzio interuniversitario Almalaurea nella XX edizione del rapporto sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati, presentato ieri presso l'Università di Torino. Nel 2017 il tasso di disoccupazione dei laureati italiani di primo livello è stato di 17,4 punti percentuali, sei in meno rispetto all'11,2% del 2007. Gli accademici di secondo livello, invece, hanno avuto un tasso del 16,4%, rispetto al 10,8% di dieci anni fa. In termini di occupazione, i dati del 2017 sono decisamente più bassi rispetto a quelli pre-crisi (1° livello 71,1% rispetto all'82,2% del 2007; 2° livello 73,9 contro 80,5). Ma i numeri registrati l'anno scorso non sono i peggiori del decennio appena passato; infatti, il punto più basso si è toccato nel 2012 sia per occupati che per disoccupati. È da cinque anni, quindi, che le percentuali sono in crescita. Notevoli differenze anche nella predisposizione dei tirocini formativi: dal 50% di praticanti del 2007 si è passati al 57% dell'anno scorso. Diversi anche i destini occupazionali di chi svolge o meno un periodo di pratica prima dell'ingresso vero e proprio nel mercato del lavoro: secondo i dati raccolti da Almalaurea il tirocinio dà un 20% di probabilità in più di trovare un'occupazione. L'area delle professioni sanitarie è quella che garantisce i migliori ritorni in termini occupazionali; i laureati occupati ad un anno dalla laurea sono il 71% del totale, in crescita del 4,3% rispetto al 2015. Il secondo delta maggiore è quello legato alle facoltà ingegneristiche, dove l'aumento è stato del 2,84%. Meno favoriti risultano i laureati dei gruppi disciplinari psicologico, giuridico e geo-biologico.

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