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Mutui: otto richieste su dieci per il tasso fisso. Lo spread non spaventa più

Logo idealista idealista 12/07/2018 floriana Liuni
© Gtres

Dopo l’annuncio della fine del Quantitative Easing da parte della Banca Centrale Europea, i tassi di interesse hanno iniziato a scendere nel secondo trimestre 2018, dando modo ai tassi dei mutui di registrare, secondo l’Osservatorio sui mutui di Mutuionline, l’ennesimo ribasso senza precedenti dei valori: l’1,81%per il tasso fisso e uno stabile 0,79% per il tasso variabile.

Stesso movimento al ribasso per il tasso Eurirs, che segna rispettivamentel’1,46% in giugno per il ventennale e l’1,53% per il parametro a trent’anni (contro l’1,55% e 1,49% rispettivamente nel mese di maggio). L’Euribor a 1 mese resta in territorio negativo con un -0,37%.

“Questi movimenti non sono imprevisti nell’ambito dei movimenti che sono già in atto da tempo – commenta Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline. –  L’annuncio della fine del Qe non ha avuto impatto sul costo del denaro, né sulla curva dei tassi, che sono rimasti sostanzialmente stabili. Non sono quindi previsti stravolgimenti negli scenari del prossimo futuro; il che rende possibile alle banche adeguare la propria offerta sempre più ai minimi storici annuali”.

Una situazione positiva, perché moltiplica la varietà di condizioni da banca a banca, pur con minime variazioni di prezzo tra un istituto e l’altro. “Certo – precisa Anedda – è sempre meglio confrontare adeguatamente le offerte per tenere nel giusto conto tutti gli elementi offerti, non solo il fattore economico”.

Un elemento a sorpresa dei dati trimestrali è stata la ripresa delle surroghe, che diventano la maggioranza della domanda con il 50,6% (era il 46,9%  lo scorso trimestre). “Nei mesi scorsi il fattore surroghe era scemato, insieme alle insolvenze dei mutuatari – commenta Anedda – ma in questo trimestre abbiamo riscontrato che, dopo la fine del Qe e in vista di possibili rialzi dei tassi in futuro, l’attenzione si è risvegliata verso la possibilità di assicurarsi ora delle condizioni più favorevoli per mutui che potrebbero durare ancora 10 e 20 anni. Si è visto quindi un aumento di passaggi da tasso variabile a fisso”.

In genere otto richieste su dieci sono per  un mutuo a tasso fisso, concesso effettivamente nell’84,4% dei casi.  Si richiede anche un ammontare più alto (128.578 euro, la somma più consistente domandata dal 2014), mentre dal lato delle erogazioni, i 125.313 euro sono la somma più alta erogata dal 2014. Tra le classi di importo, la preferita è quella tra i 50 e i 100 mila euro (il 36,3% del totale), mentre il loan to value dal 70 all’80% interessa un terzo sia delle domande che delle erogazioni.

E per quanto riguarda il rischio spread? “Benchè lo spread sia più alto che qualche mese fa, siamo infatti intorno ai 240 punti base – risponde Anedda – il panico che pareva essersi diffuso a cavallo dei mesi post elettorali sembra essere stato completamente assorbito dal mercato. Non si ravvisano quindi rischi per i prodotti bancari e per i mutui in particolare. Certo – conclude – lo spread resta un campanello d’allarme, e se nei prossimi mesi, con l’approvazione della legge finanziaria, il governo dovesse andare in una direzione non gradita ai mercati, il rischio dell’aumento dei costi dei mutui si potrebbe riaffacciare”.

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