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Manovra, così le tasse potrebbero aumentare nonostante la flat tax

Logo Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore 08/10/2018 Marco Mobili
(kozirsky - stock.adobe.com): Il Sole 24 Ore © Fornito da IlSole24Ore Il Sole 24 Ore

La prima manovra gialloverde nella partita del dare e avere dal Fisco, almeno nel 2019, rischia di presentare per una parte dei contribuenti un conto salato. La Nota di aggiornamento al Def, nel confermare le promesse di crescita e sviluppo sottoscritte dal governo Conte nel contratto Lega-M5S, che vanno dalla flat tax per le partite Iva alla mini-Ires per chi reinveste gli utili, precisa che saranno abolite sia l’imposta sul reddito imprenditoriale (Iri) sia l’aiuto alla crescita economica (Ace).

E potrebbe non bastare, visto che sul fronte delle maggiori entrate si annunciano, rinviando i dettagli alla manovra 2019-2021, anche aumenti che «proverranno da modifiche di regimi agevolativi, detrazioni fiscali e percentuali di acconto d’imposta» sulla falsariga di quanto accaduto anche nel recente passato (governi Berlusconi e Letta) con il cosiddetto “gioco” sugli acconti.

È ancora presto per poter definire con certezza se si registrerà, almeno nel primo anno, un aumento della pressione fiscale. Solo con la manovra, attesa entro il 20 ottobre, si potrà davvero capire se l’avvio della flat tax per le partite Iva e la mini-Ires bilanceranno in termini di diminuzione della pressione fiscale l’addio all’Ace e all’Iri. Per ora il dubbio è più che legittimo anche perché alle due misure, che miravano a sostenere la crescita delle pmi, erano stati affidati obiettivi di riduzione del carico fiscale per oltre 3 miliardi. Con l’addio all’Iri, ad esempio, a pagare la diminuzione del carico fiscale per le partite Iva saranno tutti i contribuenti non organizzati in forma societaria ma che puntavano su una modalità di tassazione al 24% più simile a quella prevista, appunto, per le società e non come accade oggi con l’Irpef delle partite Iva. 

Sull’addio all’Ace, a denunciare ieri il rischio di un aumento della pressione fiscale è stato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani :«La sostituzione dell’Ace con il nuovo meccanismo agevolativo può essere in molti casi a saldo negativo e sarà quindi importante trovare soluzioni tecniche idonee a scongiurare un aumento della pressione fiscale che pensiamo non essere certamente tra gli intendimenti del governo». A dire addio all’Ace saranno 1,2 milioni di imprese.

Secondo la Nadef, sarebbero in arrivo altri aumenti di gettito. Un miliardo in più di maggiori entrate è atteso dalla trasmissione elettronica degli scontrini che sarà introdotta nel decreto legge fiscale collegato alla manovra , mentre «si interverrà sulle imposte ambientali» introducendo un’addizionale all’Ires per le imprese energetiche. Ci saranno poi la pace fiscale con «la risoluzione del contenzioso fiscale» e la riapertura della rottamazione delle cartelle per i ruoli dal 2000 al 2017 rateizzabile fino a 5 anni.

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