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Elezioni 4 marzo. Tasse, euro, debito: gli occhi dei mercati sull'Italia

Logo Quotidiano.Net Quotidiano.Net 05/03/2018 ALESSIA GOZZI

Bologna, 5 marzo 2018 - Per ora Piazza Affari se ne infischia del boom elettorale dei partiti populisti, nessuno scossone per la Borsa di Milano, con il Ftse Mib che ha ridotto le perdite sul finale chiudendo la seduta in rosso dello 0,42% a 21.819 punti. Del resto, con questa legge elettorale i mercati avevano già scontato il fatto che dalle urne non sarebbe uscita una maggioranza chiara mentre  l'incertezza politica "è ordinaria amministrazione in Italia".  Un periodo di volatilità sarà inevitabile secondo gli operatori e, con il prolungarsi dei  tempi delle consultazioni politiche, i nostri titoli di Stato resteranno sotto pressione. Per ora lo spread, chiuso in salita 144 punti è ancora lontano dalle soglie di guardia. 

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La vera domanda che gli investitori si pongono è quali decisioni in campo economico prenderà il prossimo governo: la politica fiscale, il rapporto con l'Europa e, soprattutto, la gestione del debito pubblico. "E' probabile che una qualche volatilità si manifesti nel breve periodo, poiché i mercati italiani avevano sovraperformato da inizio anno nell'attesa di una grande coalizione tra Pd e Fi", prevede Allianz Global Investors e mette in guardia "da rischi maggiori nel lungo periodo" se il nuovo governo non sarà capace di "affrontare le debolezze del Paese nel breve termine".  Azad Zangana di Schroders ritiene  impossibile il rischio di uscita dell'Italia dall'euro e dall'Ue, visto che ciò richiede un cambio della Costituzione che solo una maggioranza dei 2/3 del Parlamento, che oggi nessuno ha ma "un Governo guidato da partiti estremisti potrebbe spingere gli investitori internazionali a vendere i titoli di Stato italiani, causando un forte rialzo dei rendimenti sull'enorme ammontare di debito pubblico". "Per il momento" il gestore confida negli acquisti della Bce che "preserveranno la calma sui mercati". Tuttavia la "fine del Qe", prevista "verso fine anno" renderà l'Italia "più vulnerabile". Soprattutto nelle prospettiva di avere un tedesco alla guida al posto di Mario Draghi, il cui mandato scade nel 2019.

In questo scenario, i mercati preferirebbero un governo tra M5s e centrosinistra, in modo da mitigarne le politiche. Oppure - come spiega  Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM Italia - "la scelta di un governo di transizione, per traghettare il paese verso una nuova legge elettorale e nuove elezioni. Questo dovrebbe favorire la performance delle classi di attivo Italiane, supportate da segnali molto positivi sul lato macroeconomico.". Uno scenario che definisce "molto probabile". Anche BlackRock, del resto, vede probabile un ritorno dell'Italia alle urne dopo l'estate e , nell'immediato, rileva come su mercati "non ci sia nessun panico":  la marcata avanzata dei partiti populisti complica lo scenario politico italiano ma la situazione in Europa viene bilanciata dalla formazione di un nuovo governo in Germania con "possibilità di pressione sui titoli governativi italiani e sui periferici dell'eurozona". 

Intanto, anche le agenzie di rating stanno alla finestra. Il risultato delle elezioni politiche in Italia, "non dovrebbe avere alcun impatto immediato sul rating sovrano dell'Italia", sottolinea Standard & Poor's specificando che "c'è attualmente una mancanza di visibilità sulla composizione del nuovo governo e, di conseguenza, sulla sua direzione politica, che continuerà ad essere un fattore chiave della solvibilità dell'Italia". Già la solvibilità. Philippe Waechter, Chief Economist di Natixis Asset Management ricorda che il PIL italiano è ancora inferiore del 15% rispetto al livello pre-crisi, il tasso di disoccupazione è dell'11,1% secondo Eurostat a gennaio e, dunque, "la questione centrale è capire come l'Italia possa recuperare il ritardo rispetto allo slancio dell'eurozona. I partiti tradizionali non hanno dato una soluzione e gli italiani si piegano al populismo, anche se è un non-sense poiché le loro promesse vengono fatte senza vincoli". Questa, conclude, "non può essere una soluzione in un Paese in cui la crescita della produttività è vicina allo 0% dall' inizio del 2000". Nel breve termine, la Bce non cambierà il suo atteggiamento nei confronti dell'Italia, ma le domande arriveranno nel caso che alla guida ci sia un governo populista che non si fida delle istituzioni europee. "Keep calm and carry on", "calma e andiamo avanti" dicono dalla Commissione Ue ma i timori serpeggiano in tutte le cancellerie europee. Vale la pena di ricordare che i mercati mondiali non sono crollati dopo la Brexit né dopo il referendum di dicembre ma, con il chiudersi dell'ombrello di Mario Draghi, rischia di essere tutta un'altra storia.

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