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Il ritorno dell’apprendista: più 27% È confronto sulle agevolazioni per le assunzioni dei giovani

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 12/08/2017 Rita Querzé

Rendere meno costose le assunzioni dei giovani, a partire dalla prossima legge di Bilancio: su questa priorità tutti convergono. Governo e rappresentanze delle imprese, piccole e grandi. Dalla Confindustria alle associazioni dell’artigianato. Ma quali strumenti privilegiare per raggiungere l’obiettivo? Quali contratti agevolare? Qui la partita si complica. E divergono i punti di vista.

Confartigianato ha incrociato i dati Istat con quelli dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps. Obiettivo: analizzare l’andamento del contratto di apprendistato. «Qualunque politica deve partire dall’analisi della realtà. E la realtà ci dice che — una volta tolta la decontribuzione sul contratto a tutele crescenti — l’apprendistato ha rialzato la testa. Le assunzioni con questa formula sono aumentate del 27% nei primi cinque mesi dell’anno. Crediamo che da qui sia necessario ripartire. Il rilancio dell’occupazione dei giovani non può che valorizzare l’apprendistato», auspica il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti.

In particolare, secondo l’associazione degli artigiani, una strada sarebbe ripristinare la decontribuzione totale per le assunzioni degli apprendisti che le imprese fino a 9 dipendenti hanno avuto fino alla fine dell’anno scorso. «Il sistema produttivo sta affrontando la quarta rivoluzione industriale. Avere giovani che iniziano a lavorare mentre stanno completando la formazione è funzionale a questo cambiamento. Si stima che tra luglio e settembre di quest’anno le imprese faranno 117 mila assunzioni 4.0. Di queste, il 12% con contratto d’apprendistato. Bene: questa percentuale può crescere ancora in modo rilevante», valuta Merletti.

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Le imprese lamentano una articolazione troppo complessa del contratto di apprendistato: «C’è quello di primo livello e quello professionalizzante. In più ogni Regione lo declina in modo diverso. Un po’ di chiarezza aiuterebbe le imprese. La conferenza Stato-Regioni potrebbe avere un ruolo in questa partita», aggiunge il presidente di Confartigianato.

In tutto questo, il governo sta ragionando su uno sgravio contributivo triennale per le assunzioni dei giovani fino a 29 anni con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Si parla di dimezzare la quota dei contributi. Quelli che l’impresa versa con il contratto di apprendistato sarebbero comunque inferiori. «L’apprendistato resterebbe più vantaggioso e non verrebbe spiazzato — fa notare Marco Leonardi, consigliere economico della presidenza del Consiglio —. Nulla vieta che le imprese, in prospettiva, assumano giovani apprendisti e poi li stabilizzino a tempo indeterminato godendo degli sgravi contributivi».

Altra partita riguarda l’apprendistato di primo livello (per la verità sviluppato solo in alcune Regioni). Quello che permette davvero l’abbinamento del lavoro alla formazione sui banchi di scuola. «Nostra intenzione è rafforzare questa formula», dice Leonardi. Il punto di riferimento resta l’apprendistato duale alla tedesca. La grande sfida — tutt’altro che scontata — rimane la solita: far lavorare imprese e scuola fianco a fianco.

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