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Perugina e la guerra del cioccolato: «Nestlé vuole 364 tagli su 850»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 08/10/2017 Michelangelo Borrillo

Più saluti che Baci. Saluti non graditi, perché quelli che la multinazionale Nestlé vorrebbe dare a 364 dipendenti (su 850 complessivi) della Perugina sono addii definitivi, tagli nel gergo sindacale. I sindacati, ovviamente, non ci stanno, né credono alla ricollocazione degli esuberi «perché in Umbria non ci sono proprio 364 posti». La multinazionale, dal suo canto, ribatte: «A regime lo stabilimento Perugina darà lavoro a oltre 600 persone confermandosi fra i maggiori player del mercato del cioccolato in Italia».

Il confronto del 13 ottobre

Il confronto tra le parti ci sarà a breve, venerdì 13 ottobre. Ma l’approccio non è conciliante: «Se Nestlé viene all’incontro in Confindustria Umbria per parlare ancora di esuberi in Perugina, lo dica subito così neanche ci presentiamo», è l’avvertimento che arriva a Nestlé dalla Rsu della fabbrica di San Sisto che sabato 7 ottobre è scesa in piazza a Perugia. Al fianco dei lavoratori anche parlamentari, rappresentanti delle istituzioni locali e semplici cittadini. E anche molte delegazioni di altre aziende umbre (come Ast, Colussi, Merloni e Novelli), in crisi e non. In mezzo alla folla, come già durante il presidio dei giorni scorsi davanti ai cancelli della Perugina, don Claudio Regni, parroco di San Sisto e per 24 anni prete della fabbrica del cioccolato: «La Chiesa — ha tenuto a ribadire — sta sempre con i più deboli e chi deve portare a casa un pezzo di pane è debole». Alla manifestazione del 7 ha preso parte anche l’ex leader Fiom, Maurizio Landini, per il quale «la vertenza Perugina non è locale ma parla al Paese: per questo i lavoratori hanno il sostegno di tutta la Cgil nazionale». Secondo la presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini, «l’azienda non si può sottrarre a un impegno con questa città, con questo territorio e con la sua fabbrica che è fatta anche di lavoro». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, che chiede a Nestlé di non rimanere «indifferente a questa piazza e alla mobilitazione che si è attivata».

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Il coinvolgimento di Mattarella

I lavoratori, nei giorni scorsi, hanno coinvolto nella vicenda anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Approfittando della visita del Capo dello Stato ad Assisi per i 20 anni dal sisma del 1997, gli hanno regalato una confezione di Baci: «Però questa volta il messaggio contenuto nei cioccolatini non è una frase d’amore, ma piuttosto un grido d’allarme e una richiesta di aiuto: difendiamo il lavoro, difendiamo la Perugina», come raccontato da uno dei componenti della delegazione di dipendenti della Perugina che ha fatto avere, tramite il prefetto, la scatola dei famosi cioccolatini.

Il cambio di amministratore delegato

Per Luca Turcheria, rappresentante della Rsu, «il contratto di solidarietà del 2014 nel quale si annunciavano 180 esuberi temporanei, doveva sfociare in un piano di investimenti nel 2016, da noi preteso, per riassorbirli, per fare di Perugia la capitale del cioccolato e fabbrica di riferimento in Europa. Sapevamo che quegli esuberi si sarebbero altrimenti trasformati in altri esuberi e poi in licenziamenti. Quel piano, finalizzato a evitare impatti sociali e al riassorbimento degli esuberi, ora però si è trasformato in altro, solo perché è cambiato l’amministratore delegato della Nestlé» (da gennaio 2017 Ulf Mark Schneider al posto di Paul Bulke). Per Nestlé, però, le cose non stanno così: «Il piano per lo sviluppo sostenibile di Perugina — ha spiegato la multinazionale in una nota — affronta responsabilmente e per tempo la situazione preesistente degli esuberi, per i quali, dal 2014, è stata attivata la Cigs, non rinnovabile da giugno 2018. Il piano, di cui i sindacati sono a conoscenza, avendolo firmato presso il ministero del Lavoro, contiene il preciso impegno a ricollocare almeno il 70% degli esuberi presso aziende terze o presso altre unità del Gruppo Nestlé in Italia».

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