Usando questo servizio e i contenuti correlati, accetti l'utilizzo dei cookie per scopo di analisi e per fornire contenuti e annunci personalizzati.
Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Giochi e tasse: l’Italia domina in Europa

Logo First Online First Online 11/09/2016 Carlo Musilli

C’è una classifica in cui l’Italia domina incontrastata su tutta Europa: quella delle entrate fiscali prodotte dal gioco d’azzardo. Solo in queste settore, le imposte dirette e indirette portano nelle casse pubbliche italiane oltre 12 miliardi di euro (12,311 secondo i dati del ministero dell’Economia relativi al 2014), pari a circa il 3% di tutte le entrate tributarie. Una cifra che supera perfino quella dei tabacchi (10,294 miliardi), da sempre un comparto particolarmente generoso con l’Erario.

“È evidente che lo Stato italiano è quello che maggiormente incassa in Europa dal fenomeno ludico – scrive Simone Ghislandi in un saggio pubblicato sul rapporto 2016 ‘La finanza pubblica italiana’, edito da Il Mulino –, con cifre che arrivano a essere circa il doppio di quelle del Regno Unito e quasi il triplo di Francia e Spagna. Ciò a fronte di un mercato che, in termini di vincite nette, è circa il 25% più grande di quello britannico”.

Certo, il confronto diretto fra i diversi sistemi di tassazione “non è possibile – spiega ancora Ghislandi –, in quanto le definizioni stesse di materia imponibile variano in modo rilevante”. Tuttavia il paragone aiuta a capire in che modo il regime fiscale italiano sui giochi si distingua rispetto a quello degli altri Paesi europei.

Le differenze più marcate per quanto riguarda l’entità del prelievo e le modalità di tassazione si registrano su videolotterie (Vlt) e slot machine. Queste ultime producono da sole oltre la metà (54%) delle entrate erariali italiane legate ai giochi e sono tassate con un’aliquota al 17,5% (fino al 2015 era al 13%) su una base imponibile che è pari alla raccolta. Per le videolotterie, invece, da quest’anno l’aliquota è al 5,5%, cui si aggiunge però una tassazione sostitutiva addizionale del 6% sulle vincite che superano i 500 euro.

Nulla di più lontano dalle regole fiscali di Germania e Danimarca, dove le aliquote su slot e Vlt sono rispettivamente al 20 e al 41%, ma si applicano su una base imponibile costituita dalle vincite lorde. Molto diverso anche il sistema in vigore nel Regno Unito, dove ogni apparecchio è sottoposto a un’accisa che può variare da poco meno di mille a più di 6mila sterline.

Per quanto riguarda invece le scommesse ippiche, la base imponibile italiana “è la stessa di Francia e Germania – continua Ghislandi –, ma l’aliquota italiana è superiore (15% in Italia, 5% in Germania e 10% in Francia)”. L’aliquota in vigore nel nostro Paese è però nella media sul versante dei giochi online: l’Italia prevede la regola del 20% sul margine lordo, mentre la stessa base imponibile viene tassata al 15% nel Regno Unito e al 25% in Spagna.

Ma al di là dei dettagli tecnici, il primato dell’Erario italiano sui giochi non sembra poter vacillare soprattutto per i livelli altissimi raggiunti dalla raccolta, che dal 2012 si è stabilizzata intorno agli 85 miliardi l’anno. Delle novità potrebbero arrivare con la stretta anti-azzardo allo studio del governo Renzi, ma serviranno anni per capire se le misure in cantiere avranno davvero un impatto significativo sulle casse dello Stato.

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da FIRST online

image beaconimage beaconimage beacon