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In manette l'editore pro-democrazia per Hong Kong

Il magnate dei media di Hong Kong Jimmy Lai è stato arrestato nella sua villa di Kowloon e portato alla sede del suo Tabloid Apple Day. L'imprenditore è schierato a favore della democrazia e contro la repressione di Pechino. L'accusa è "collusione con forze straniere e cospirazione fraudolenta". In manette anche due figli del magnate e quattro funzionari del gruppo. 200 poliziotti in una redazione di Hong Kong La spettacolare azione ha visto l'irruzione nella sede del giornale di 200 poliziotti che hanno rimosso documenti e computer. Al personale è stato ordinato di mettersi in fila in modo che la polizia potesse controllare l'identità mentre gli agenti perquisivano l'edificio. Da tempo Lai era nel mirino delle forze dell'ordine per le attività pro democrazia: a febbraio era già stato arrestato con altre figure di spicco del fronte democratico accusato di partecipazione e sostegno a manifestazioni non autorizzate. Il gigante dell'editoria Lai è alla barra di uno dei grandi imperi mediatici dell'estremo oriente con filiali anche a Taiwan. Resta tra le figure di maggior rilievo del fronte democratico e si presume che siano le nuove leggi volute da Pechino sulla violazione della sicurezza nazionale che abbiano consentito questa azione di polizia. A 71 anni Lai ha assistito alla perquisizione di casa sua e poi della sede del suo maggiore media. Nel 2019 aveva partecipato ad una missione negli Usa con altri attivisti di Hong Kong e nell'occasione aveva avuto un colloquio col segretario di Stato Mike Pompeo ma ha incontrato anche Mike Pence e la speaker della Camera Nancy Pelosi.
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