Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Vendita immobile vincolato e diritto prelazione, cosa succede?

Logo idealista idealista 5 giorni fa Redazione
Cosa dice la sentenza n. 28561 della Corte di cassazione © Gtres Cosa dice la sentenza n. 28561 della Corte di cassazione

Come funziona la vendita di un immobile vincolato? Cosa succede? A fare chiarezza è la Cassazione.

Con la sentenza n. 28561, la Corte di Cassazione è intervenuta in tema di compravendita di un bene di interesse culturale vincolato e quindi assoggettato al diritto di prelazione a favore del Ministero dei Beni e le attività culturali e agevolazioni prima casa.

Come sottolineato da Fisco Oggi, che ha esaminato la sentenza, secondo la Cassazione in un caso del genere “il termine di 18 mesi, previsto dalla norma in tema di agevolazione prima casa, entro il quale l’acquirente deve trasferire la residenza nel Comune in cui si trova l’immobile, non può cominciare a decorrere fino a che il trasferimento non sia divenuto efficace, ovvero fino a che sia pendente il termine per l’esercizio della prelazione ministeriale”.

Il fatto riguarda un avviso di liquidazione emesso da un ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Con tale avviso, le Entrate si sono mosse per recuperare le imposte di registro per decadenza delle agevolazioni prima casa, poiché l’acquirente non ha trasferito la residenza nel Comune in cui era ubicato l’immobile entro 18 mesi dall’acquisto. Secondo quanto riportato dagli atti, inoltre, la controversia “riguardava anche la natura lussuosa o meno del bene, fondata, secondo l’ufficio, non solo sul disposto dell’articolo 6 del decreto ministeriale 2 agosto 1969 ma anche sugli esiti di una perizia dell’Agenzia del territorio”.

Dopo aver esaminato il caso, con la sua sentenza la Cassazione ha affermato che “l’acquirente non poteva ritenersi obbligato al trasferimento della residenza previsto dalla legge, stante l’incertezza sul perfezionamento della procedura di prelazione”. Secondo la Corte dunque, “l’inutile decorso del termine di 60 giorni, previsto dal disposto normativo per il suddetto esercizio della prelazione, rendeva efficace l’acquisto fra i soggetti contraenti sin dalla data della stipula, conformemente alla regola codificata nell’articolo 1360 c.c., secondo cui gli effetti dell’avveramento della condizione retroagiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto”.

La Cassazione ha quindi spiegato: “Detta retroattività, che deriva dal mancato perfezionamento della procedura di prelazione - tuttavia - non può operare nei confronti di soggetti estranei all’ambito negoziale, quale deve ritenersi il Fisco; per di più in correlazione con una condotta del contribuente (il trasferimento della residenza) che presupponeva già prodotti quegli effetti con la consegna della cosa che era, invece, esclusa in pendenza del termine per l’esercizio del diritto in questione. In definitiva, non poteva operare, in pendenza della condizione, alcun obbligo di trasferimento della residenza, in applicazione dei principi civilistici che inquadrano la materia”.

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da idealista

image beaconimage beaconimage beacon