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Bordignon: "Attenti, non si cresce a debito. Così spaventate i mercati"

Logo Quotidiano.Net Quotidiano.Net 12/07/2017 DAVIDE NITROSI

Roma, 12 luglio 2017 - Professor Bordignon, ha letto che Renzi vuole modificare il Fiscal compact?

«Mi sembra che ci sia tanta confusione», sospira Massimo Bordignon, economista, docente alla Cattolica e consulente della Commissione Ue. «Il Fiscal compact è un accordo intergovernativo del 2012 che avrebbe dovuto essere inserito nei trattati dopo 5 anni. Semmai oggi il primo punto è capire se l’Italia darà il consenso a questo passaggio».

Abbiamo un margine allora?

«Il Fiscal compact introduceva vincoli restrittivi sulla spesa dei singoli Paesi, ma senza una capacità fiscale comune a livello europeo. E questo è il limite. Abbiamo costruito una delle unioni monetarie più grandi del mondo, ma le politiche fiscali sono rimaste a livello decentrato».

La ripresa ha cambiato le condizioni per imporre i vincoli?

«Fra il 2012 e il 2014 tutti i paesi si sono messi a tagliare. Ma la politica eccessivamente recessiva ha fatto crollare l’economia. Oggi l’Italia potrebbe provare a condizionare le politiche economiche con l’approvazione del Fiscal compact nei trattati, facendo leva sul fatto che l’unione monetaria non è ottimale, che manca una politica fiscale aggregata e che imporre solo restrizioni non funziona...».

L’Europa si metterà di traverso?

«Ma esiste già una discussione generale in Europa in questo senso. Conta però anche l’affidabilità dei paesi. E partire dall’idea che a noi non interessano le regole non è un buon viatico».

Renzi sostiene che i vincoli del Fiscal compact limitano la crescita.

«Intanto è falso dire che il Fiscal compact ci abbia condizionati negli ultimi due anni. L’austerità è finita nel 2014. Dopodiché abbiamo tenuto un po’ sotto controllo la spesa e ridotto il deficit».

© omaggio

Senza tenere conto che abbiamo ottenuto 19 miliardi di flessibilità.

«Sì. Però abbiamo ridotto il disavanzo non perché abbiamo limitato la spesa, ma grazie alle politiche della Bce che ha tenuto i tassi d’interesse bassi. Quest’anno il costo del debito sarà il 3,9% del Pil. È quanto spendevamo nel 1979, prima dell’esplosione del debito. Vent’anni fa, con i tassi alti, spendevamo il 14% del Pil per pagare gli interessi».

Non restano molti margini.

«Se la narrazione è spendere e spandere, diventa tutto pericoloso. Così come se diciamo che vogliamo semplicemente ridurre le tasse a tutti: perché si è visto – a partire da Ronald Reagan – che non funziona. Non basta per crescere così tanto da riuscire a finanziare l’eccesso di debito».

Che fare allora?

«Quello che sta facendo Gentiloni. Riduciamo il debito piano piano, continuiamo in maniera tranquilla a sostenere la ripresa dell’economia, e intanto l’inflazione piano piano cresce... Si riduce il debito senza ammazzare l’economia e tranquillizzando i mercati».

E senza tagliare le tasse?

«Gli investimenti privati sono collassati, il 30% in meno. Quindi piuttosto che intervenire solo sulle tasse facciamo ripartire gli investimenti pubblici che sono complementari a quelli privati. Il problema non è il Fiscal compact...»

Il problema è la fine della politica favorevole della Bce?

«Il nostro problema è cosa succederà domani ai nostri tassi d’interesse. Il Fiscal compact era una contropartita politica con la Germania. La Merkel ha accetatto che la Bce facesse acquistare alle banche centrali il debito sovrano dei paesi in difficoltà. Va bene che siamo in campagna elettorale e ognuno la spara più grossa, ma può essere pericoloso. Meglio un bagno di realtà».

Se i mercati credono che Renzi faccia sul serio si rischia un nuovo choc?

«Il rischio è che nei mercati aumenti la sensazione generale di inaffidabilità della classe dirigente italiana. Poi alla fine paghiamo tutto con i tassi di interesse più alti».

E si trorna ai guai del 2012.

«Se l’economia non rimbalza poi bisogna rifinanziare il debito. Abbassi le tasse oggi e le chiedi più alte domani perché hai creato un buco di bilancio?».

Guardi che a proposito di tagli si discute anche di rivedere la riforma delle pensioni...

«Assurdo. L’Italia ha un debito pubblico gigantesco, ma nel lungo periodo siamo messi meglio di altri paesi, Germania compresa, perché con le riforme pensionistiche abbiamo rimesso in equilibrio i conti. Ma se adesso i politici dicono di aver cambiato idea, salta tutto l’equilibrio finanzario».

Salta anche con una Flat tax?

«Parliamo di tasse. Va bene ridurre il cuneo fiscale sul lavoro che è il più alto del mondo, ma il catasto è da riformare e alla fine ci sarà chi paga di più e chi meno... Sull’Irpef ci sono riduzioni senza senso.. Alla fine bisogna affrontare un discorso scomodo».

Quale?

«Se tagliamo le tasse in maniera sostanziale accettiamo che alcuni servizi invece di essere gratuiti per tutti sono a pagamento per chi ha redditi alti. Se riduciamo le tasse, dobbiamo ridiscutere il confine fra servizi pubblici e privati. Non sento nessun partito dirlo».

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