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Pensioni, Boeri: "Pericoloso non tenere conto della speranza di vita"

Logo La Repubblica La Repubblica 09/08/2017
© Fornito da La Repubblica

MILANO - Bloccare l'innalzamento dell'età pensionabile, che la riforma Fornero ha legato a doppio filo all'aumento della speranza di vita, "è pericolossimo" perché "può avere sia effetti in avanti che all'indietro: le generazioni che hanno già vissuto questo adeguamento, per esempio con l'aumento dell'età pensionabile di quattro mesi nel 2016, o prima ancora, di tre mesi nel 2013, direbbero: ma perchè noi abbiamo dovuto pagare? E poi, guardando ancora più in avanti, avremmo un ulteriore aggravio di spesa pensionistica che noi stimiano in 141 miliardi di euro". Parola di Tito Boeri, il presidente dell'Inps che al Gr1 Rai è tornato sul tema dopo l'intervento della Ragioneria generale dello Stato.

I tecnici dei conti pubblici hanno precisato nel loro rapporto sul sistema pensionistico che un simile provvedimento rischierebbe di far saltare i conti dell'Italia, con la spesa per la previdenza che diventerebbe un fardello ancora più pesante sul Pil. Di fronte al dubbio se adeguare o meno i requisiti per l'uscita alla speranza di vita, la Ragioneria non lascia spazio neppure a ritocchi delle regole, anche perché in ballo non ci sarebbe solo la tenuta finanziaria del sistema: si uscirebbe prima dal lavoro ma a un costo, ovvero con un assegno più leggero.

Eppure nelle ultime settimane le idee di modifiche mirate sono tornate di stretta attualità. Si è parlato di tenere fermi i requisiti solo per alcune categorie, quelle più svantaggiate, dai disoccupati a quanti svolgono attività definite 'gravose' (come macchinisti, infermieri, maestre d'asilo). E i presidenti delle commissioni Lavoro, Cesare Damiamo e Maurizio Sacconi (entrambi ex ministri), avevano, con una proposta bipartisan, suggerito almeno di rallentare il meccanismo.

Era stato proprio Boeri a frenare fin da subito l'idea di bloccare l'innalzamento dell'età minima per la pensione a 67 anni (previsto dal 2019), contro i 66 anni e sette mesi attuali. E oggi il battagliero presidente dell'Inps è tornato alla carica dicendo che - se attuato il blocco - "le pensioni sarebbero più basse, quindi questo stop all'aumento progressivo dell'età pensionabile non è neanche nell'interesse dei lavoratori più deboli; perché se possono andare in pensione prima, sappiamo che saranno i datori di lavoro stessi a spingerli a ritirarsi prima, e a quel punto uscirebbero con delle pensioni più basse, perchè col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano".  Nel Rapporto della Rgs, si stima, con il blocco dell'età, un taglio progressivo nell'arco di cinquant'anni, a partire dal 2020: fino a raggiungere "12,8 punti percentuali per un lavoratore dipendente", da oltre il 60% a meno del 50% della busta paga, "e 10 punti percentuali per un lavoratore autonomo". Boeri ha aggiunto che "se uno percepisce la pensione più a lungo perché si vive più a lungo, è giusto anche che contribuisca più a lungo al sistema, altrimenti il sistema non riesce a reggere".

Conclusioni corroborate dalle stime della Ragioneria, secondo la quale l'abolizione dello scatto automatico comporterebbe "una maggiore spesa", "di dimensioni consistenti", pari "a circa 0,8 punti di Pil nel 2033": a spanne si tratterebbe di 13,6 miliardi in più. Un peggioramento dei conti si determinerebbe anche congelando il tasso di trasformazione, la quota di stipendio che si traduce in pensione. L'effetto combinato del blocco porterebbe la spesa previdenziale a sfiorare, intorno al 2040, il 18% del Pil. E ciò considerando che di certo l'asticella non si potrà fermare a 66 anni e 7 mesi: il requisito "verrebbe comunque adeguato a 67 anni nel 2021", come dettato dalle legge Fornero "su specifica richiesta della Commissione e della Bce".

Ma le stime della Ragioneria non sono state accolte da tutti con tono positivo. Dai sindacati, Domenico Proietti della Uil ha parlato - sempre al Gr1 - di un "intervento da 'cartellino rosso, perché non spetta alla Ragioneria intervenire su questi argomenti, frutto del confronto tra governo e sindacati. E poi la Ragioneria finge di ignorare che l'età di accesso alla pensione in Italia, è superiore di tre anni alla media europea, alzarla ancora a 67 anni, sarebbe una vera e propria crudeltà verso i lavoratori. Noi vogliamo discutere nel merito, sterilizzando questo aumento e preparando delle tabelle, perché non tutti i lavori sono uguali, non tutti i lavori hanno la stessa aspettativa di vita".

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