Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Tassa rifiuti, l’agente della riscossione non ha l’obbligo di rateizzare il pagamento

Logo idealista idealista 12/03/2018 Redazione
© Gtres

L’Agenzia delle Entrate Riscossione (in precedenza Equitalia) non può concedere il versamento rateale dei tributi iscritti a ruolo, se l’amministrazione finanziaria non le ha attribuito la facoltà di dilazionare il pagamento. A dirlo è la sentenza numero 440/2018 della sezione tributaria della Corte di cassazione.

Con tale sentenza, in particolare, la Corte di cassazione ha accolto il ricorso di Equitalia avverso la decisione della Commissione tributaria regionale del Lazio che, rigettando il suo appello, aveva confermato l’annullamento di un provvedimento di diniego della rateizzazione richiesta da un contribuente per far fronte a sei cartelle di pagamento relative a un debito Tarsu.

Come spiegato da Fisco Oggi, in sede contenziosa, il contribuente aveva contestato il diniego opposto dall’agente della riscossione, invocando la facoltà di dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo riconosciuta al concessionario dall’articolo 26 del Dlgs n. 46/1999, nel testo ancora vigente come modificato dall’articolo 36 del Dl n. 248/2007, con decorrenza dal 1° marzo 2008, il cui primo comma rende applicabile l’articolo 19 del Dpr n. 602/1973, ossia le disposizioni sulla dilazione di pagamento e sulle condizioni e termini per ottenerla.

A sua volta, il successivo comma 1-bis prevede che le disposizioni di cui al comma 1 si applicano altresì alle restanti entrate iscritte a ruolo, salvo diversa determinazione dell’ente creditore, da comunicare all’agente della riscossione competente in ragione della sede legale dello stesso ente e che tale determinazione produce effetti a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla ricezione della comunicazione da parte del competente agente della riscossione.

Sempre come riportato da Fisco Oggi, nella specie, i giudici di appello avevano ritenuto il diniego opposto da Equitalia illegittimo, sul presupposto che la facoltà per il concessionario di rateizzare le somme iscritte a ruolo fosse normativamente prevista (articolo 26, comma 1-bis, Dlgs n. 46/1999), ma il Collegio supremo ha statuito che, per poter ritenere legittimo il diniego di rateazione opposto da Equitalia, il giudice di merito deve verificare se, a monte, sia stata riconosciuta o meno al concessionario la facoltà di rateizzare.

Questo perché, se da un lato è vero che il disposto dell’articolo 26 del Dlgs n. 46/1999 prevede espressamente tale facoltà anche per tributi diversi dalle imposte dirette, dall’altro è vero che il legislatore ha previsto un’espressa “riserva” in capo all’ente impositore, il quale può decidere di mantenere tale facoltà per sé (“salva diversa determinazione dell’ente creditore”) e, quindi, non “delegare” il concessionario alla rateizzazione dei tributi iscritti a ruolo.

In conseguenza di tale situazione normativa, per una corretta interpretazione e applicazione dei richiamati precetti, secondo la Corte suprema il giudice di merito deve verificare se si versa in un’ipotesi in cui il concessionario è delegato a rateizzare. Solo nell’ipotesi in cui allo stesso risulti riconosciuta tale facoltà, il diniego può essere considerato illegittimo, in caso contrario sarà legittimo.

Nel caso di specie, mediante nota esplicativa inviata dal Comune, in giudizio era stato documentato che al concessionario non era stata riconosciuta tale facoltà e, pertanto, Equitalia aveva (legittimamente) indicato nella comunicazione di diniego della richiesta che si trattava di tributi che non potevano essere oggetto di rateazione da parte dell’agente della riscossione.

La Corte ha ritenuto che tale motivazione, benché generica, fosse chiara e conforme alla legge, in quanto l’agente della riscossione risultava nel caso di specie effettivamente sprovvisto del potere di rateazione.

In proposito, i giudici di legittimità hanno anche precisato che la mancata indicazione - lamentata dalla parte contribuente - nel provvedimento di diniego del soggetto competente a concedere la dilazione (nella specie, il Comune) non inficia il provvedimento stesso, in quanto non vi è alcuna disposizione che prevede tale obbligo. Secondo il Collegio, il fatto che il giudice a quo abbia omesso di considerare l’effettivo stato dei fatti, ritenendo il diniego illegittimo solo perché risultava normativamente riconosciuta la facoltà di dilazione da parte del concessionario - a prescindere dalla verifica in concreto del riconoscimento di tale facoltà - rende la decisione sul punto illegittima.

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da idealista

image beaconimage beaconimage beacon