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Breakingviews - ArcelorMittal ha un conveniente alibi per lasciare l'Italia

Logo Reuters Reuters 5 giorni fa di Lisa Jucca
Il logo ArcelorMittal presso l'ex fabbrica Ilva a Taranto © Reuters/CIRO DE LUCA Il logo ArcelorMittal presso l'ex fabbrica Ilva a Taranto

di Lisa Jucca

MILANO (Reuters Breakingviews) - ArcelorMittal batte in ritirata. Il gigante dell'industria dell'acciaio vuole ritirarsi dall'acquisto precedentemente concordato dell'Ilva, l'acciaieria italiana tra le più grandi di tutta Europa. Ciò significherebbe evitare di saldare un conto da 1,8 miliardi di euro in contanti e un investimento da oltre 2 miliardi di euro per ripulire e migliorare la fabbrica altamente inquinante. Sarebbe una brutta notizia per l'Italia, ma una potenzialmente buona per i produttori d'acciaio.  

ArcelorMittal dà la colpa all'incertezza politica italiana per questa decisione. Un anno dopo aver strappato con fatica un accordo per l'affitto e la vendita l'inquinante fabbrica di Taranto, il parlamento italiano ha cancellato l'immunità legale dell'azienda. Ciò rischia di esporre il gruppo e i suoi manager ad azioni penali per crimini ambientali commessi dai precedenti proprietari, i quali sono finiti in prigione.

Per l'Italia, l'abbandono di ArcelorMittal sarebbe una tragedia. Chiudere completamente l'Ilva ridurrebbe il Pil italiano dell'1,1% entro il 2024, secondo un'analisi di Svimez. Mantenere aperti i battenti e ripulire la fabbrica sarebbe comunque difficile e dispendioso per Roma, che soffre già di un debito pubblico pari al 138% del Pil.

Tuttavia, aiuterebbe ArcelorMittal. Il gigante dell'acciaio non ha ancora completato l'acquisizione dell'Ilva e al momento ha solo affittato l'asset per 180 milioni di euro l'anno. Ha a malapena iniziato a investire, e perde già, secondo le stime, circa 2 milioni di euro al giorno dalla sua attività. Ritirarsi dall'accordo probabilmente porterebbe a un risparmio di circa 1 miliardo di euro l'anno. La richiesta dei top manager Lakshmi Mittal e Aditya Mittal effettuata questa settimana al governo italiano mostra quanto sia complessa la questione: intendono dimezzare la forza lavoro dell'Ilva per motivi di produttività.

Un abbandono di ArcelorMittal sarebbe positivo anche per l'intera industria dell'acciaio. Il mercato ha subito gli effetti della guerra dei dazi e della debolezza dei settori auto e dei macchinari. ArcelorMittal ha riportato una perdita netta nel terzo trimestre e ha ridotto le sue stime per il consumo globale d'acciaio per il 2019. Consegnare nuovamente l'attività al governo italiano eviterebbe ulteriore pressione sui prezzi dell'acciaio alzando la produzione al di sopra delle attuali 4,5 milioni di tonnellate l'anno, come originariamente previsto. Se la fabbrica fosse chiusa, porterebbe a un potenziale taglio nella produzione d'acciaio europea annuale pari al 3%. Il capro espiatorio sarebbero quindi i contribuenti italiani.

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