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Condono fiscale, ecco il conto per sanare tutte le imposte e le ritenute

Logo Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore 19/10/2018 M. Mobili
Il Sole 24 Ore © Fornito da Il Sole 24 ORE SPA Il Sole 24 Ore

Un conto massimo di 62mila euro. È quanto potrebbe pagare un contribuente (persona fisica o giuridica) spingendosi al limite degli imponibili integrabili in base alle bozze del decreto fiscale ora al centro della polemica politica. Un’ipotesi non proprio di scuola, visto che comunque andare a integrare la base imponibile per un’imposta può avere ricadute anche sull’altro.

Del resto, al di là del dibattito, c’è la questione di capire essenzialmente che far emergere un maggior imponibile può significare che o una parte dei ricavi non sono stati dichiarati (questo brutalmente significa che è stato fatto del «nero»), o sono stati considerati dei costi eccessivi o, come potrebbe essere possibile, sono stati commessi degli errori nell’imputazione di alcune voci (è il caso ad esempio di qualche deduzione o detrazione).

Un panorama variegato

Va considerato che le tre ipotesi di sanatoria con la dichiarazione integrativa passano da tre diverse imposte sostitutive. La prima al 20% si applicherebbe su imposte dirette (Irpef e addizionali o Ires e altre sostitutive), contributi previdenziali, Irap e - stando all’ultimo testo disponibile - le due “pietre dello scandalo” le mini-patrimoniali estere su immobili e attività finanziarie (rispettivamente Ivie e Ivafe).

Spingendo al massimo consentito l’imponibile integrabile (ossia fino a 100mila euro e comunque non oltre il 30% di quanto dichiarato) con l’applicazione dell’imposta secca prevista dal condono si verserebbero 20mila euro. A questa va aggiunta, l’ulteriore sostitutiva al 20% sulle maggiori ritenute. Quindi anche in questo caso, se il maggior importo fatto emergere fosse 100mila euro, si arriverebbe a versare al massimo 20mila euro.

C’è poi il discorso dell’Iva. Le bozze di decreto consentono di determinare un’aliquota media “pesando” le operazioni imponibili. Ma qualora non si riesca a determinarla si applica l’aliquota ordinaria. E anche qui facendo emergere il massimo, applicando l’aliquota al 22% si verserebbero 22mila euro.

Da qui il conto complessivo massimo di 62mila euro di maggiori imposte versabili a seguito delle integrazioni effettuate.

Le regole diverse gli imponibili

Tuttavia bisogna considerare un aspetto tutt’altro che secondario. Le regole per la determinazione dell’imponibile sono diverse da imposta a imposta. Ad esempio per l’Irap valgono principi differenti rispetto all’Irpef o all’Ires o si pensi ancora ai contributi, tanto per citare esempi “accomunati” dalla stessa imposta sostitutiva per l’adesione al condono.

Anche questo lascia capire come il massimo di imponibili integrabili potrebbe non coincedere e come potrebbero essere raggiunti i limiti per importi più bassi avendo una base di partenza diversa. Un aspetto da considerare al momento in cui i contribuenti e i professionisti che li assistono si troveranno di fronte ai calcoli di convenienza.

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