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Def, i numeri di Tria: manovra da 36,7 mld. Vertice al Quirinale sulla manovra

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Vertice al Quirinale sulla manovra dopo le bocciature di Upb e Bankitalia. A salire al Colle sono stati il premier, Giuseppe Conte, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell'Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. Il Def e la legge di Bilancio, dunque, in primo piano al pranzo da Mattarella in vista del Consiglio Ue. Stamattina è stato il ministro dell'Economia costretto a tornare in parlamento per spiegare. "A seguito della mancata validazione del quadro macroeconomico programmatico della Nota di aggiornamento al Def da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio sono di nuovo in questa Commissione a illustrare i motivi per cui il Governo ritiene opportuno confermare le previsioni contenute nella Nadef". Così Giovanni Tria, all'inizio della nuova audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla nota di aggiornamento al Def. E per essere convincente si è messo a dare un po' i numeri. "La manovra sottostante alla nota di aggiornamento al Def contiene misure espansive e interventi di copertura finanziaria: nel complesso è quantificabile in un aumento ex ante dell'indebitamento pubblico rispetto al tendenziale di 22 miliardi nel 2019, 27 miliardi nel 2020 e 25 miliardi nel 2021, pari all'1,2%, 1,4% e 1,3% del Pil", ha detto il ministro dell'Economia, spiegando che "secondo le stime l'impatto della manovra sulla variazione del Pil è di 0,6 punti percentuali nel 2019, 0,5 punti nel 2020 e 0,3 punti nel 2021". La manovra, ha proseguito Tria, prevede anche "interventi di copertura per 15 miliardi nel 2019, 7,8 miliardi nel 2020 e 9,9 miliardi nel 2021. Nel 2019 sono previsti tagli di spesa per 6,9 miliardi e un aumento delle entrate per 8,1 miliardi, nel 2020 tagli alla spesa e maggiori entrate sono entrambi pari a 3,9 miliardi; nel 2021 i tagli sono pari a 4,7 miliardi e gli aumenti di entrate pari a 5,2 miliardi". Tra le misure espansive della manovra, Tria ha citato la disattivazione parziale dell'aumento delle aliquote Iva prevista dalla clausola di salvaguardia comporta un onere di 12,5 miliardi nel 2019 (stot totale), 5,5 miliardi nel 2020 e 4 miliardi nel 2021. L'impatto sul tasso di crescita del Pil è pari a +0,2 punti percentuali nel 2019 e 2020 e di -0,2 nel 2021. Le misure sul fronte della spesa sociale, ha proseguito il ministro, includono l'introduzione del reddito di cittadinanza e la possibilità di anticipare la data di pensionamento. Il costo è di 16 miliardi in ciascuno dei tre anni. Questi interventi nel complesso si tradurrebbero in un incremento del tasso di variazione del Pil di 0,3 punti percentuali nel 2019 e 0,2 punti nel 2020 e nel 2021, rispetto al tendenziale. La manovra comprende anche l'adozione di politiche di riduzione delle tasse, con l'avvio della prima fase della flat tax, il cui ammontare è pari a 0,6 miliardi nel 2019, 1,8 miliardi nel 2020 e 2,3 miliardi nel 2021. L'effetto sul Pil, ha sottolineato Tria, è contenuto e raggiunge 0,1 punti percentuali nel 2021. Sul fronte degli investimenti pubblici, la manovra prevede risorse aggiuntive con un profilo crescente pari a 3,5 miliardi nel 2019, 5 miliardi nel 2020 e 6,5 miliardi nel 2021. L'impatto sul Pil è pari a 0,2 punti percentuali ogni anno. Altre misure espansive riguardano gli incentivi agli investimenti e all'innovazione e gli interventi di spesa per il pubblico impiego per un ammontare di 1,8 miliardi nel 2019, 3,2 nel 2020 e 4,1 nel 2021. L'impatto sul Pil è di 0,1 punti nel 2019 e nel 2021 mentre è quasi nullo nel 2020. Secondo il titolare di via Venti Settembre un impatto positivo si ascrive anche alle spese indifferibili per mantenere le politiche invariate. Queste ammontano a 2,3 miliardi nel 2019, 3,4 nel 2020 e 2,4 nel 2021. L'impatto sul Pil è di circa 0,1 punti nel 2019 e 2020 per poi azzerarsi nel 2021. Per Tria, inoltre, il quadro macroeconomico contenuto nella Nota di aggiornamento al Def si basa su "ipotesi caute se non addirittura pessimistiche circa i livelli dei rendimenti sui titoli di stato e dei tassi di interesse sui prestiti bancari" e "ritengo che le previsioni possano essere ampiamente oltrepassate". Sono "due" i "motivi" alla base della convinzione di Tria: in "primo luogo le azioni già intraprese sugli investimenti che cominceranno a dispiegare i propri effetti già a partire dal 2019" e "in secondo luogo i recenti livelli di rendimento sui titoli di Stato su cui ci si è basati per formulare le previsioni programmatiche di crescita e finanza pubblica non riflettono i dati fondamentali del Paese".

E poi "i rischi geopolitici internazionali sono sempre esistiti, per questo nei documenti di programmazione si fanno previsioni di natura prudenziale e non ottimistiche. Non dobbiamo basare il quadro programmatico su scenari di rischi al ribasso", ha aggiunto Tria, aggiungendo che "non dobbiamo lasciare che la volatilità a breve termine dei mercati offuschi la nostra capacità di formulare valutazioni equilibrate". Comunque, "la salita dei rendimenti sui titoli di Stato negli ultimi giorni desta certamente preoccupazione, ma ribadisco che si tratta di una reazione eccessiva e non giustificata dai fondamentali dell'economia e della finanza pubblica italiana". Tria ha poi voluto precisare che "nessuno ha voluto mettere in dubbio le capacità tecniche dell'Upb, non ho parlato di dati obsoleti per quanto riguarda le stime dell'Upb, ma credo che il rispetto istituzionale vada in tutte le direzioni". "Le strutture tecniche del Mef non sono meno valide di quelle degli altri istituti che stimano queste previsioni, sono capacità tecniche consolidate nel tempo, che non sono cambiate quest'anno, non credo che le capacita' e i modelli del Mef siano inferiori a quelli degli altri", ha aggiunto Tria che ha anche sottolineato: "Credo che l'Ubp ha rispetto per le nostre stime, ha fatto osservazioni puntuali e noi nel pieno rispetto abbiamo risposto". Le turbolenze intorno alla manovra non sembrano avere affetti sul governo.A dare i numeri si è messo poi anche il vicepremier Matteo Salvini. Per correggere il ministro dell'Economia. "Il conto stimato per la flat tax è un miliardo e 700 milioni di euro, quindi più dei 600 milioni citati dal ministro Tria", ha precisato Salvini a margine della cerimonia, a Spinaceto a Roma, per i 40 anni di vita dei Corpi speciali della Polizia, i Nocs, Salvini ha, infatti, quantificato in "un miliardo e 700 milioni circa l'ammontare previsto per la riduzione fiscale. Poi - ha aggiunto - lunedì arriverà il decreto fiscale ed i numeri saranno scritti e non mentono". Soprattutto sul vicepremier Matteo Salvini. "Se lo spread arrivasse a 400? Non mi pongo il problema: la manovra non cambia. Andiamo avanti perché è una manovra che aiuta il Paese. Punto. Questa è una buona manovra, quindi non mi pongo il problema". Lo ha affermato il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ad Agorà su Rai 3. In merito allo spread, Salvini ha spiegato che "non sono assolutamente convinto che lo spread arriverà a quota 400". Non vede possibili cambiamenti in vista neppure il presidente della commissione finanze del Senato, Alberto Bagnai. "Non vedo particolari motivi per cambiare la manovra", ha detto a Circo Massimo su Radio Capital , aggiungendo che "escluderei ipotesi di complotto e anche ipotesi di cambiamento della manovra. Esprimo un dubbio su quello che ha affermato Savona: ho la netta sensazione che possa capitare che si travisi qualche dichiarazione". Bagnai ha poi spiegato come "non demonizzo né mitizzo i mercati, ma credo siano preoccupati da una serie di segnali contraddittori". "Non si può tornare indietro" neanche per Luigi Di Maio. Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, a poche ore dalla bocciatura della manovra e delle previsioni economiche del Governo da parte delle autorità economiche indipendenti (Bankitalia, Corte dei Conti, Ufficio Parlamentare di Bilancio), non accetta tali rilievi e insiste. "Non accetto - ha detto durante un'intervista a Radio Anch'io su Radio Rai - l'idea che in questo momentro dopo che abbiamo fatto questa azione, questa manovra del popolo che restituisce i soldi ai cittadini adesso perchè Banca d'Italia, Corte dei Conti, , Ufficio Parlamentare di Bilancio, sono venuti tutti a dirci che non va bene questa manovra dobbiamo tornare indietro. Lo dico perchè se Banca d'Italia viene in commissione e dice 'non bisogna superare la Fornero, non si elimini la legge Fornero, si può candidare a un programma elettorale e dice agli italiani che non vuole la Fornero, vediamo quanti voti prende". "Se qualcuno - aveva premesso lo stesso ministro - pensa che si debba tornare indietro, e non mi riferisco a Paolo Savona perchè pernso che le sue parole siano state strumentalizzate, stiamo dicendo che bisogna rinunciare a quota 100 per la Fornero, rinunciare alla pensione di cittadinanza che aumenta le pensioni minime, rinunciare all'abbassamento delle tasse per le partite Iva".

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