Stai usando una versione precedente del browser. Usa una versione supportata per vivere al meglio l'esperienza su MSN.

Ex Ilva, Conte a Taranto: "Non ho la soluzione in tasca "

Logo Italia Oggi Italia Oggi 08/11/2019 Giampiero Di Santo
© ItaliaOggi

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte è a Taranto per un confronto con gli operai dello Stabilimento Ex Ilva e con i cittadini del capoluogo pugliese. Un incontro, quello di oggi, che per il capo del governo è una sorta di test sulla possibilità del governo giallorosso di affrontare e risolvere un caso che rischia davvero di minare la solidità industriale dell'Italia messa già in pericolo dalla lunga crisi cominciata nel 2008. Già, perché a Taranto si scontrano le due esigenze di garantire all'Italia una forte presenza nel settore siderurgico e dell'acciaio, e quindi decine di migliaia di posti di lavoro in un comparto strategico, e la salvaguardia dell'ambiente e dei cittadini di Taranto, minacciati dai fumi e dalle polveri delle ciminiere dell'ex Ilva oltre che dall'inquinamento del terreno e delle falde acquifere. Problemi enormi e che susciutano altrettanto enorme apprensione. Tanto che Conte, oggi, nell'incontrare i dipendenti del complesso siderurgico al centro del confronto tra ArcelorMittal, ormai determinata a riconsegnare le chiavi dello stabilimento, e il governo, ha dovuto affrontare una vera folla. "Parlerò con tutti, ma con calma", ha detto davanti alla portineria D della fabbrica, quella riservata all'ingresso degli operai. Ad alcuni cittadini che gli chiedevano di chiudere l'impianto perché la situazione ambientale della città pugliese è davvero grave, il premier ha risposto: "Sono qui per conoscere la situazione, non ho la soluzione in tasca".  All'ingresso si sono raggruppati operai e rappresentanti di comitati e movimenti con striscioni che chiedono la riconversione economica del territorio. Molti ambientalisti e abitanti del quartiere Tamburi hanno scandito cori inneggianti alla chiusura dell'impianto, alcuni manifestanti hanno intonato: "Noi vogliamo vivere". Tra gli appelli lanciati a Conte, "Vogliamo essere difesi non presi in giro presidente", "Via lo scudo per Mittal", "a Taranto è concesso tutto", "La vita dei tarantini vale meno di quelli di Genova?". Conte  è arrivato a Taranto poprio mentre in tutta Italia gli stabilimenti ex Ilva sono in sciopero. L'agitazione è cominciata alle 7 di questa mattina e proseguirà fino alle 7 di domani.  A Genova, nella fabbrica di Cornigliano, i dipendenti  sono in assemblea dalle 8.. I lavoratori iscritti alla Fim hanno già scioperato fino alle 15 di ieri, 7 novembre. Lo sciopero di oggi è stato indetto da Fiom e Uilm che hanno atteso l'incontro di ieri tra governo e sindacati prima di proclamare la mobilitazione. Tutte le organizzazioni sindacali sono però compatte nel respingere al mittente le richieste di Arcelor che dopo avere annunciato l'intenzione di non onorare il contratto con l'Italia a causa della abolizione dello scudo penale che avrebbe impedito ai dirigenti della multinazionale impegnati nel piano di risanamento dello stabilimento di finire sotto processo per reati ambientali ha posto condizioni giudicate inaccettabili: modifica del Piano ambientale, ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate, licenziamento di 5 mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno al lavoro dei 2 mila attualmente in amministrazione straordinaria, si legge in una nota dei sindacati. Conte ha annunciato che il governo è pronto a fare in modo che lo scudo penale sia di nuovo funzionante, ma ormai il vero problema, ha riconosciuto il premier, "sono i 5000 esuberi". I sindacati hanno chiesto a Mittal l'immediato ritiro della procedura di disimpegno mentre il governo dovrà "ripristinare tutte le condizioni previste dall'accordo del 6 settembre 2018 che permetterebbe di portare a termine il piano ambientale nelle scadenze previste. Le condizioni devono, inoltre, includere lo scudo penale limitato all'applicazione del piano ambientale e il ritiro di qualsiasi ipotesi di esuberi". Sulla partita resta incerto il ruolo del gruppo indiano Jindal, che faceva parte della cordata concorrente ad ArcelorMittal ai tempi dell'aggiudicazione e ora il governo vorrebbe sondare per un intervento in extremis. Nei giorni scorsi aveva negato un interesse per gli asset dell'ex Ilva, dopo la ritirata di ArcelorMittal. E  Intesa Sanpaolo, per supportare i dipendenti della società ex Ilva, ha deciso di dare la possibilità a coloro che tra i lavoratori del gruppo e dei fornitori sono suoi clienti, di sospendere le rate di mutui e prestiti personali per un periodo fino a 12 mesi, raccogliendo così la proposta della Fabi. La domanda di sospensione andrà presentata dai dipendenti interessati presso la propria filiale Intesa Sanpaolo che provvederà a finalizzarla. "Intesa Sanpaolo - ha spiegato il Ceo, Carlo Messina - vuole dimostrare la propria vicinanza ai dipendenti ex Ilva e delle aziende fornitrici e alle loro famiglie in questo momento di seria difficoltà. Abbiamo ritenuto che la sospensione di mutui e prestiti fosse un intervento di concreto sostegno per le persone e le comunità locali nell'attuale situazione. L'attenzione alle dinamiche e alle esigenze sociali dei territori è per noi uno dei capisaldi del nostro modo di fare banca".

Scegli tu!
Scegli tu!

Altro da Italia Oggi

image beaconimage beaconimage beacon