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Fabi: 22mila esuberi nelle banche, già chiusi 7mila sportelli

Logo La Repubblica La Repubblica 12/08/2017
© Fornito da La Repubblica

MILANO - Prosegue la cura dimagrante delle banche italiane e secondo la Fabi, il sindacato autonomo dei bancari, ci sono oltre 22.000 esuberi già definiti nel settore dagli ultimi piani industriali dei principali gruppi italiani, a fronte di quasi 3.600 nuove assunzioni. Il segretario generale Lando Maria Sileoni, sottolinea che sono "numeri importanti, ma si tratta di uscite volontarie con l'obiettivo raggiunto di evitare i licenziamenti perpetrati in tutta Europa e di garantire il ricambio generazionale".

I numeri più pesanti sono quelli riferiti dalle banche più grandi. In Unicredit l'ultimo piano (2019-2014) prevede 3.900 uscite volontarie. A febbraio scorso è stata infatti sottoscritta l'intesa per l'uscita di questo numero di dipendenti usando il Fondo di solidarietà fino a 54 mesi. Le nuove assunzioni invece ammontano a 2.000. Gruppo Intesa/Popolari venete nel piano 2017-19 contempla 3.900 uscite volontarie di cui circa 1.000 nelle Popolari venete e la chiusura di 600 sportelli. L'accordo raggiunto con Intesa Sp, nell'ambito dell'integrazione con le venete, estende l'uso del Fondo fino a 84 mesi per la prima parte da 1.000 esuberi e a 60 mesi per la seconda tranche da 3.000 uscite. Monte Paschi di Siena nel piano al 2021 conta ben 5.500 uscite volontarie di cui 1.800 già concordate con i sindacati. Il Gruppo Ubi prevede nel piano 2017-20 2.750 uscite volontarie a cui si devono sommare le 1.500 delle 3 good bank (ex banca Marche, Banca Etruria e Carichieti). Infine il Gruppo Banco Popolare Bpm mette nero su bianco nel piano 2016-19 1.800 uscite a fronte di 400 nuove assunzioni. Numeri meno pesanti ma sempre rilevanti sono definiti anche dal piano al 2010 del Gruppo Bnl che definisce 783 uscite, 650 nel Gruppo Carige e 585 in Bper.

In oltre 7 anni in Italia sono stati chiusi quasi 7.000 sportelli bancari, con un flessione del 26,22%. "Non sono scelte di strategia aziendale - sottolinea Sileoni - ma scelte obbligate per non affogare. Non chiudono per una scelta oculata, chiudono indiscriminatamente per abbattere il costo della gestione. E fino a ora se ne avvantaggiano le banche di credito cooperativo e gli uffici postali". Nel dettaglio dal 2009 al settembre del 2016 gli sportelli sono passati da 26.431 a 19.500, con 6.931 chiusure. Per Sileoni il Fondo esuberi dei bancari "non deve essere toccato", altrimenti "sarà guerra": il sindacato alza le barriere contro i dubbi sollevati da qualche banchiere sulla sostenibilità del Fondo, frutto di un accordo sindacale del 2000, e completamente finanziato dalle banche.

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