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Fisco, Cgia: "Tasse al 48% per colpa del nero e per l'aumento delle tariffe"

Logo Tgcom24 Tgcom24 07/07/2019 Redazione Tgcom24
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I contribuenti italiani che versano fino all'ultimo centesimo di tasse, imposte, contributi previdenziali richiesti dall'amministrazione pubblica subiscono una pressione fiscale reale del 48%. Si tratta di sei punti in più rispetto al dato ufficiale, che nel 2018 si è fermato al 42,1%. Lo sottolinea l'ufficio studi della Cgia di Mestre, che spiega: "Pesano l'aumento delle tariffe e il lavoro nero".

Più cari servizi, trasporti, pedaggi - "Sebbene negli ultimi anni il peso complessivo delle tasse risulti leggermente in calo - chiarisce il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - molti non se ne sono accorti, poiché allo stesso tempo sono cresciute le tariffe della luce, dell'acqua, del gas, i pedaggi autostradali, i servizi postali, i trasporti urbani. Dal punto di vista contabile, queste voci non rientrano nella pressione fiscale. Tuttavia, hanno avuto e continuano ad avere effetti molto negativi sui bilanci di famiglie e imprese, in particolar modo per quelle fedeli al fisco".

Pil, nero e tasse - L'Ufficio studi della Cgia ricorda che il nostro Pil, come del resto quello di molti altri Paesi dell'Ue, include anche gli effetti dell'economia non osservata. Questa "ricchezza", riconducibile alle attività irregolari e illegali che, per sua natura, ha dimensioni importanti, non dà alcun contributo all'incremento delle entrate fiscali.

Rammentando che la pressione fiscale si calcola attraverso il rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, se dalla ricchezza prodotta scorporiamo la componente riconducibile all'economia "in nero", il peso del fisco in capo ai contribuenti onesti sale inevitabilmente, consegnandoci un carico fiscale reale molto superiore a quello ufficiale.

Rischio Iva e ipotesi flat tax - "Se da un lato abbiamo recuperato 7,6 miliardi di euro che ci hanno evitato la procedura di infrazione da parte dell'Ue - dichiara il segretario Renato Mason - dall'altro lato dobbiamo trovare entro dicembre 23 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva e altri 10-15 miliardi per estendere a tutta la platea dei contribuenti la flat tax. Insomma, al fine di evitare un forte aumento dei prezzi di beni e servizi e per beneficiare di una decisa riduzione del carico fiscale, dovremmo recuperare in pochi mesi almeno 33 miliardi. Una impresa che, ad oggi, appare proibitiva".

E se negli ultimi anni la pressione fiscale ha conosciuto una leggera diminuzione, non è da escludere che nel 2019 torni a salire. Non tanto perché il prelievo complessivo è destinato ad aumentare, cosa che in linea di massima non si dovrebbe verificare, bensì perché la crescita del Pil sara' molto contenuta e nettamente inferiore alla variazione registrata l'anno scorso. Ricordiamo che, dopo il picco massimo toccato nel biennio 2012-2013, negli anni successivi la pressione fiscale ha fatto segnare una diminuzione che nel 2017 e nel 2018 si è attestata al 42,1%. Secondo l'Istat, nel 2016 (ultimo dato disponibile) l'economia non osservata ammontava a 209,8 miliardi di euro (pari al 12,4% del Pil): di questi, 191,8 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e altri 17,9 alle attività illegali. In questa analisi, l'Ufficio studi della Cgia ha ipotizzato prudenzialmente che l'incidenza dell'economia sommersa e delle attività illegali sul Pil nel biennio 2017-2018 non abbia subito alcuna variazione rispetto al dato 2016.

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