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Fisco, le 4 flat tax bruciano 5 miliardi di Irpef

Logo Italia Oggi Italia Oggi 02/01/2019 di Giuliano Mandolesi
© ItaliaOggi

Le nuove cedolari valgono meno tasse per 5 mld. Se da un lato, infatti, i diversi regimi di tasse piatte, significano riduzione della pressione fiscale, dall'altro equivalgono a oltre 5 miliardi di minor entrate nelle casse dello Stato nel prossimo triennio. È questo l'effetto in termini di cassa delle quattro nuove tasse piatte introdotte dalla legge di Bilancio 2019 che di fatto evidenziano in maniera marcata l'intento del legislatore di allontanarsi sempre di più dall'Irpef progressiva per passare a sistemi di tassazione alternativi che se non resi però armonici all'interno del sistema fiscale rischiano il duplice e contrario risultato di portare sì beneficio ad alcuni ai contribuenti ma, rovescio della medaglia, di generare discriminazioni.

La cedolare più «costosa» è sicuramente quella dedicata alle partite Iva fino ai 65 mila euro ovvero l'ampliamento del regime forfettario.

Il vecchio regime con fatturato maggiorato dal 2019 infatti costerà a regime circa un miliardo e mezzo di euro con impatto ridotto nel suo primo anno di applicazione, solo 330,9 milioni, cifra relativa principalmente ai mancati introiti Iva e mitigata proprio dall'obbligo di rettifica dell'imposta sul valore aggiunto che i neo forfettari dovranno riversare se in possesso di magazzino o beni ammortizzabili acquisiti nel periodo di monitoraggio (5 anni per i beni e 10 per gli immobili). Al secondo posto, ma con impatto a partire dal 2021 è la nuova imposta sostitutiva del 20% per partite Iva con fatturato tra i 65.001 euro e i 100.000 euro.

La nuova tassa piatta che sarà applicabile dal 2020, inizierà a ridurre il peso delle imposte per i contribuenti a partire dal 2021 con un risparmio stimato di circa un miliardo e 200 milioni e dunque un costo praticamente irrisorio per le casse dello stato sia per l'anno 2019 sia per il 2020 (soli 109 milioni tra minori acconti da versare e il saldo prodotto tra minor gettito Iva e la rettifica detrazione dell'Iva stessa).

Al terzo posto dei sistemi flat più costosi si piazza la cedolare secca per gli immobili commerciali.La norma che allarga il perimetro di applicazione della cedolare secca anche agli immobili C/1 sotto i 600 metri quadri, si potrà applicare solo ai contratti sottoscritti nel 2019 e, proprio per via delle numerose restrizioni introdotte dal legislatore probabilmente anche per limitarne il costo, ha un impatto abbastanza ridotto sia in termini di minor gettito sia del complementare risparmio fiscale per gli interessati proprietari di negozi e botteghe.

La cedolare secca infatti nel 2019 costerà allo Stato circa 260 milioni di cui 241 milioni di minor imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e 20 milioni di mancati introiti relativi all'imposta di registro (non prevista in caso di applicazione del regime agevolato) e a regime porterà un beneficio per i contribuenti sulla media dei 163 milioni per anno.

Sull'ultimo gradino del podio, di certo la cedolare più particolare oltre ad essere la meno costosa è l'imposta sostitutiva sui compensi derivanti dalla attività di lezioni private e ripetizioni. La nuova flat tax per gli insegnanti, introdotta per tentare di intercettare l'evasione nel settore delle ripetizioni private stimato in uno studio della Fondazione Einaudi in circa 1 miliardo di euro prevede che dal 2019 i compensi percepiti per attività di lezioni private e ripetizioni, esercitata da docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, sono soggetti a un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con aliquota pari al 15%. Il costo della norma è ridotto così come i benefici prodotti e si parte dai 28,5 milioni del 2020, ai 17,1 milioni nel 2021.

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