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Fmi, per l'Italia debito in miglioramento e pil in rialzo

Logo Lettera 43 Lettera 43 18/04/2017
Fmi taglia pil Italia, +0,7% in 2017: Crescita rivista al ribasso di 0,2 punti quest'anno © Fornito da Lettera 43 Crescita rivista al ribasso di 0,2 punti quest'anno

Il debito pubblico italiano resta sopra il 130% ma migliora. Dopo al 132,6% del 2016, il Fmi lo ha previsto al 132,8% del pil nel 2017 e al 131,6% nel 2018, in deciso calo rispetto alle stime di ottobre, quando aveva previsto un debito al 133,4% per quest'anno e al 132% nel 2018. Nonostante il miglioramento, le stime del Fmi restano superiori di qualche decimale rispetto a quelle contenute nel Def, dove è previsto un debito al 132,5% nel 2017 e al 131,0% nel 2018.

TIMIDA RISALITA DEL PIL. Il fondo monetario ha ritoccato al rialzo anche la crescita dell'Italia. Dopo il +0,9% del 2016, il pil è previsto crescere dello 0,8% nel 2017, ovvero 0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime di gennaio. «L'output dell'Italia resta decisamente al di sotto del potenziale» , così come quello di altri paesi europei. Le stime del Fmi sono più basse di quelle contenute nel Def, dove viene stimato un pil in crescita dell'1,1% nel 2017 e dell'1,0% il prossimo anno. Nonostante questi segnali il nostro Paese resta il fanalino di coda di Eurolandia. L'Italia viene superata anche dalla Grecia il cui pil sale del 2,2% quest'anno per accelerare al 2,7% nel 2018.

LEGGERO CALO ANCHE PER LA DISOCCUAPZIONE. Prevista in calo anche la disoccupazione, pur restando a doppia cifra e sopra la media europea. Dopo l'11,7% del 2016, il tasso di disoccupazione è previsto in calo all'11,4% nel 2017 e all'11,0% nel 2018. Per l'area euro il tasso dei senza lavoro è stato stimato al 9,4% nel 2017 e al 9,1% l'anno successivo.

ECONOMIA MONDIALE MINACCIATA DAI DAZI. Nel suo complesso l'economia mondiale torna a crescere. Per il fondo nel 2017 il pil globale sarà in rialzo a +3,5%, ovvero 0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime di gennaio. Invariato invece il dato per il 2018. Nonostante questo ci sono «significativi rischi al ribasso» e in questo senso «una delle minacce più salienti è il protezionismo» e il rischio di una «guerra commerciale». «Capitolare al protezionismo è una ferita auto-inflitta» afferma Maurice Obstfeld, capo economista del Fmi.

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