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Gli italiani e la crisi: ecco chi vince e chi perde. Quasi 11 milioni in difficoltà

Logo La Stampa La Stampa 4 giorni fa

Stanno bene le famiglie di impiegati, quelle delle «pensioni d’argento» e ovviamente la classe dirigente, in tutto 8,8 milioni di nuclei famigliari. Soffrono invece le famiglie tradizionalmente a basso reddito (sia italiane che straniere), i nuclei tradizionali di provincia, le anziane sole ed i giovani disoccupati, quattro gruppi che messi tutti assieme contano 10,8 milioni di famiglie e formano la maggioranza relativa del Paese. A metà strada si collocano giovani blue-collar e le famiglie di operai in pensione che sommati assieme a loro volta arrivano a quota 8,7 milioni. La fotografia che scatta l’Istat nel suo Rapporto annuale sulla situazione del Paese ci riporta un’Italia che fatica ancora ad uscire dalla crisi, dove aumenta la povertà assoluta, cresce l’invecchiamento della popolazione e quasi il 40% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese. Ad una ripresa lenta corrispondono forti disparità tra gruppi sociali. E persiste, forte, anche la cronica disparità tra Nord e Sud.

Per agevolare la lettura dei vari fenomeni l’Istat ha identificato nove differenti gruppi sociali. Precisando, a scanso di polemiche, che si tratta di una sperimentazione introdotta per la prima volta quest’anno. La classificazione è stata effettuata in un’ottica multidimensionale – è scritto nel Rapporto 2017 - associando alla componente economica (reddito, condizione occupazionale), quella culturale (titolo di studio posseduto) e quella socio-demografica (cittadinanza, dimensione della famiglia, ampiezza demografica del comune di residenza).

© Getty Images

I gruppi sono contraddistinti per livelli di reddito familiare omogeneo e per combinazioni specifiche delle variabili che identificano le diverse componenti individuate. In questo modo si è preservata anche l’eterogeneità all’interno dei gruppi, considerando, a parità di condizioni economiche, le diverse possibili combinazioni di titolo di studio posseduto, cittadinanza, posizione professionale, numero di componenti della famiglia e tipo di comune di residenza.

Ecco i nove gruppi divise in tre classi di reddito.

FAMIGLIE A REDDITO MEDIO

Giovani blue-collar

Sono 2,9 milioni di famiglie (11,3% delle famiglie residenti in Italia), nel 35,6% dei casi composte da coppie senza figli, per un totale di 6,2 milioni di individui (10,2% della popolazione). La persona di riferimento ha in media 45 anni, in quasi nove casi su dieci possiede il diploma di scuola media o di scuola superiore ed è operaio a tempo indeterminato in tre casi su quattro. Questo gruppo si distingue per una elevata omogeneità reddituale interna. La quota di persone a rischio di povertà è contenuta (14,9%) e minore della media nazionale.

Famiglie degli operai in pensione

È il gruppo più corposo - 5,8 milioni di famiglie (22,7%), nel 76,8% dei casi unipersonali o formate da coppie senza figli - che include oltre 10,5 milioni di individui (17,3% del totale). La persona di riferimento ha in media 72 anni, possiede al massimo la licenza media. Oltre l’80% di queste famiglie ha come principale percettore di reddito un ritirato dal lavoro mentre il reddito familiare equivalente medio non è particolarmente distante dal valore medio nazionale. La concentrazione del reddito è la più bassa fra i nove gruppi.

FAMIGLIE A BASSO REDDITO

Famiglie a basso reddito con stranieri

In questi nuclei è presente almeno una persona con cittadinanza non italiana): sono in tutto 1,8 milioni (7,1%), spesso persone sole (35,7%) o coppie senza figli (34,4%), per un totale di 4,7 milioni di individui (7,8%). È il gruppo più giovane, con l’età media della persona di riferimento pari a 42,5 anni, e presenta le peggiori condizioni economiche, con uno svantaggio di circa il 40% rispetto alla media. Nonostante gli occupati siano prevalentemente in posizioni non qualificate, nella metà dei casi la persona di riferimento possiede un diploma di scuola secondaria superiore e uno su dieci ha un titolo universitario.

Famiglie a basso reddito di soli italiani

Sono 1,9 milioni (7,5%) e comprendono 8,3 milioni di individui (13,6%). Sono famiglie generalmente numerose (4,3 componenti in media), in oltre il 90% dei casi si tratta di coppie con figli. La persona di riferimento ha in media 45,5 anni, un titolo di studio basso (licenza di scuola media inferiore per uno su due), è operaio in sei casi su dieci. Il reddito familiare è circa il 30% in meno della media nazionale dei redditi equivalenti mentre la distribuzione del reddito all’interno del gruppo risulta piuttosto diseguale. Un terzo delle persone è a rischio povertà.

Famiglie tradizionali della provincia

È il gruppo più esiguo: meno di un milione di famiglie (3,3%) e 3,6 milioni di individui (6,0%). Si tratta di famiglie molto numerose (4,3 componenti), composte da coppie con figli (quasi nove su dieci) o da più nuclei (8,2%). La persona di riferimento ha in media 53,5 anni, possiede al massimo la licenza media e, tra gli occupati, in un caso su due è commerciante o artigiano mentre il 30% è ritirato dal lavoro. Proprio per l’ampiezza familiare e per il titolo di studio basso è uno dei gruppi a minore benessere monetario. Tuttavia, la quota di famiglie in grave deprivazione (11,8%) è in linea con i valori nazionali. È il gruppo che più ricalca il tradizionale modello familiare del male breadwinner, essendo la persona di riferimento uomo in nove casi su dieci.

Anziane sole e giovani disoccupati

Sono 3,5 milioni di famiglie (13,8%) - composte per il 60% da persone sole - e 5,4 milioni di individui (8,9%). La persona di riferimento è inattiva (88,7%) o disoccupata (11,3%), ha un’età media di 65,6 anni e un livello d’istruzione basso (licenza elementare per oltre il 40%, licenza media meno del 30%). E’ un gruppo caratterizzato da basso reddito, diseguaglianze al suo interno e un rischio povertà che interessa quattro famiglie su dieci.

FAMIGLIE BENESTANTI

Famiglie di impiegati

Sono 4,6 milioni (17,8%) per un totale di 12,2 milioni di persone (un quinto della popolazione). Nella metà dei casi i nuclei sono formati da coppie con figli. La persona di riferimento ha 46 anni in media, possiede almeno il diploma di scuola superiore (ma una su quattro è laureata) ed è donna in quattro casi su dieci. È un gruppo molto caratterizzato, include la quasi totalità degli impiegati e circa la metà dei lavoratori in proprio. Il tenore di vita è buono, infatti la grave deprivazione materiale coinvolge solo il 3,5% degli individui del gruppo, meno di un terzo della media nazionale.

Pensioni d’argento

È un gruppo composto da 2,4 milioni di famiglie (9,3%) e 5,2 milioni di individui (8,6%). L’età media della persona di riferimento è 64,6 anni mentre il livello di istruzione è alto (scuola superiore). Per un terzo dei casi si tratta di coppie senza figli, probabilmente di famiglie da cui i figli sono usciti vista l’età della persona di riferimento. È un gruppo a reddito elevato, in cui il principale percettore è ritirato dal lavoro in due casi su tre, con diseguaglianze poco accentuate al suo interno e bassi rischi di povertà (6,1% di individui) e di grave deprivazione (3,6%).

Classe dirigente

Include 1,8 milioni di famiglie (7,2%) per un totale di 4,6 milioni di individui (7,5%). Sono famiglie in media di 2,46 componenti, composte per oltre il 40% da coppie con figli conviventi. La persona di riferimento ha in media 56,2 anni ed è laureata nella totalità dei casi (una su quattro ha anche un titolo di studio post-laurea). Il reddito familiare equivalente è più alto del 70% rispetto alla media. La situazione lavorativa della persona di riferimento è piuttosto diversificata: nel 40,9% dei casi dirigente o quadro (quasi dieci volte più della media nazionale), nel 29,1% imprenditore (sette volte più della media) e nel 30,0% ritirato dal lavoro. Il rischio di povertà è il più basso fra i gruppi (4,4% famiglie).

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