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Hertz dichiara bancarotta negli Usa e in Canada. Pesa lo stop ai viaggi

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 4 giorni fa Giuliana Ferraino

L’emergenza coronavirus, che ha fermato i viaggi in tutto il mondo ha costretto il gruppo di autonoleggio americano Hertz, fortemente indebitato, a dichiarare la bancarotta negli Stati Uniti e in Canada. Ma la società e le sue filiali, sia in Nord America che nel resto del mondo, continueranno a operare. In particolare, Hertz fa sapere che le principali regioni operative internazionali, cioè Europa, Australia e Nuova Zelanda, non sono incluse nella dichiarazione di fallimento, così come restano fuori anche le sedi in franchising.

Lo storico marchio, fondato 102 anni fa a Chicago e quotata a Wall Street, è la prima grande vittima della pandemia. Il mese scorso la società con sede in Florida ha mancato il pagamento di un contratto di locazione e venerdì i creditori hanno negato un’ulteriore proroga, facendo scattare l’istanza di fallimento e la richiesta di protezione dai creditori, il cosiddetto «Chapter 11», davanti a un indebitamento che già a fine marzo ammontava a 18,7 miliardi di dollari, secondo la documentazione del fallimento presentata in Delaware. Troppo alto a fronte di un solo miliardo di dollari di liquidità disponibile per governare una crisi senza precedenti. A partire da metà marzo, l’azienda che include i marchi Thrifty e Dollar, ha infatti azzerato i ricavi quando i viaggi sono stati quasi del tutto annullati a causa del nuovo coronavirus. A pesare è stato soprattutto il crollo del traffico aereo, visto che quasi due terzi degli introiti di Hertz arrivano dagli affitti di veicoli presso gli aeroporti. Ma a complicare le cose ha contribuito anche il caos societario, che ha visto Hertz nominare il 18 maggio il quarto Ceo in 6 anni. «L’impatto del Covid-19 sulla domanda di viaggi è stato improvviso e drammatico», spiega il gruppo, «determinando un forte calo delle entrate dell’azienda e delle prenotazioni future». Hertz afferma di aver adottato «azioni immediate» che privilegiano salute e sicurezza di dipendenti e azienda, eliminando anche «tutte le spese non essenziali».Tuttavia «permangono incertezze sul ritorno delle entrate e sulla completata riapertura del mercato, cosa che ha reso necessaria l’azione di oggi», si legge in una nota.

Il 21 aprile, Hertz aveva annunciato il taglio di 10 mila posti di lavoro in Nord America, pari al 26,3% della sua forza lavoro globale, per risparmiare denaro a causa delle incertezze causate dalle misure per contenere la pandemia. Le restrizioni sui viaggi hanno ridotto il traffico aereo e terrestre, pesando sul mercato del noleggio di veicoli globale, Europa e Italia comprese, costringendo il gruppo Usa a tenere in deposito la grande maggioranza dei circa 700 mila veicoli della sua flotta, che come Avis, Hertz non possiede ma prende in leasing .

La procedura del «Chapter 11» prevede la riorganizzazione di business, asset e debiti di una società al riparo dai creditori. E,di solito, si richiede, per permettere a un’azienda di ristrutturare il proprio debito. Un’operazione che però si presenta piuttosto complicata, poiché l’indebitamento di Hertz comprende 14,4 miliardi di dollari di obbligazioni garantite da veicoli presso le filiali che non fanno parte dell’istanza di fallimento. L’obiettivo ora è di trovare un accordo per salvare lo storico marchio, anche se con una flotta ridotta.

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