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Imposte dimezzate per le auto storiche

Logo Italia Oggi Italia Oggi 21/02/2019 Franca Faccini
© ItaliaOggi

Tasse auto dimezzate per i veicoli dotati del certificato di rilevanza storica e la cui storicità sia riportata sulla carta di circolazione. Ed è corsa per mettere a posto le carte per godere del beneficio.

La legge 30 dicembre 2018, n. 145 è stata prodiga di disposizioni in materia di tasse automobilistiche, anche se non poche sono le contraddizioni che scaturiscono da una loro lettura coordinata. Da un lato, infatti, il legislatore particolarmente attento alla tutela ambientale:

- all'art. 1, commi da 1031 a 1041, accorda una serie di contributi per incentivare l'acquisto di auto nuove a basso grado di emissioni di biossido di carbonio per km che aumentano se vi è una contestuale rottamazione di un veicolo omologato alle classi Euro 1, 2, 3 e 4;

- all'art. 1, commi da 1042 a 1047, introduce una nuova imposta erariale, da 1.100 a 2.500 euro, per chi acquista auto inquinanti e cioè veicoli con un numero di grammi di biossido di carbonio emessi per Km eccedenti la soglia di 160 CO2 g/km.

Accanto a questa manovra, che ha già suscitato molte perplessità per le sue particolarità, se ne aggiunge un'altra che è in totale contraddizione con la finalità ambientale che sembrava alimentare il legislatore, in quanto è diretta a favorire, in pratica, le auto di vecchia data, e quindi particolarmente inquinanti, dietro il paravento della loro storicità.

L'art. 1, comma 1048, reintroduce, infatti, un'agevolazione a favore dagli autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni. Questa volta non si tratta di un'esenzione ma di una riduzione al 50% della tassa automobilistica. La norma richiede, ad ogni modo, due condizioni:

- i veicoli devono essere dotati del certificato di rilevanza storica;

- la storicità deve essere riportata sulla carta di circolazione.

Si ricorderà che detti veicoli fino al 31 dicembre 2014 godevano dell'esenzione a decorrere dall'anno in cui si compiva il ventesimo anno dalla loro costruzione. A disporlo era il comma 2 dell'art. 63 della legge n. 342 del 2000, che è stato però abrogato dall'art. 1, comma 666, della legge, n. 190 del 2014. Dopo quattro anni, durante i quali non sono mai mancati i tentativi di reintrodurre l'esenzione, negli ultimi passaggi parlamentari della legge di bilancio per il 2019 si è assistito ad decisivo cambiamento di rotta. Una rotta che, però, va in direzione decisamente opposta rispetto a quella che sembrava perseguire il legislatore con le prime norme, a pochi commi di distanza dal 1048. Le regioni sembrano non aver bene accolto la norma agevolativa che, di fatto, riduce il gettito nelle proprie casse. Ma i «desiderata» delle regioni non sono mai così prevedibili. Non si può certo dimenticare che l'eliminazione dell'esenzione per le auto storiche ha creato non pochi problemi applicativi, essendo stranamente avversata dalle stesse regioni che non hanno benevolmente accettato una norma statale che, a ben vedere, procurava loro ulteriore gettito. Non sono mancate, infatti, regioni che hanno reintrodotto l'esenzione, anche se poi la Corte costituzionale le ha dichiarate illegittime per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), della Cost. che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di sistema tributario e dell'art. 119, secondo comma, Cost. che consente alle regioni e agli enti locali di stabilire ed applicare tributi ed entrate proprie al rispetto dei principi statali di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (Corte Cost. sentenze n. 242 del 2016 e n. 199 del 21 luglio 2016). Infatti un intervento di esenzione dalla tassa auto eccede la competenza regionale e incide «su un aspetto della disciplina sostanziale del tributo riservato alla competenza legislativa esclusiva dello Stato». Non sono mancate anche regioni che hanno tranquillamente continuato ad applicare l'esenzione prevista in precedenza.

Ora, invece, le regioni sono chiamate a fare i conti con questa nuova riduzione applicabile dal 1° gennaio 2019 e che ha già scatenato i proprietari delle «auto d'annata» che si sono precipitati a richiedere alla motorizzazione l'annotazione della storicità sul libretto del veicolo, che prima non era prevista, per avere, quindi, tutti i documenti a posto all'ultimo giorno utile per effettuare il pagamento. Non sempre, però, potrebbe convenire sfruttare l'agevolazione, perché per ottenere il certificato di rilevanza storica è necessario iscriversi alle varie associazioni di cui al comma 4 dell'art. 60 del dlgs n. 285, del 1992, e cioè Asi, Storico Lancia, Italiano Fiat, Italiano Alfa Romeo, Storico Fmi, che sono deputate a rilasciarlo e l'ammontare della quota associativa potrebbe paradossalmente non essere competitiva con gli importi stabiliti dalla regione a titolo di tributo.

Un'ultima annotazione va fatta per un'altra anomalia del sistema: è rimasta in vita l'esenzione per i veicoli ultratrentennali stabilita nel comma 1 dell'art. 63, una norma che se si fosse effettivamente voluto salvaguardare l'ambiente, avrebbe forse meritato una profonda rivisitazione.

Scegli tu!
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