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INPS, malattia e certificati: le nuove regole e le sanzioni

Logo International Business Times (IT) International Business Times (IT) 6 giorni fa Vittoria Patanè

Inps © Fornito da IBT Italy Inps

L’INPS non più ha alcuna intenzione di scherzare. Con una circolare, la numero 79 del 2 maggio 2017, che non lascia spazio a dubbi, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale chiarisce a cosa andranno incontro lavoratori e datori di lavoro che non rispetteranno la normativa vigente riguardante le assenze per malattia e in particolare la “riduzione del periodo di prognosi riportato nel certificato attestante la temporanea incapacità lavorativa per malattia.

A fare attenzione dovranno essere anche i medici che, nel caso in cui “dimentichino” di inviare online il certificato medico di un lavoratore dipendente, rischiano una segnalazione all’ASL di competenza, che a sua volta potrebbe prevedere dei provvedimenti disciplinari che potrebbero costare al dottore addirittura il posto di lavoro,

Sanzioni, stavolta pecuniarie, sono previste anche nei confronti dei lavoratori che non presentano un nuovo certificato medico in caso di rientro anticipato al lavoro. In questo caso, l’INPS applicherà le stesse multe previste per chi non si fa trovare nel domicilio indicato durante la visita di controllo del medico inviato dall’Istituto. In parole povere ci sarà una trattenuta dell’indennità di malattia , il cui importo in termini percentuali potrà variare dal 40 al 100% della stessa indennità.

Nemmeno le imprese potranno dormire sonni tranquilli dato che il rientro anticipato del lavoratore dalla malattia senza apposito certificato rappresenterà una violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Il lavoratore che si presenta in anticipo sul posto di lavoro non potrà dunque essere ammesso senza apposito certificato.

Per quanto riguarda il rientro anticipato al lavoro dopo un periodo di malattia, l’INPS chiarisce infatti che “nel caso di una guarigione anticipata , l’interessato è tenuto a richiedere una rettifica del certificato in corso , al fine di documentare correttamente il periodo di incapacità temporanea al lavoro. Poiché ciò non costituisce a tutt’oggi una prassi seguita dalla generalità dei lavoratori, si forniscono, di seguito, alcune indicazioni sulla base della normativa vigente”, così come accade per il prolungamento della prognosi.

Ma l’obbligo non è solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche dell’INPS: il dipendente deve comunicare, tramite la rettifica del certificato telematico, il venir meno della condizione morbosa di cui al rischio assicurato, presupposto della richiesta di prestazione economica all’Istituto.La rettifica non solo deve essere effettuata prima del termine della prognosi ma, “è necessario che intervenga prima della ripresa anticipata dell’attività lavorativa. Essa va richiesta al medesimo medico che ha redatto il certificato, riportante una prognosi più lunga”, continua l’ente guidato da Tito Boeri. In caso d’inosservanza l’Inps applicherà le sanzioni previste per le assenze ingiustificate alla visita di controllo.

In riferimento ai medici, coloro che rilasciano il certificato cartaceo, senza adempiere all’obbligo di invio telematico, la segnalazione all’ASL e le relative sanzioni sembrano essere inevitabili ai sensi dell’art. 55-septies del dlgs n. 165/2001 in base al quale l’inosservanza, se reiterata, può portare al licenziamento o la decadenza dalla convenzione.

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