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La lotta al nero si vince con i pagamenti digitali

Logo Italia Oggi Italia Oggi 15/04/2019 Pagina a cura di Antonio Longo
© ItaliaOggi

Se in Italia aumentassero i pagamenti digitali e diminuissero le transazioni regolate in contanti si ridurrebbe l'incidenza dell'economia sommersa e dell'Iva evasa rispetto al Pil, fino a toccare valori, rispettivamente, compresi tra l'11,8% e l'8,8% e l'1,6% e lo 0,4%. Grazie a tali riduzioni, si recupererebbero tra un minimo di 11,3 miliardi di euro e un massimo di 63,5 miliardi di euro di economia sommersa e tra 6 miliardi di euro e 28 miliardi di euro di Iva evasa. Sono le stime previsionali contenute nella quarta edizione del report «Cashless Revolution: a che punto siamo e cosa resta da fare per l'Italia», elaborato da The European House - Ambrosetti e dalla Community Cashless Society, che evidenzia come l'economia «non osservata» ammonti a circa 212 miliardi di euro, pari a oltre il 12% del prodotto interno lordo nazionale: 192 miliardi di euro sono generati dall'economia sommersa mentre la rimanente parte riguarda le attività illegali.

Gli scenari. Il rapporto, per avvalorare le stime delineate, prospetta tre possibili scenari sino al 2025 per valutare il contributo della diffusione dei pagamenti cashless alla riduzione dell'economia sommersa e del gap riguardante l'Iva. Lo scenario base poggia sull'ipotesi che la curva di accelerazione dei pagamenti elettronici in Italia sia analoga a quella osservata negli ultimi anni. Il secondo scenario, quello intermedio, si basa invece sull'ipotesi che nei prossimi anni verranno implementate maggiori policy a favore della Cashless Society e che l'ecosistema circostante sia caratterizzato da un'evoluzione tecnologica tale da spingere i cittadini a utilizzare maggiormente i pagamenti elettronici. In tale contesto, l'Italia potrebbe allinearsi ai valori attuali dei pagamenti cashless dell'Unione europea. Infine, lo scenario accelerato considera un elevato livello di penetrazione nel medio-lungo periodo dei pagamenti elettronici che prevede una curva di accelerazione basata sull'allineamento dei valori dei pagamenti elettronici all'attuale valore del best performer in Europa per numero di transazioni pro-capite, ossia la Danimarca.

La geografia del «nero». L'Italia è tra le 35 peggiori economie al mondo per incidenza del contante sul valore del Pil. Lo studio rileva che più dell'80% dell'economia non osservata deriva da sotto dichiarazione (45,5%) e da lavoro irregolare (37,2%), con oltre 3,7 milioni di unità di lavoro irregolare, pari al 15,6% del totale delle unità lavoro. Il settore dei servizi per la persona e per la casa occupa il primo posto in classifica in termini di generazione del sommerso. Altri settori che incidono, in modo significativo, sono il commercio (23,7%) e le costruzioni (22,7%). A livello geografico, è la Calabria che si posiziona al primo posto per incidenza dell'economia sommersa sul valore aggiunto regionale, con un valore pari al 21,2%, seguita da Campania (20,0%) e Puglia (19,1%). Tutte le regioni del Mezzogiorno si contraddistinguono per un'elevata incidenza del sommerso e su un basso utilizzo dei pagamenti digitali, mentre i primi tre best performer si trovano nel Nord Italia: Provincia Autonoma di Bolzano (10,7%), Lombardia (10,9%) e Provincia Autonoma di Trento (11,6%). Il report evidenzia, inoltre, che in termini di «Vat gap», ossia la differenza tra l'ammontare delle entrate Iva effettivamente riscosse e le entrate teoriche che si potrebbero riscuotere sulla base dei risultati economici, l'Italia, con un ammontare di 35,9 miliardi di euro, pari al 25,9% del totale Iva riscuotibile e al 2% del Pil nazionale, guida la classifica dei 28 Paesi dell'Ue. Nel Vecchio Continente il Vat gap ammonta a 147,1 miliardi di euro di cui circa un quarto generato dall'Italia. Negli ultimi 10 anni, il Bel Paese ha perso 390 miliardi di euro di gettito Iva. La velocità relativa dell'Italia nel processo di transizione cashless rimane più bassa rispetto a quella dei competitor europei. A tale velocità, e ipotizzando che gli altri Paesi rimangano fermi, l'Italia raggiungerebbe la media Ue attuale solo nell'anno 2040. Se, invece, anche gli altri Paesi si muovessero alla loro attuale velocità, l'Italia raggiungerebbe l'attuale media europea solo nell'anno 2110.

Le proposte. Il report prospetta quattro proposte per contrastare il sommerso attraverso l'incentivazione dell'utilizzo degli strumenti di pagamento cashless: introdurre l'obbligo di una percentuale minima obbligatoria di spese annue da sostenere con strumenti di pagamento elettronici per poter beneficiare della detraibilità dalle tasse, prevedere meccanismi che disincentivino comportamenti cash-based, a partire dall'attuazione del regime sanzionatorio per esercenti e professionisti che non accettano i pagamenti con Pos; e ancora, istituire un meccanismo cashless per la riscossione degli assegni sociali e degli assegni pensionistici, infine ridurre la soglia all'utilizzo del contante riportandola ai livelli pre-2016, quando era pari a mille euro, o inferiori, prevedendo un meccanismo di controllo per sanzionare coloro che non rispettino la norma. «Le evidenze dello studio non sono positive, l'Italia resta nelle retrovie del ranking europeo, la strada verso la modernizzazione e l'innovazione è ancora lunga ma è tracciata», commenta Francesco Luongo, presidente di Consumers for Digital Payments (C4DiP), «la filiera estesa della cashless society coinvolge 1.600 aziende e attiva 11,7 miliardi di euro di fatturato, 8,2 miliardi di euro di valore aggiunto e 21 mila occupati. Filiera che ha dimostrato grande vitalità, con trend positivi in termini di fatturato (+21%), valore aggiunto (+21%) e numero di addetti (+31%) che sono cresciuti a doppia cifra negli ultimi 5 anni».

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