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La pace fiscale? Porterebbe non più di 7,2 miliardi

Logo Italia Oggi Italia Oggi 12/06/2018 Giampiero Di Santo

La pace fiscale, la sanatoria annunciata dal governo gialloverde come soluzione per chiudere tutte le controversie tra cittadini ed erario e soprattutto per finanziare l'introduzione della flat tax, che costerebbe non meno di 50 miliardi di euro, potrebbe portare nelle casse dello stato al massimo 7,2 miliardi di euro riscuotibili in due anni. E' quanto sostiene Tommaso Di Tanno, tributarista ed ex consulente dei governi di centrosinistra, in particolare di quello guidato da Massimo D'Alema, in un articolo pubblicato dal sito la Voce.info. Secondo Di Tanno, "da settimane di parla di flat tax e si discetta sui costi, oltreché sui benefici, che porterebbe. L’ordine di grandezza – pur nelle sue variegate versioni – perlopiù gira intorno alla cifra di 50 miliardi di euro. Se ne ipotizza la copertura, quantomeno in sede di prima applicazione, con i proventi della cosiddetta. pace fiscale. Il tributarista spiega che la “pace è ipotizzata nell’Atto camera n. 3170 del 15 giugno 2015, presentato dall’on. Massimiliano Fedriga e altri, che propone sia l’adozione della flat tax che la sua copertura grazie al saldo e stralcio delle posizioni di una specifica fascia di contribuenti in incaglio presso la società Equitalia e l’Agenzia delle Entrate”.  Secondo quel progetto di legge, i contribuenti desiderosi di chiudere la partita debitoria con il Fisco dovrebbero versare tra il 6 per cento di quanto dovuto per imposte, sanzioni, interessi e accessori, qualora non posseggano alcun immobile e  abbiano dichiarato un imponibile Irpef inferiore a 18 mila euro. Aliquota che salirebbe al al 10 per cento ove si possegga un solo immobile (gravato da mutuo ipotecario) adibito ad abitazione principale e il reddito dichiarato nell’ultimo anno sia inferiore a euro 24 mila. In tutti gli altri casi l’aliquota sarebbe del 25 per cento, fino a un massimo di 200 mila euro per l’importo dovuto al Fisco. Di tanno spiega che "tanto la proposta Fedriga quanto il programma delle Lega valutano il gettito aggiuntivo in 60 miliardi. E ciò nella considerazione che i crediti vantati da Equitalia-Riscossione ammontano a 1.058 miliardi (per imposte e contributi Inps), dei quali peraltro, quelli considerati suscettibili di riscossione (dai proponenti) varrebbero circa 650 miliardi". Ma il tributarista sottolinea che Ocse e Fondo monetario internazionale, in analisi commissionete dal ministero dell'Economia italiano, hanno sottolineato già nel 2015 come  l’ammontare del credito iscritto nei libri di Equitalia fosse largamente sovrastimato per mancate cancellazioni di somme del tutto inesigibili e pervenivano alla constatazione che l’importo più credibile cui riferire la valutazione del potenziale incasso fosse dell’ordine di 51 miliardi. "Importo, peraltro, già in qualche misura intaccato dalla rottamazione delle cartelle esattoriali (decreto legge 193/2016)", nota ancora Di Tanno,  e che "ha già dato luogo a incassi (per circa 4 miliardi) e previsione di ulteriori incassi (per circa 2,5 miliardi)". Insomma, la potenziali riserve di risorse dalle quali si potrebbe attingere si sono già ridotte "di circa 10 miliardi (quindi da 51 a 41 miliardi)". Con il risultato che anche se si "applicasse l’aliquota massima del 25 per cento all’intera platea di debitori e questi aderissero all’unanimità alla pace offerta (ipotesi statisticamente inesistente) si perverrebbe a contabilizzare un introito di 10,25 miliardi pagabile, peraltro, in due anni". Cifra che supererebbe comunque quella indicata nelle "valutazioni, peraltro assai approfondite, condotte in sede di varo della cosiddetta rottamazione (che prevede, comunque, il versamento di un importo pari all’intera imposta con rinuncia a sanzioni e interessi), tanto nella Relazione tecnica allegata alla proposta di conversione in legge del Dl 193/2016 presentata alla camera (AC n. 4110 del 24 ottobre 2016) quanto nella successiva relazione presentata poi in senato (AS n. 2595 del novembre 2016). Si parte, in questo caso, dalla ricostruzione di un credito potenziale di 793 miliardi (fra imposte e contributi sociali); si ipotizza un tasso di adesione medio dell’1,30 per cento e si perviene così alla cifra finale di 7,2 miliardi (fra imposte e contributi Inps): riscuotibile in due anni. Si tratta di un importo vicino, ancorché al momento financo superiore, a quello che le previsioni più aggiornate situano intorno ai 6,5 miliardi". In conclusione, secondo Di Tanno, "è ben possibile ipotizzare che un provvedimento assai appetibile come la pace fiscale possa raschiare il fondo di un non esausto barile. Ma che la raschiatura possa portare importi anche solo lontanamente avvicinabili alla cifra di 50 miliardi, cui si aspira per coprire il buco che verrebbe a crearsi con la flat tax, appare davvero insostenibile". 

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